Quanto è difficile parlare delle vittime di Orlando

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Dolore per le vittime di Orlando

Non credo ci sia bisogno di fare premesse su quanto accaduto a Orlando. Siamo tutti venuti a conoscenza dell’attentato avvenuto in un locale gay della città americana e dello spaventoso numero di morti e feriti. In un confuso vociare fatto di congetture e accuse, si distinguono forti le tesi della motivazione religiosa e dell’omofobia, ma in entrambi i casi sento di non riuscire comunque a trovare una spiegazione esaustiva per quanto accaduto. L’unico aspetto di questa vicenda che mi sento di affrontare è l’estrema deumanizzazione a cui le vittime sono state sottoposte: qualunque “ragione” ci sia dietro e comunque la si veda, pare che a essere stati uccisi siano degli omosessuali e non delle persone.

In queste ore si sono alternati tantissimi interventi di cordoglio che hanno voluto esprimere il proprio sostegno in maniera specifica alla comunità LGBT. Ciò che mi chiedo oggi è se questo sia giusto. Sì, è senza dubbio necessario ricordare che se queste persone sono morte è perché qualcuno li ha visti non come esseri umani ma come depravati ed è un aspetto che va sottolineato il più possibile per farci capire quanto lontano la follia omofoba possa spingersi e quali possono essere le conseguenze di una cultura di non-accettazione largamente condivisa. Quello che non dobbiamo dimenticare, però, è che non sono stati solo gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, queer di tutto il mondo a essere colpiti dalla vicenda; è stata l’umanità intera. Dobbiamo urlarlo. Dobbiamo urlare a tutti che le vittime erano prima di tutto persone e che non si può dimenticare che la comunità LGBT(QIA+) non è semplicemente il gruppo d’appartenenza di chi non è etero o cisgender, ma di chi crede ancora che le differenze, pur esistendo, non contano nulla.

Come etero e ally, mi sento estremamente colpita dalla vicenda. Anche io avrei potuto essere in quel locale e avrei potuto non perché gay, ma perché sono libera di sentirmi inclusa nella comunità anche se etero cisgendersoprattutto se etero cisgender. Sono anche io parte della comunità perché sono umana e perché sento che il mio supporto è essenziale e può fare la differenza. Non dobbiamo mai dimenticare che a essere sparati non sono stati dei “froci di merda” ma delle persone libere ed è per queste che provo dolore.

Ciò che ha provocato quella follia omicida è proprio il non essere andati oltre l’orientamento sessuale. Ecco cosa genera l’omofobia: cecità. Allora mi interrogo su quale sia il modo più adatto per parlare delle vittime di Orlando. Mi chiedo se sia più importante sottolineare che erano in un locale gay (e che probabilmente una grande maggioranza dei presenti era dunque omosessuale) o semplicemente ricordare chi erano realmente, le loro vite spente, i loro cuori ormai fermi.

Credo che non sia facile trovare una risposta. Forse vedere dell’altro solo il proprio orientamento sessuale non è così diverso da ciò che l’attentatore stesso ha fatto, cioè deumanizzare prima che uccidere ed essere così portati a vedere la strage come un grave attacco alla libertà, al rispetto, all’amore (in ogni caso, a qualcosa di astratto) e non a delle vite concrete. D’altra parte, è importantissimo ricordare quanto ancora oggi le nostre (irrilevanti) differenze vengano fortemente percepite come motivo d’odio, per esserne consapevoli e opporci a questa realtà. Questi però non sono i morti di una minoranza o di un simbolo invisibile, sono di tutti: delle famiglie, degli estranei, degli amici, perfino degli omofobi, che spero in questi giorni si stiano interrogando sul frutto del loro odio e abbiano compreso che qui non si tratta di minacciare uno stile di vita, ma la vita.

Questa riflessione però, pur non potendo fornire una verità definitiva, vuole lasciare spazio a un sentimento: la fratellanza. Oggi l’umanità ha cinquanta vite in meno, cinquanta vite che avevano ognuna lo stesso valore della mia, della tua. Non dimentichiamolo. Almeno noi.

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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