Gomorra 2 a mente fredda

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Gomorra 2

Vi sembrerà strano, ma il mio approccio con le serie tv, spesso e volentieri, è diverso dal solito: non mi dispiace affatto aspettare la fine di un’intera stagione o, in certi casi, di un’intera serie, per poi godermi tutti gli episodi in una maratona di qualche giorno. Col tempo ho notato che l’hype generale, paradossalmente, aumentava durante la maratona, riuscendo a mantenere un livello di lucidità tale da seguire in maniera ottimale la storyline, la regia, la sceneggiatura e tutto ciò che vi ruota attorno. Anche per Gomorra 2 ho deciso di aspettare la fine della stagione per spulciarmela con comodità e devo ammettere che sono rimasto colpito sotto molteplici aspetti, tutti frutto di altrettante riflessioni. Vi avviso, occhio agli spoiler.

In primo luogo, Genny Savastano (Salvatore Esposito): idolo indiscusso della prima stagione, qui il personaggio muta ancora una volta. La mina vagante sembra aver deciso di mettere la testa (finalmente) al suo posto ed è determinata ad assumere il pieno controllo della sua vita. Se ne infischia degli affari di famiglia, del padre, degli amici e di Secondigliano, perché l’unica cosa che conta per lui, adesso, sono sua moglie, suo figlio e il loro futuro assieme. Complessivamente meno presente in scena rispetto al passato, ha saputo convincermi. L’unica cosa che continua a farmi storcere un po’ il naso è la scelta stilistica del dialetto napoletano, ovviamente indispensabile, ma che su di lui non è il massimo. Avrei preferito l’italiano in alcune scene dove, vista la maturazione del personaggio, il dialetto era senz’altro superfluo. Cosa mi ha colpito di più? La sua determinazione.

La Marinella di Gomorra 2 vicinissima alla realtà

Ad avermi trafitto come una freccia nel cuore è stata la storia di Marinella (Denise Capezza): certo, una storia secondaria, senz’altro, ma non è diversa dalle centinaia di storie reali, purtroppo, di ragazze che si trovano a vivere i fatti narrati durante questa seconda stagione. A mio avviso va precisata una cosa: Gomorra è una serie-tv e in quanto tale romanza i fatti narrati per renderli più adatti a una piacevole visione su schermo. Tuttavia, la sua grandezza sta nel fatto che l’intero universo creato da Stefano Sollima non è poi così distante dalla realtà, anzi. Proprio poco fa, ad esempio, leggevo un articolo pubblicato su Napolitan.it dedicato a una ragazza che si è trovata a vivere le stesse vicende vissute da Marinella. Quest’ultima è segregata in casa della suocera Scianel (Cristina Donadio), trattata come una serva, in attesa della scarcerazione del marito Lelluccio (Vincenzo Pirozzi). Una Cenerentola senza sorellastre, insomma. La speranza è riposta in Mario, autista fidato della boss, con il quale la ragazza incomincia una relazione segreta.

I due, assieme, rappresentano quel poco di umano che può esserci nella vita della moglie di un camorrista in carcere: aveva dimenticato ogni tipo di affetto, di amore o di relazione a causa dell’oppressione della suocera e Mario è l’unico che potrebbe riuscire a ricondurla alla vita che merita. Eppure questa Donna, lo ammetto senza vergogna alcuna, ha più attributi di me. Riesce in primis a sopportare tutto ciò per 7 anni (e già qui proclamatela Santa ad honorem) e secondariamente a scappare da questa tortura non prima di aver affrontato a testa alta marito e suocera, i quali le avevano strappato via la vita del suo vero amato.

La storia di Marinella ripercorre quella di Angela Bertucca, moglie del boss Rocco Anello, a testimonianza della realtà nascosta dietro tutto ciò che è raccontato nella Serie. Mi è dispiaciuto molto non aver visto su schermo la rinascita dalle ceneri in cui giaceva questa meravigliosa fenice, ma posso ritenermi soddisfatto dall’averla vista scappare libera, finalmente, a braccia larghe, come se stesse spiccando il volo. Di Marinella è stato senz’altro il suo coraggio ad avermi colpito di più.

Ciro, un uomo (e padre) distrutto

Anche Ciro Di Marzio (Marco D’Amore) merita una sezione per sé. Il suo personaggio segue un percorso del tutto in discesa: a inizio stagione, sbarazzatosi di Salvatore Conte (Marco Palvetti) e con l’Alleanza da lui saldata al suo fianco si sente degno del suo soprannome, l’Immortale. Poi, man mano che il buon Don Pietro Savastano (Fortunato Cerlino) fa fuori tutti gli Scissionisti il caro Ciro inizia a manifestare i primi segni di cedimento, di paura e di tensione che culmineranno nella morte della figlia. È a questo punto che abbiamo davanti a noi un uomo veramente distrutto.

Una volta, un saggio disse: “Se privi un uomo dei suoi figli, non gli lasci null’altro da perdere”. Sicuramente fu ispirato da Marco D’Amore che è riuscito divinamente nell’impresa di far emergere tutti i sentimenti del suo personaggio in ogni singola scena. Interessante è, d’altro canto, il parallelo che può essere compiuto tra l’uccisione nella prima puntata della moglie Deborah (Pina Turco) per mano dello stesso Ciro e la morte di sua figlia Mariarita nell’ultima puntata per mano del tirapiedi di Savastano, Malammore (Fabio De Caro). Più che di Ciro, ho apprezzato i passi da gigante che ha compiuto Marco D’Amore nell’interpretazione del suo personaggio. Migliorare qualcosa di un livello già elevato non è affatto semplice.

Avendo seguito la serie dopo il rilascio ufficiale, ho assistito anche alla valanga di critiche sopraggiunte a Fabio De Caro e in generale alla serie per la crudeltà di determinate scene. A mio avviso, non va mai dimenticato che gli attori sono attori e trovo a dir poco stupido dar la colpa a un attore per una scena troppo cruda interpretata in un film o una serie tv perché, fondamentalmente, non ha colpe. Lui interpreta un ruolo, non la sua vita reale che, grazie al cielo, si discosta anni luce da quella fittizia. È come se volessimo criticare Ash per non aver mai dato la Pietratuono al suo Pikachu: lui che può farci?

In conclusione, questa seconda stagione non mi ha lasciato l’amaro in bocca, ma un gigantesco hype per la terza. Siete d’accordo con me?

P.S.: Sia chiaro, Ash rimane un cretino, eh.

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Elio Buglione

Elio Buglione

Elio ha tre grandi passioni: la musica, la fotografia e viaggiare. Ha i capelli sugli occhi, ma dice di vederci bene... Nessuno sa come fa. Nel tempo libero, suona la batteria come farebbe un bambino di otto anni.

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