The Atlas of Beauty: la storia di Mihaela Noroc

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Nonna e nipote a Rostov, Russia. © Mihaela Noroc (The Atlas of Beauty)

Nonna e nipote a Rostov, Russia. © Mihaela Noroc (The Atlas of Beauty)

Viviamo in un pianeta la cui caratteristica principale è la diversità: lo abbelliscono piante di diversa natura, animali dalle specie più dissimili, uomini che si differenziano l’uno dall’altro talvolta per piccoli particolari, talvolta per un’infinità di questi. Viviamo in un pianeta in cui ogni giorno sperimentiamo questa diversità ed è ciò che rende bella e affascinante la nostra esistenza. Però, spesso, in questo stesso mondo, il diverso viene visto come sbagliato, viene visto come un nemico da allontanare, da abbattere. Il diverso è colui che non dovremmo mai avere al nostro fianco, è colui che non merita il nostro aiuto nei momenti di difficoltà, che non merita di essere felice. Il diverso è colui che non merita di vivere, e da queste idee nascono guerre e attentati che non fanno altro che alimentare l’odio nella mente delle persone.

Questo clima di disprezzo e sangue ci sta avvolgendo man mano, ma nonostante ciò non tutto è ancora perduto. Esistono ancora persone che dedicano la propria vita a salvarne altre, che condannano questi eventi definendoli “disumani”, che vivono col diverso nella maniera più armoniosa possibile. Esistono persone che si attivano per diffondere un messaggio che va contro ogni discriminazione, e un esempio è Mihaela Noroc.

Mihaela è una donna di 31 anni che, tre anni fa, ha deciso di viaggiare per il mondo solo con uno zaino e una macchina fotografica, con l’obiettivo di immortalare la bellezza delle donne provenienti da ogni parte del pianeta. Ma vediamo più a fondo chi sia lei, prima di parlare del suo progetto.

Figlia di un pittore, Mihaela ha trascorso la sua infanzia circondata da dipinti e dalla molteplicità dei colori usati dal padre. Impugnò la sua prima macchina fotografica all’età di 16 anni: i suoi primi soggetti furono sua madre e sua sorella e quello fu il momento in cui iniziò a fotografare volti di donne. Nel corso del tempo la fotografia non ha mai abbandonato la sua vita, pur non essendo il suo lavoro, non potendo vivere solo di questo. Durante le vacanze, visitando diverse parti del mondo, è rimasta sempre più colpita dalla bellezza delle varie culture e tradizioni delle popolazioni da lei incontrate. Questo la spinse, nel 2013, dopo un viaggio in Etiopia, a dedicarsi totalmente alle sue più grandi passioni: viaggiare e fotografare il volto delle donne, lasciando il lavoro e la sua terra. Così nacque The Atlas of Beauty.

Abbiamo visto come ci sia una persona pura e semplice dietro un progetto simile, iniziato come una piccola iniziativa individuale che, in poco tempo, è diventata di importanza mondiale. Una persona che, anche dopo l’immenso successo, è rimasta la stessa di tre anni fa, con lo stesso zaino di tre anni fa, sempre autentica, sempre se stessa. Adesso, però, soffermiamoci sul lavoro di Mihaela e su ciò che vuole trasmettere con questi meravigliosi ritratti.

The Atlas of Beauty nasce per uno scopo ben preciso: dimostrare che la diversità è sinonimo di bellezza, contrariamente a ciò che normalmente le persone possano immaginare. Vuole mostrarci quanto siamo fortunati a essere diversi l’uno dall’altro e quanto sia bello viaggiare, scoprire nuove culture, nuovi volti, nuove vite. Nasce per schierarsi contro ogni forma di odio e discriminazione, per cambiare questo mondo che tante volte assume un volto minaccioso e malvagio.

«Ogni giorno, quando guardiamo la tv o altri tipi di media, vediamo un Atlante di Guerre, Conflitti e Paura. Le persone combattono solo perché sono diverse, solo perché hanno un diverso credo religioso, una diversa cultura o razza. Più che mai, penso che il nostro mondo abbia bisogno di un Atlante della Bellezza che mostri che la diversità sia qualcosa di bello, e non una ragione per dar vita a dei conflitti. Penso che le persone debbano essere orgogliose della loro cultura, debbano preservarla, ma che allo stesso tempo debbano apprezzare e rispettare le altre culture. Spero che gli scatti tratti da The Altas of Beauty possano cambiare tante convinzioni errate che esistono nel mondo». Queste sono le parole che Mihaela ha usato per raccontarmi di ciò che si prefigge di trasmettere con la sua arte.

Un altro aspetto su cui lei si sofferma è il ruolo che la donna ricopre nella società mondiale. Siamo nel 2016, ma non siamo ancora arrivati a una piena integrazione della figura femminile nel quotidiano: ancora oggi le donne non vengono rispettate, vengono screditate e schiacciate dal peso insostenibile di un mondo che non ha ancora compreso la loro importanza. Siamo nel 2016, ma ancora oggi le donne vengono discriminate. C’è bisogno di un cambiamento radicale e Mihaela lotta anche affinché ciò avvenga.

Come viene svolto questo progetto? Cosa accade quando lei si ferma in un luogo e si mette alla ricerca di soggetti da ritrarre? A queste domande, lei risponde così: «Preferisco fotografare volti naturali, senza molto trucco. Inoltre presto attenzione all’ambiente intorno a loro, perché è parte della loro vita. Molte volte ho solo un minuto per scattare un ritratto, dopo aver incontrato una donna per la strada. Altre volte trascorro circa un’ora fotografandola, ascoltando la sua storia, se lei acconsente di rivedermi ancora. Quando fotografo parlo molto, cerco di far sentire speciale la donna che ho di fronte, unica e orgogliosa. Conoscere cinque lingue mi aiuta molto in questo, ma in alcuni Paesi il linguaggio diventa esclusivamente corporeo. La maggior parte delle persone che ritraggo sono per la prima volta davanti a una macchina fotografica professionale, e questo non è un male perché, così, sono più autentiche. Attraverso la mia fotocamera, cerco di immergermi nei loro occhi, perché i loro occhi racconteranno sempre una storia interessante».

Il suo lavoro, quindi, è un lavoro basato interamente sulla semplicità e sulla purezza dei volti, riflettendone a pieno la loro forma, incarnando il vero significato della bellezza.

Ma cos’è la bellezza in realtà? È un concetto che da sempre è stato al centro del pensiero dell’uomo: è stata oggetto di discussione nell’arte, nella filosofia, in ogni campo del sapere. Ognuno di noi ha un’idea diversa in merito, facendoci chiedere se possa esistere una bellezza oggettiva o se sia soltanto soggettiva, cosa rende una persona o un paesaggio “belli”. Il suo significato, in tal senso, è difficile da esprimere, potremmo usare un’infinità di parole e nessuna sembrerebbe adatta a rappresentarlo. Mihaela, però, che vive immersa nella Bellezza ogni giorno, ha potuto creare un’idea precisa e concreta di cosa sia realmente.

«La bellezza è ovunque» come lei afferma «e non è basata su denaro, cosmetici, razza o stato sociale, ma sull’essere se stessi. La bellezza riguarda anche la nostra interiorità, la nostra esteriorità è solo uno specchio che riflette quest’ultima. La bellezza non si definisce da mode o regole, ma dai nostri sentimenti, e ognuno di noi deve preservare la propria bellezza, senza copiare aspetti che non rispecchiano ciò che siamo».

La bellezza è ovunque: è nelle favelas del Brasile, nei quartieri disastrati della Colombia, in Afghanistan, in Iran, nella Corea del Nord, nei posti segnati da guerre e atrocità come nei posti quieti e pacifici. È in ogni parte del mondo, e attraverso questo progetto possiamo viaggiare migliaia di chilometri senza muovere un passo, potendo ammirare il fascino dell’essere diversi.

È un’idea meravigliosa, quella di Mihaela, e sono felice che esista. Grazie a ciò il mondo sembra un posto migliore dove abitare. È un esempio da seguire, anche solo per come ha realizzato il suo sogno, per il suo coraggio e per la sua dedizione.

Vi invito a seguirla su Facebook e Instagram, perché iniziative come queste e persone del genere, a mio parere, devono essere conosciute il più possibile.

Lasciate che i volti e le storie di queste donne colpiscano la vostra anima, immedesimatevi in loro, lasciate cadere ogni pregiudizio. Soprattutto, non lasciate che la crudeltà del mondo vi atterri, ma siate più forti del male e combattete affinché questo possa smettere di esistere.

«Dobbiamo imparare a essere noi stessi, ma dobbiamo anche lasciare che gli altri siano se stessi. Per me la bellezza è diversità e può insegnarci a essere più tolleranti. Siamo molto diversi, ma dovremmo comprendere che siamo tutti parte della stessa famiglia».

About author

Elvira Petrarca

Elvira Petrarca

Nata nel 1997, vive di pane e pianoforte. Ama l'arte in ogni sua forma e viaggia sempre con una penna ed un quaderno in mano per poter raccontare ciò che più la incuriosisce.

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