Ad ogni scrittore...

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Tra suggestione e sublime, in una temperata serata in Transilvania, riflettevo, stranamente seriamente, con dinanzi a me la maestosità del Castello di Bran, edificio storico, legato dalla tradizione alla leggenda del conte Dracula. Mentre erravo tra gli astratti della mia psiche, ho maturato un apologo interessante su cui spero chi mi legge abbia occasione di riflettere.

Il mito medioevale dei vampiri, che ha sempre affascinato, è conosciuto bene o male da tutti: il vampiro è un essere demoniaco che ha la possibilità di vivere solo di notte, in quanto non può esporsi alla luce solare; repellente (come molti) lo sgradevole odore dell’aglio, si nutre di sangue umano succhiato dal collo di uomini e donne. Adesso, per quanto assurda e metafisica possa essere questa leggenda, l’ho proiettata nella mente con canoni e riferimenti diversi.

Mi sono sentito un vampiro quella sera, o, per meglio dire, ho capito di esserlo sempre stato. Ho una maledizione: si chiama Scrivere, e il suo danneggiarmi sarà palese sicuramente anche durante questa lettura. Immagina per un attimo di avere un sogno, un’ambizione, un obiettivo, un tormento, un’ossessione; immagina di avere una passione indicibile; immagina di avere la convinzione infondata di avere talento per quest’arte, per questa disciplina, ma immagina, nel contempo, di poterla concretizzare solo tra te e te, tra penna e foglio, tra scrivania e sedia, tra riga e riga. Immagina quest’arte, che ti sembra il locus amoenus unico dove poter sublimare ciò che provi, e immagina il fatto di esserti innamorato perdutamente di lei. Immagina di voler portare fuori da te quest’arte, di volerla adoperare come mezzo di comunicazione con altri, di salvezza, di terapia, di denuncia, di ammonizione. Immagina quest’arte travisata, fraintesa, male interpretata. Immagina chi la umilia, chi la sdegna, chi la oltraggia. E ora immagina me.

Immagina solo per un attimo come potrei sentirmi se tutto ciò avvenisse realmente e sono ironico a usare un periodo ipotetico della impossibilità, quando in realtà quello della realtà sarebbe ad hoc. Questo è quello che sempre ho passato e patito. La maledizione dell’arte, della scrittura, delle parole. Immagina dell’aglio editoriale (ricordo che i vampiri non resistono all’odore dell’aglio e sono costretti a fuggire da esso), che paradossalmente fanno ciò che io dovrei fare con gli altri, ma in un’ottica diversa: immagina case editrici che succhiano risparmi e danaro a scrittori emergenti, illudendoli di una qualità che non c’è e di un successo che non arriverà.

A te che come me ti senti vampiro vulnerabile e futile, dico: ricorda che noi agiamo quando loro dormono; ricorda che siamo introvabili e inscrutabili dai loro insensibili occhi; ricorda che il nostro castello ha un ponte levatoio che solo noi abbiamo il privilegio di azionare per decidere chi incontrare.

A te, che scrivi e che abbandoni sempre più, notte dopo notte, il sogno di farti conoscere dal mondo per le tue parole, va questa esortazione: non smettere mai. Quando ti additeranno per la tua anormalità, per la tua pazzia, per la tua ingenuità, tu zittiscili lasciandoli parlare senza ascoltarli poiché troppo impegnato ad articolare le tue parole.
Quando noti che mezzi vampiri dall’anima impura, che hanno la blasfema anomalia di vivere di giorno e dormire di notte, vengono idolatrati e lodati, e tu, pipistrello, sei solo l’animale che gira loro sulla testa di notte per capire quale abilità innata abbiano avuto concessa dalla sorte, concedigli il tempo delle fandonie e delle frivolezze, perché è il tempo che fa immortali, e non il successo.

A ogni poeta, a ogni prosatore, a ogni paroliere, a ogni cantautore vanno queste fragili parole: fate della notte il vostro giorno migliore. Le Muse ci hanno donato dalla nascita il dono dell’Arte, che non possiamo rifiutare e non dobbiamo rifiutare. I nostri canini sono penne affilate e intrise di inchiostro: succhiate l’ispirazione dal mondo e fatela sangue per voi stessi.

Non siete soli.

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Ciro Terlizzo

Ciro Terlizzo

Quando vado a fare il prelievo per le analisi del sangue, dopo con quella siringa puoi scriverci, perché è piena d'inchiostro.

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