Abbiamo testato Pokémon Go ed ecco cosa (non) ci ha convinto

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Gli allenatori che hanno testato Pokémon Go

Gli allenatori che hanno testato per noi Pokémon Go

Esattamente vent’anni fa, Nintendo pubblicò il primo videogioco dei Pokémon e iniziò uno dei franchise più fruttiferi di tutti i tempi. Erano gli anni Novanta e ci ricordiamo come fosse ieri quando molti dei nostri genitori ci proibirono di avere un Game Boy, perché, a detta loro, “saremmo rimasti chiusi in casa tutto il giorno a giocare”. Oh, l’ironia: vent’anni dopo, i Pokémon tornano con un gioco che costringerà tutti a uscire di casa, socializzare e persino tenersi in forma.

Pokémon Go non è il nuovo capitolo nella serie dei videogiochi dedicata a queste bizzarre creature, bensì un’app a realtà aumentata che ti consente di essere ciò che da piccolo avresti sempre voluto diventare: un allenatore Pokémon.

Tra battaglie, palestre, Pokémon nascosti nei posti più strani della città e la possibilità di fare check in vicino a monumenti importanti, è inutile dire che è il gioco più in voga del momento. Per questo motivo, a tre giorni dalla pubblicazione “non ufficiale”, Parte del Discorso ha organizzato un meeting con i primi giocatori di Pokémon Go: l’abbiamo testato, ci siamo conosciuti e alla fine della giornata, tra una chiacchiera e l’altra, abbiamo scoperto cosa va e cosa non va nel gioco.

Cronaca di un’adulta di sette anni

Il punto di ritrovo è di fronte al Palazzo Nazionale della Cultura (NDK) a Sofia, in Bulgaria e le nostre aspettative vengono superate: considerando che il gioco è uscito da pochi giorni, veniamo accolti da più dieci persone pronte a girare la città in cerca di Pokémon.

Dopo le prime presentazioni, la domanda fondamentale è quasi ovvia: di che team facciamo parte. Perché una delle caratteristiche interessanti del gioco è la possibilità di rendere la città il tuo territorio, conquistando palestre e rinforzandole. Le prime tensioni (amichevoli) iniziano quando metà del gruppo si rivela essere Team Giallo, mentre l’altra metà Team Rosso.
Per evitare di scavalcarci, decidiamo di conquistare solo le palestre Blu, dimenticandoci inizialmente che, nonostante ciò, ci sarà una certa rivalità nel decidere i team che la rivendicheranno dopo la battaglia.

Primo pit stop per gli allenatori, intenti a conquistare una delle palestre del parco

Primo pit stop per gli allenatori, intenti a conquistare una delle palestre del parco

Pronti, partenza, via: dopo aver controllato l’area per Pokémon nuovi, ci dirigiamo a piedi verso uno dei parchi più grandi di Sofia, certi di trovare pane per i nostri denti. Con la possibilità di poter schiudere delle uova Pokémon grazie al contapassi dell’app, molti di noi riescono ad avere nuove entrate alla nostra collezione.
I tempi di camminata, ovviamente, sono alquanto lenti: la gente fa un uso costante del cellulare e non si guarda intorno, costringendomi a controllare che qualcuno non finisca in mezzo alla strada.

Consiglio spassionato: procedete senza guardare l’app, se non per vedere se la distanza da un Pokémon si accorcia. Con la modalità silenzioso, ogni volta che ne appare uno riceverete una breve vibrazione, permettendovi di catturarlo senza finire in mezzo ai binari di un treno.

Ciò che segue può considerarsi un ossimoro: nonostante tutti siano impegnati a catturare Pokémon, ognuno di noi socializza senza sosta. Entro la fine della giornata, quasi tutti sanno qualcosa dei nostri compagni di gruppo. Alcuni di noi si sono scambiati il numero, mentre altri sono usciti per una birra dopo il meeting. Alcuni si stanno ancora vedendo, mentre altri hanno chiesto di organizzare un altro raduno. Come da piccoli, la passione per i Pokémon unisce.

Facciamo un po’ i conti

A fine giornata è doveroso porre qualche domanda sul gioco. Ognuno ne è rimasto entusiasta, ma alcuni di noi hanno idee ben chiare riguardo alla sua esecuzione.

«Per me è un bel gioco, ma non mi convince il non poter aggiungere amici e scambiarci i Pokémon, come nella versione originale» dice Guido, italiano residente a Sofia. «E anche l’assenza di un tutorial decente non mi piace. La prima volta che sono andato vicino a un Pokéstop l’unica cosa a cui ho pensato è stata “Okaay, un monumento!”».
«E la batteria. Non posso andare in giro senza una power bank» aggiunge Noël, olandese.

Per quanto riguarda i pro meno evidenti, Toni, bulgara, ha una soddisfazione che riuscirà a togliersi grazie a Pokémon Go: «Viene fuori che alla fine del mese non mi servirà nemmeno andare in palestra, via l’abbonamento. È la volta buona che mi metto in forma!».

Pokémon Go è unico nel suo genere e non ha niente da invidiare agli altri videogiochi di augmented reality. L’’unico punto da seguire religiosamente? Essere cauti e non essere impulsivi nel gironzolare con il telefono in mano. Anche se si chiama Pokémon Go e non Pokémon Stop.

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Denni Galliussi

Denni Galliussi

Ventun'anni di "è intelligente ma non si applica", studentessa precaria residente in Bulgaria. Ama la musica, il cinema e la lettura. A volte cerca di scrivere e fallisce miseramente, ma continua a farlo nonostante tutto. Conosciuta anche come la Max Black dei poracci, è felicemente fidanzata con una bottiglia di Tequila Silver.

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