Guida allo sfruttamento e al falso mito del Traduttore

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Logo della famosa catena di libri

Logo della famosa catena di libri “Per Negati”

Sono le sette e mezza del mattino. Dopo una tazza di caffè e una colazione abbondante, apro il primo documento della giornata. Sono quindicimila parole di traduzione, dall’italiano all’inglese, riguardo un delitto molto famoso accaduto in Italia sei anni fa. Il cliente è chiaro al riguardo: il budget è basso, possiamo arrivare a compromessi, ma non mi può dare più di un euro e cinquanta a minuto. Sì, a minuto, perché il mio lavoro non si tratta di tradurre e basta, ma di fare la trascrizione esatta di due ore e quarantotto di video. La traduzione viene dopo.

A conti fatti, è quasi ovvio affermare che il pagamento non è assolutamente all’altezza del lavoro richiesto, soprattutto considerando che il tempo che ho a disposizione è una giornata sola. Una persona normale avrebbe rifiutato la commissione senza pensarci due volte, sia per amor proprio che per principio. Anzi, di prassi, rifiutare fermamente quest’offerta scarna aiuterebbe la nomea dei Traduttori sottopagati: i clienti e i committenti capirebbero finalmente che i tempi di vergognoso sfruttamento di questa categoria sono finiti.

Invece eccoci qua, a parlare di come il cielo sia blu e di come il sole splenda durante il giorno: perché siamo in così tanti a dire di ribellarci contro questo sistema fatto di tariffe imbarazzanti e ore di lavoro che superano le settimane, eppure quasi tutti noi ci ricaschiamo perché ci servono i soldi.

Trascrivere un video di quasi tre ore con dialoghi veloci e costanti – era un’intervista, quindi niente pause a effetto o transizioni tra scene – mi ha richiesto sette ore. Dieci, se consideriamo che per l’accuratezza ho dovuto rivederlo tutto da capo per trovare eventuali errori di trascrizione e se consideriamo che ho dovuto fare un doppio controllo su Internet dei nomi citati durante i dialoghi. Nemmeno con la mia capacità di battere cento parole al minuto sono riuscita a impiegare meno tempo. Siamo già arrivati, dunque, alle cinque e mezzo del pomeriggio. Tempo totale di pausa stimato: quindici minuti a pranzo per farmi un’omelette e dieci minuti tra le due e le tre per farmi una caraffa di caffè per otto persone.

Alla fine delle dieci ore, mi sono ritrovata con un documento di 14.478 parole. Se a questo punto avete già avuto un attacco di panico, ricordatevi che il linguaggio utilizzato nel video era strettamente legato ai campi della criminologia e della scienza forense. Ergo, il lavoro di ricerca dietro alla traduzione si rivela essere molto più duro del solito.

Le successive tredici ore consecutive vengono utilizzate per la traduzione. Questo significa che ho dovuto tradurre più o meno 1100 parole all’ora. Ricordo che, in linea di massima, un traduttore traduce dalle 2500 alle 3000 parole al giorno. Undici caffè e tredici ore dopo, finisco il lavoro commissionato, lo rileggo attentamente e lo mando allo scadere del tempo fornitomi. Dopo di che, ricordo solo dodici ore di sonno e una giornata persa a recuperare le forze.

Per un lavoro del genere, a conti fatti, avrei dovuto prendere il triplo di ciò che (ancora non) ho percepito più l’extra per la massiva commissione last minute e la revoca di tempo supplementare. Se fossi stata coerente con me stessa, io, che dico sempre che dobbiamo smettere di farci sfruttare e di chiedere molti più soldi di quelli che ci offrono, avrei detto di no a un lavoro di tale proporzione. Perché non l’ho fatto? Perché ormai siamo finiti in un mondo in cui il cliente decide quanto pagare il professionista che assume e noi glielo lasciamo fare, perché abbiamo bisogno di soldi per le spese, le bollette, delle riparazioni e, alcune volte, pure per dei libri di testo per l’università, per i corsi di aggiornamento delle certificazioni linguistiche e altre attività che alla fine dobbiamo pure conseguire per continuare a fare il Traduttore.

Anche nel sito di mediazione da cui ricevo le commissioni ci sono tanti sfruttatori e, nonostante siano loro quelli scorretti, anche noi Traduttori aiutiamo a rovinare il mercato accettando queste offerte sottopagate – soprattutto se dobbiamo farci un nome e abbiamo la gavetta da fare. Chiediamo due, tre, raramente cinque centesimi a parola, riducendo un lavoro di ore a un semplice calcolo matematico. Perché, diciamolo: cinquecento parole di un testo generico non saranno mai difficili quanto cinquecento parole di un testo tecnico.

Cinquecento parole su quanto bella è stata la vacanza in Grecia non avranno mai lo stesso valore di cinquecento parole sugli strumenti usati per il riconoscimento di una persona tramite analisi del DNA mitocondriale. Il primo testo lo puoi tradurre in cinquanta o sessanta minuti, il secondo potrebbe richiedere persino il doppio o il triplo del tempo, perché essere un Traduttore non significa smettere di imparare la terminologia del caso. Significa leggere tesi su tesi per riuscire ad afferrare il concetto e riuscire ad usare il linguaggio specifico in un testo.

I nemici peggiori dei Traduttori sono i Traduttori stessi. In un mondo ideale, però, pure i clienti eviterebbero di fare le carogne.

About author

Denni Galliussi

Denni Galliussi

Ventun'anni di "è intelligente ma non si applica", studentessa precaria residente in Bulgaria. Ama la musica, il cinema e la lettura. A volte cerca di scrivere e fallisce miseramente, ma continua a farlo nonostante tutto. Conosciuta anche come la Max Black dei poracci, è felicemente fidanzata con una bottiglia di Tequila Silver.

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