ARISA Live @ Teatro Carcano (MI) – La Milanesiana

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Io non recensisco cose che non mi piacciono per cui, mia cara Arisa, mettiti l’anima in pace. Lo spettacolo di ieri sera (il 14 luglio, ndr) è stato una bomba.

Ah, giusto. Io sono una di quelle sedute che scrivono le recensioni e i nostri occhi si sono incrociati un paio di volte e porca vacca quanto sei brava.

Ok. Ora che abbiamo chiarito il punto principale e che entrambe siamo consapevoli della nostra momentanea felicità, includiamo un po’ anche gli altri lettori in questo dialogo.

Ieri sera c’è stata la seconda data di questo fantastico Tour al teatro Carcano. Questo teatro, per me che sono una provinciale, è il nostalgico ricordo delle gite di quinta superiore a vedere l’Amleto recitato da Lella Costa, o degli innumerevoli spettacoli (persi) per le svariate sessioni d’esame. La Milanesiana, invece, è stato il mio primo approccio al mondo pettinato (però no, non c’entra nulla il fatto che io abbia cambiato taglio di capelli). Quindi, direi che possiamo unire una manciata di ricordi, una coppia di signori che a settant’anni ancora hanno il coraggio di amarsi, single col collo in alto che cercano la preda, famiglie non numerose ma calorose e un biglietto in fila nove posto sette; basta questo a farmi ritrovare in un cocktail di emozioni.

Arisa, sei bella.

E non perché io sia nella posizione di giudicare un outfit o la bellezza oggettiva di una donna. Arisa è bella perché sorride, e quando sorride la balconata in un’istante si avvicina e ci stringiamo tutti in un abbraccio lungo il tempo di una canzone.

Il concerto inizia con una band al completo, lei emozionatissima e il pubblico che canta – lasciandole l’onore di arrivare a quelle note tanto in alto che forse a me servirebbe una scala, nonostante il mio metro e settantasette di altezza.

Scende dal palco senza inciampare (anche questo denota talento considerando la gonna, i tacchi, il buio e gli scalini) e si avvicina al suo pubblico. Questo è il posto in cui stasera si sente più a suo agio, tant’è che tra le righe ci confessa di voler sposare Lorenzo, di voler diventare mamma e di essersi un po’ stufata – perché, parliamoci chiaro, è bello vedersi, eh, ma magari dietro a un caffè e non nello stress più totale sotto ai riflettori.

Arisa è un talento di cui non ci si accorge mai abbastanza

Forse la recensione non l’avrei neanche scritta stasera, considerando che ero lì per le foto, ma non mi interessa. Ti meriti queste parole e altre duecentomila che non saranno insulti, “brava però sai…” e neanche critiche. Anzi sì: ti critico.

Ti critico perché è impossibile, nel 2016, reggere due ore di spettacolo, la metà della quale passata a cantare a cappella, ed essere umile, simpatica, gentile, onesta. O meglio, è possibile ma inaccettabile che il mondo non se ne accorga. Oppure il mondo se ne accorge ma mai abbastanza, e questo mi fa davvero incazzare. Perché ti sei trovata, neanche troppo tempo fa, nella posizione di dover giudicare talenti quando il vero talento sei tu. Sei tu ad avere un alfabeto di factor che fanno di te la donna che sei, quella che umilmente chiama il proprio fidanzato sul palco e lo bacia, gli dedica una canzone mentre lui è seduto su uno sgabello. La donna che con le braccia sul cuore guarda il pubblico e lo invita ad amare perché, sempre parlandoci chiaro, senza amore dove si va?

E quindi, niente, grazie.

Grazie a te, ai musicisti, ad Andrea D’Alessio, lo staff, Lorenzo, Elisabetta Sgarbi e al pubblico che insieme a te mi ha fatto dimenticare per centoventi minuti che le zanzare esistono e che può scoppiare in un attimo il sole, tutto quanto potrebbe finire, ma l’amore, ma l’amore no.

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Mary Del Vecchio

Mary Del Vecchio

Scrive la colonna sonora della sua vita mentre lavora al pc e si riprende dall'allenamento - facendo una foto al tramonto. Milanese di origini non troppo nordiche, appassionata di fotografia e musica. Passando per l'Idroscalo di Milano con molta probabilità la vedrete cadere mentre fa canottaggio. Studia Sicurezza Informatica, è esperta del nulla e curiosa di tutto. Spinta dalla curiosità e dal bisogno di conoscere più posti e persone possibile, aspetta i 27 anni per capire se è davvero una rock star.

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