Robert Plant: la storia del rock all'Arena Flegrea [FOTO]

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Mamma, ho visto un monumento. Potrebbe essere il titolo di un sequel scadente o più probabilmente, considerata la mania di questi giorni, l’esclamazione di un giovane nerd di fronte a un PokeStop di particolare valore storico-artistico. Invece, a quanto pare, è stato il pensiero dominante dei napoletani (e non) ritrovatisi all’Arena Flegrea la sera del 22 luglio, dove per qualche fortunato migliaio di spettatori si è esibita una leggenda come Robert Plant, ex frontman e cantante dei Led Zeppelin, con le cui canzoni è riuscito a unire un pubblico di giovani e meno giovani sotto il segno indiscriminante del rock.

Tra i pezzi intramontabili Black Dog, Whola Lotta Love e Dazed and Confused, ma non mancano anche i brani più recenti, quelli registrati insieme alla band che lo accompagna in tour, The Sensational Space Shifters, nell’album Lullaby and… The Ceaseless Roar (2014). È in particolare Rainbow, tra le prime canzoni della scaletta, a a essere in qualche modo il simbolo di quel tempo che, passando, ha segnato la conversione di Plant dall’heavy al “not so heavy”, come scherzosamente dice lui dal palco. Difatti un po’ spaventa sentire la prima delle canzoni sopracitate eseguita con un arrangiamento decisamente più soft di quello che abita la memoria dei fan del Dirigibile, ma con i brani (storici) a seguire l’energia non viene a mancare e la paura di un concerto troppo “morbido” si dimentica rapidamente.


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Il tempo avrà anche cambiato il sound, ma di certo non ha logorato il performer: Robert Plant si rivela un artista del minimalismo, che con poche e semplici accortezze riesce a dar vita a uno spettacolo che molti altri, pur supportati da luci pianificate o scenografie articolate, non riuscirebbero a replicare. Basta un suo movimento e l’intero palco, anche se scarno, prende violentemente vita. Ogni sua parola dice qualcosa anche a chi l’inglese non lo capisce, ma soprattutto è quando canta che nessuno resta indifferente alla stessa voce di un tempo, alla stessa potenza e convivente dolcezza.

Non tutti hanno la capacità di contare su nulla se non se stessi. Robert Plant però non è solo sul palco: oltre alla band, porta con sé la storia del rock britannico e internazionale e questo è sufficiente a fare spettacolo, a far salire il pubblico sulle sedie, a far rivivere un mito che non è morto ancora e che non lo farà mai.

Babe, I’m (not) gonna leave you!

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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