Cinebossy #03 – Boys don't cry

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Cinebossy #03 – Boys don't cry

Cinebossy #03 – Boys don’t cry

Ci sono film che mettono a dura prova l’osservatore e che sono difficili da guardare fino in fondo senza mai distogliere lo sguardo dallo schermo. Film che ti offuscano la vista dalle lacrime, sui quali è difficilissimo pensare o dire qualcosa, figuriamoci scriverci una recensione. Boys don’t cry, il film proposto questo mese da Cinebossy, è infatti un film difficile. Affronta tematiche che, ahimè, sono difficili, e scrivo questo da spettatrice diciannovenne che ha guardato la pellicola 17 anni dopo la sua uscita.

Il film narra la storia di Brandon Teena (Hilary Swank), all’anagrafe Teena Brandon, un ragazzo nato nel corpo di una donna che, usando parole sue, sta avendo una “crisi di identità sessuale“. In cosa si manifesta questa crisi? Fasce strettissime sul petto per nascondere le forme del seno, taglio di capelli mascolino, vestiti larghi e per niente femminili, e un’imbottitura più o meno improvvisata nei boxer. Insomma, più che in crisi, Brandon sembra avere le idee abbastanza chiare sulla sua sessualità: non si sente donna, né è attratta dagli uomini. Questa sua apparente sicurezza tuttavia non l’aiuterà a sentirsi accettata abbastanza da confessare ai suoi nuovi amici, o addirittura a Lana (Chloë Sevigny), la ragazza di cui è innamorata, di essere (biologicamente) donna. Proprio da queste sue bugie si svilupperà un crescendo di tragici equivoci che sfoceranno in una brutalità tale da far accapponare la pelle anche allo spettatore più glaciale.


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La pellicola riesce perfettamente a illustrare il senso di paura, confusione e ribrezzo che talvolta provoca il “diverso” in alcuni individui. La madre di Lana, in una scena del film, parla di Brandon utilizzando in senso dispregiativo il pronome “it”, che si usa in inglese per parlare di oggetti e animali, a indicare la sua incapacità di comprendere, e quindi accettare, la sua condizione di transgender. Anche lo sceriffo, in un’emblematica scena del film, piuttosto che adempire al suo dovere di funzionario imparziale si lascia trasportare dalla curiosità (o forse dal pregiudizio) verso le scelte di vita di Brandon, distogliendo così l’attenzione dai tragici eventi che l’hanno vist0 protagonista.

Boys don’t cry ha a mio avviso diverse debolezze, e in alcuni punti manca di verosimiglianza (la trasposizione è basata su eventi realmente accaduti, ma non rimane fedele a ogni aspetto della vicenda di cronaca). [#SPOILER ALLERT: ON#] L’ingenua impassibilità di Lana nello scoprire che il ragazzo di cui è innamorata e con cui sta per avere un rapporto sessuale è in realtà una donna, ad esempio, o la totale disinibizione di Brandon al contatto carnale con la sua ragazza subito dopo aver subito una ferocissima violenza psicologica e sessuale. [#SPOILER ALLERT: OFF#] D’impatto sono invece le performances degli attori, in particolare quella della Swank, che le fa vincere il suo primo premio Oscar alla Migliore Attrice nel 2000, e quella di Peter Sarsgaard, a tratti da brividi.

Un film, insomma, con molti punti di forza e altrettante debolezze, ma profondamente educativo e toccante, crudo e impegnativo allo stesso tempo. Una storia di audacia e coraggio che descrive la forza di essere se stessi fino in fondo, senza scendere a compromessi piegandosi alle convenzioni sociali. Da guardare a cuore aperto e possibilmente con un pacchetto di Clinex a portata di mano.


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Federica Montella

Federica Montella

Fef vive in Irlanda, ma ama moltissimo il suo Paese, tanto che ogni volta che ci torna ci lascia un pezzettino di cuore (ma in compenso guadagna 3-4 kg). Ha vissuto nei Paesi Bassi senza saper andare in bicicletta e in Spagna pur odiando il rumore. Ama viaggiare, leggere, scrivere, comprare cd, collezionare plettri, il cocco, la birra e i cani. Studia giornalismo, ma è ancora incerta circa la sua vocazione. Vorrebbe vivere lungo abbastanza da assistere all'invenzione del teletrasporto; sogna di esplorare ogni angolo dell’universo, andare a tutti i concerti dei suoi artisti preferiti, mangiare quantità industriali di pizza senza ingrassare.

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