«Mi è mancato quel pizzico di coraggio in più»

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Louis Garrel in The Dreamers

Louis Garrel in The Dreamers

Ho iniziato il mio quinquennio in uno squallido e decadente istituto tecnico della Leonessa d’Italia pieno di speranze e buoni propositi.

Mi sono presto reso conto che i miei compagnetti non erano altro che persone fatte con lo stampo, una uguale all’altra, dall’abbigliamento alle opinioni; mi sono presto accorto che la situazione era molto molto triste e così mentre i professori man mano nei primi giorni non facevano altro che continuare a farsi ripetere i nomi in un inutile e disperato tentativo di impararli, notavo che il mio nome veniva imparato quasi subito.

Ero la voce un po’ fori dal coro, un rivoluzionario, un rompiscatole per alcuni, quello che protestava sempre per altri.

Ho passato cinque anni a scontrarmi con i professori esponendo le mie idee con forza, spesso arroganza, ma non mi sono mai tirato indietro. Il mio essere di sinistra si è sempre scontrato con i professori di destra e anche con quelli di sinistra perché per loro ero (e sono) troppo a sinistra.

Ho sempre ritenuto che i professori sono una massa di pecoroni avulsi dal mondo reale, chiusi nella loro bolla chiamata “scuola” che non ha nulla di reale, anzi, sembra un reality show dove se ce la fai passi di livello e dopo il quinto vieni nominato, affronti l’ultima prova e se la superi hai vinto.

Ho sempre detto queste cose in faccia a diversi professori procurandomi visite in presidenza, brutti voti per ripicca… Ma non ho mai mollato di un metro, ho sempre tenuto duro, studiato poco quello che ritenevo inutile (e che effettivamente lo era) e messo tanta passione in quello che, ad oggi, è diventato il mio lavoro.

All’esame orale di maturità sono entrato sereno sapendo che avrei dovuto, per l’ennesima volta, scontrarmi con la professoressa di italiano. Così è andata nonostante la disperata richiesta della mia professoressa di intavolare una discussione serena seppur basata, come era ovvio che fosse, su opinioni differenti, per non far innervosire i commissari esterni.

A conti fatti sono uscito con un immeritato 77 dal punto di vista delle competenze acquisite ma probabilmente avrei meritato di più per la passione e l’energia che ho messo nell’esprimere le mie idee su quasi tutti gli argomenti trattati.

L’unico rammarico che ho ad oggi è di non aver osato di più, di non aver difeso le mie idee fino in fondo cercando un po’ di pararmi il culo in vista di interrogazioni o altro.

Il mio resoconto finale delle scuole superiori è molto negativo, li reputo cinque anni sprecati a perder tempo sul passato senza mai guardare al futuro, a noi giovani e a quello che ci aspetta sia nella nostra vita professionale che personal-culturale. Non rimarrà altro che qualche sbiadito ricordo di quegli ultimi giorni passati a preparare materie mai studiate, l’ultima passeggiata per il corridoio da studente, la prima (e pure l’ultima) da diplomato.

Forse, un giorno, ricorderò queste cose con meno rammarico, magari con un sorriso stampato sulla faccia a ricordo di quegli anni passati in quelle stanze strane, stracolme di banchi e di sedie e vuote di vite.

MZ


Hai anche tu un’esperienza da raccontarci? Scrivi a partedeldiscorso@gmail.com con oggetto “Vita da liceale”. La tua storia potrebbe essere pubblicata.

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