Sai cos’è che mi peserà di più? La tua mancanza

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Scena madre-figlia tratta dal film Anywhere but here

Scena madre-figlia tratta dal film Anywhere but here

Sono seduta sul letto e rifletto, con una canzone degli Oasis in sottofondo, che mi culla e che parla del restare, del non andare via. Rifletto e mi accorgo che sto sfogliando distrattamente delle foto, ma a un certo punto la distrazione lascia spazio alla malinconia. Davanti ai miei occhi ci sono io, soliti capelli ricci e arruffati, solito sguardo vispo e sorridente, occhiali di Barbie per cui chissà quanti capricci avevo fatto. Seduta tra i miei genitori, alla festa del mio sesto compleanno. Nel tempo che è trascorso sono cambiate parecchie cose e chissà quante altre ne cambieranno.

Basta scorrere un altro po’ ed ecco che l’espressione del cambiamento diventa lampante, rappresentata dalla stessa medesima foto: sempre io, solito sguardo vispo e sorridente, soliti capelli ricci e arruffati ma lineamenti più adulti e niente occhiali di Barbie a incorniciare gli occhi, alla festa dei miei diciotto anni, seduta di fianco a mio padre. Manca qualcosa, manca lei, manca perché è andata via – mi piace dire così – qualche anno fa.

È buffo ma è così, gli Oasis pregano di restare e io guardo le foto di chi non c’è più.

Non che io sia arrabbiata con qualcuno in particolare, si può essere arrabbiati con la vita? Quella vita che a un certo punto decide per te, sceglie di stravolgerti i piani, i programmi, le abitudini, tutto.

La perdita di mia madre ha significato molto per me, ha determinato il mio carattere e lo ha temprato. Mi ha resa più forte ma al contempo più debole, più esposta ai cambiamenti, alle difficoltà, alle paure. Mi ha resa donna e bambina al tempo stesso, da una parte la me che tenta di rialzarsi, di dimostrare a se stessa che la vita è una strada in salita ma che c’è ancora molto cammino da affrontare, dall’altra la me che se ne sta rannicchiata in un angolo della sua camera, che piange disperata perché non sa dove andare, cosa fare, cosa dire.

Questa vuole essere una lettera a cuore aperto, una lettera a tutti quelli che sono passati per la stessa strettoia travagliata, che forse ci passeranno a breve, che, inevitabilmente, ci passeranno in futuro.

Sembra banale, ridicolo, paradossale e quasi antipatico ma: la morte fa parte della vita. Farsene una ragione non servirà, vivremo tutti con il terrore di perdere chi ci è caro, chi amiamo, chi rappresenta per noi un punto fisso. Capire che quel dolore può essere utile invece è fondamentale, necessario, assolutamente imprescindibile. Non è semplice trasformare la rabbia in forza, canalizzare tutta la propria attenzione a dare il meglio, comprendere che il passo successivo è alzarsi e combattere, ma ci si può riuscire.


È sempre lì perché a volte sento che mi lascio guidare dai suoi insegnamenti, anche se magari lo faccio involontariamente


Generalmente parlo poco di lei, di me, di me e di lei. Non perché mi faccia male, amo raccontare al mondo di quanto fosse meravigliosa, solare, forte: una leonessa; ma solo perché non voglio seccare gli altri con discorsi che, alla fine, dopo un po’ possono anche annoiare. Oggi ho deciso di farlo per me stessa e anche per tutti quelli che l’hanno conosciuta o che non ne hanno avuto l’occasione. Era una donna fantastica, sempre piena di energie, che nonostante tutto il dolore ha sempre sorriso, non perché indossasse una maschera ma perché si è sempre aggrappata alla vita, lottando con le unghie e con i denti. Devo a lei quello che sono diventata oggi, perché mi ha mostrato come si fa a non perdersi d’animo davanti alle difficoltà, dato che nessuna di queste è insormontabile. Era sempre lì, pronta a fare tutto per noi e pur di vederci felici, a volte, ha anche rinunciato alla sua, di felicità. In realtà per me è sempre lì, anche se non parla, anche se il corso delle cose ha fatto sì che cambiassi idea su certe questioni che riguardano la spiritualità, anche se non posso toccarla o percepirla fisicamente. È sempre lì perché a volte sento che mi lascio guidare dai suoi insegnamenti, anche se magari lo faccio involontariamente; è sempre lì perché lo sento, lo percepisco con i sensi e con la mente.

Le persone non ci lasciano, restano impresse dentro di noi, è questa la cosa meravigliosa della vita, l’altro lato della medaglia. Non diventano solo lapidi e ossa, perché c’è qualcuno che quelle lapidi le ha fatte scolpire, come direbbe Foscolo, proprio per lasciare un ricordo di quando sono passate per questa vita, di quando hanno calpestato lo stesso pavimento, della stessa casa, della stessa stanza, in cui camminano ora quelli che sentono la loro mancanza e che hanno fatto sì che quella lapide ci fosse. Le persone lasciano un segno dentro chi è stato lì con loro, a gioire con loro, a piangere con loro e a soffrire con loro. Ecco perché è fondamentale, meraviglioso e spettacolare avere dei ricordi, per nutrirsi di essi in ogni singolo istante in cui ci diciamo che ci sentiamo soli, che non riusciamo a procedere perché la vita ci mette davanti degli ostacoli.

Ho scritto tutto questo per ricordarmi di lei, ma non solo. Perché, anche se, citando uno dei miei poeti preferiti, “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino”, quel vuoto io l’ho riempito, di sensazioni e di sentimenti, a volte anche di paure e di ansie, ma ho capito che andava fatto per passare avanti, sempre a testa alta, esattamente come lei avrebbe voluto, esattamente come qualsiasi altra persona, che ci guarda da un punto non meglio definito dell’esistenza, vorrebbe per chi ha amato, ama e amerà sempre.

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Marianna L. di Lucia

Marianna L. di Lucia

20, lettrice accanita, amante del cinema, aspirante giornalista, studentessa di lettere, innamorata delle parole.

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