Pensavo fosse amore, invece era il mercato immobiliare

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Da Toy Story 3, Andy lascia casa

Da Toy Story 3, Andy lascia casa

Vi racconto una storia. Come qualunque buona storia che si rispetti, parlerà di cose minute ma universali, per via di quella cosa dell’essere tutti sulla stessa barca (o almeno nello stesso porto, dai, facciamo Civitavecchia).

Conosco una persona a cui piace girare tanto a piedi e arrivare quasi da una parte all’altra di Milano, che ha sempre paura le si apra misteriosamente lo zaino e ti chiede “Ma è chiuso? Ma puoi ricontrollare?” e che adora le battute così stupide che ti fanno venir voglia di alzarti ed andar via. La chiameremo M.

Sulla barca di cui vi dicevo prima, insieme ad M., ci sono io: ho la certezza sarei una di quelle madri che si dimenticano il figlio in metro mentre cercano le chiavi di casa che forse porca miseria ho perso ma che cos’è oggi. Gran parte delle mie fantasie ruotano intorno a una nuova vita in cui mi è possibile vivere solamente di cioccolata e ho una gatta che è tanto bella ma a volte corre e sbatte contro le porte. (Ci siete arrivati? No? Fa niente).
Insomma, siamo persone. Non c’è neanche bisogno vi dica brave persone, o cose come “potremmo essere voi!”. Solo persone, come quelle che salgono con voi sull’autobus quando ci sono 34 gradi e vorrebbero un po’ svenire.

L’ultimo mese lo abbiamo passato a cercare casa in affitto a Milano. Chi di voi è già sopravvissuto a questa esperienza, magari più di una volta, ora è stato assalito da una leggera e velocissima fitta allo stomaco. Faccio parte anche io del vostro gruppetto di sopravvissuti e pro dei traslochi, perché ne ho fatti molti e spesso a poca distanza l’uno dall’altro. Eppure, non sono mai pronta all’incubo del trovare una nuova casa. Attorno a me i dettagli cambiano, alcuni migliorano e altri no, ma questa ricerca rimane uguale, ognuna stressante come la precedente. Forse stress non è la parola adatta a questa storia, però. Non si tratta di stress o stanchezza, quanto di un continuo e demoralizzante senso di sorpresa.

Io ed M. abbiamo iniziato col fare le cose per bene: ricerche precise, fogli foglietti e foglini pieni di numeri e indirizzi, poi ci si siede (o si passeggia per casa, nel mio caso) e uno per uno, da brava centrale telefonica in forma di persona, si inizia a chiamare. Ed ecco che, per primi, spuntano quegli individui scocciati dalla tua telefonata che ti dicono che hanno già affittato. La lista diventa più corta ma è ancora corposa e in fondo loro non sono né il problema né la causa della nostra stanchezza. Ma allora chi lo è? Cosa avete da lamentarvi?

Qualche anno di esperienza in cose del genere mi fanno pensare il problema sia di tutti e nessuno. A rendere il nostro mese pieno di ore da organizzare, speranze infrante, mezzi presi e stanchezza accumulata sono state tante esperienze insieme. Le prime persone che ti dicono sin da subito di no, quelle che al telefono sembrano carine per due minuti e poi non richiamano né rispondono più. Quelle che si rifiutano di incontrarti se non puoi portar loro la copia di un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Tutti i nostri foglietti si sono assottigliati: ci rimangono una decina di appuntamenti e ci prepariamo ad andare a tutti. Abbiamo visto case in cui proprietari incastravano lavatrici sopra bidet; bilocali che sembravano perfetti ma dai prezzi altissimi; simpatiche vecchiette disposte sì ad affittare, ma solamente un anno e poi, si sa, si deve vendere.
Ci sono coloro che pretendono una visita ad ogni affitto pagato e coloro che prima si scordano il tuo nome e ti rimproverano per aver saltato un appuntamento non tuo, poi pretendono un migliaio di euro sul loro conto in 48 ore, oppure ciao, ci si rivede, stammi come ti pare.

M. trova una casa che sembra avere quel che ci serve ma, per non esultare troppo, conteniamo l’entusiasmo e rispettiamo le tappe. Ci facciamo vedere, facciamo conoscenza, chiamiamo sicure chi di dovere. Pochi giorni dopo, però, è tutto un “mi dispiace ma ho già fermato l’appartamento”. Capiamo, allora, che anche seguire l’iter corretto non ti permette di dormire sonni tranquilli sapendo di aver quasi finito.
L’annuncio che ci piace spunta il giorno dopo con nuove foto e un prezzo diverso, più alto, sullo stesso sito da noi usato per trovarlo, stavolta in mano ad agenzia che deve far rientrare le proprie commissioni (la parentesi agenzie non la inserisco nel racconto, ma lo so che mi state seguendo e avete capito).

E quindi, sei mesi di cauzione li avete? E la fideiussione? Cosa fate per lavoro? Ah no, solo studenti, scusate. Non importa che una di voi lo sia, o tutte e due o nessuno. Ma quella di prima, poi, non voleva solo lavoratori? A tutto questo, non dimentichiamo di aggiungere le buone, vecchie truffe – quasi mi mancano, quelle.

Facciamo così, allora: io ed M. per il momento continuiamo a cercare, a incontrare sconosciuti, a sopportare il caldo e le varie personalità telefoniche, ma diteci quel che dobbiamo fare.
Volete due studentesse che lavorano con contratto a tempo indeterminato, dai 21 ai 35 che però hanno anche il fondo pensione e vi faxano la fideiussione, la foto del documento del gatto e i selfie della domenica mattina sul divano? Fateci sapere e buona giornata.

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Veronica Libori

Veronica Libori

Milanese per adozione e preoccupata di dover parlare di sé in terza persona (ma non a tal punto da preferirle la prima), studia Editoria perché da qualche parte c'è il prossimo Rimbaud e qualcuno dovrà pur trovarlo. Nel tempo libero, la si trova passeggiare senza meta per Milano, bere caffè e tentare di capire come conciliare una carriera che si occupi di libri e attivismo. Probabile membro onorario della famiglia Glass.

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