Abbiamo provato Tinder Social in modo che tu non sia costretto a farlo

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Schermata esemplificativa di Tinder Social

Schermata esemplificativa di Tinder Social

Siamo sinceri: se sei su Tinder, sicuramente non stai cercando l’amore della tua vita. O forse sì, ma non intenzionalmente – in fondo, non rimaniamo stupiti anche noi quando leggiamo storie su matrimoni accaduti grazie alla famosa dating app?

Possiamo chiudere un occhio su eventuali eccezioni, ma di base Tinder è come un grande supermercato o, meglio ancora, una vetrina di via Condotti: profilo dopo profilo, gli utenti dell’app vengono mostrati come se fossero l’ultima collezione autunno/inverno, in attesa di venire scelti o scartati. Non puoi tornare indietro, né rimandare il giudizio: hai una sola possibilità, quindi dì addio per sempre al bel ragazzo con un lavoro e due cani che hai appena scartato accidentalmente. Un carpe diem costante in un mondo dove la prima impressione conta più che mai.

Tinder Social è l’ultima novità del famoso social network per single (e non) incalliti: nel qual caso tu sia fuori con una tua amica, anche lei utente, e non sapeste cosa fare in una noiosa notte infrasettimanale, la parte Social di Tinder ti aiuterà a trovare gruppi di persone in giro per la città. Funziona come i match singoli: una volta che entrambi i gruppi diventano compatibili, la chat in comune diventa disponibile per organizzarsi e uscire tutti insieme.

Fin qua tutto bene: se consapevoli di cosa l’app solitamente porta (appuntamenti casual, avventure di una notte, una botta e via), usare Tinder dovrebbe essere una passeggiata. Qual è, dunque, il problema?

Il problema di fondo è il senso di entitlement che molti utenti hanno nei confronti dell’uscita post compatibilità. Io e la mia collega Alessandra (da nonlodicosottovoce) abbiamo deciso di uscire con uno dei gruppi con cui avevamo fatto match per sperimentare questa nuova opzione.

Per farla breve, l’appuntamento non poteva essere più disastroso di così.

Il sense of entitlement degli utenti Tinder Social

Le dinamiche di Tinder Social si discostano aggressivamente da quelle di Tinder normale. Ci sono pochi punti in comune e molte novità che ci hanno fatto pentire di aver scelto quella coppia molto discutibile di amici. Partiamo dalle similitudini: prima di tutto, e sfortunatamente, il senso di “entitlement” di cui vi stavo parlando. Raggruppando sia le esperienze normali che da Social, la maggioranza dei ragazzi su Tinder è convinta di aver diritto a una scopata a prescindere da come si svolgerà l’uscita. Se state storcendo il naso e siete uomini, congratulazioni: siete in quella bassa percentuale di persone che ha capito che la vita è piena di sfaccettature e che non sempre tutto funziona come dovrebbe. Il problema di base è proprio quello: solitamente, se si arriva a uscire insieme, vuol dire che la parte di conversazione in chat è andata bene. Magari lui è bello, grammaticalmente corretto (husband material!) e interessante, ma nella vita reale si dimostra noioso, chiuso di mente e non esattamente il tipo che cercava di essere nel mondo virtuale. A quel punto, cosa si fa?

Le regole sono semplici, ma a volte la gente (e parlo sia di uomini che donne) tende a dimenticarsene: nessuno è costretto ad andare a letto con qualcuno che non reputa attraente (sia fisicamente che caratterialmente). Nessuno deve nulla a nessuno. Se io accetto di uscire con qualcuno e siamo entrambi consapevoli che vogliamo solo l’avventura di una notte, non significa che dal vivo poi io debba necessariamente andarci a letto se lo trovo sgradevole. Sembra logico, vero, ma non è così scontato.

Se questo accade solitamente su Tinder normale, su Tinder Social i rischi si moltiplicano e i vantaggi si dimezzano. Prima di tutto, c’è la mentalità dell’appioppo. In linea di massima, soprattutto se il numero di persone di entrambi i gruppi è lo stesso, all’inizio della serata c’è questa “selezione” implicita, in cui ognuno punta a un membro dell’altra fazione. Nel nostro caso, questa fase è stata completamente saltata per cause logistiche: avendo io e l’altro ragazzo organizzato il tutto e lasciato i nostri amici in panchina, era quasi scontato che il double date si sarebbe svolto così.

Di fronte a un drink, l’uscita inizia ufficialmente e, senza dubbio, non poteva andare peggio di così.


Per tutta la durata dell’uscita, all’incirca quaranta minuti, nessuno dei due ci ha mai guardato negli occhi mentre parlavamo, né hanno ascoltato una parola di quello che dicevamo.


Il nostro interesse verso i due ragazzi è calato nei primi tre minuti, nonostante fossero effettivamente carini. La conversazione era più che morta e i nostri tentativi per farli partecipare erano tanto inutili quanto un piumino nel deserto. Abbiamo deciso, quindi, di parlare un po’ della nostra vita e di aneddoti personali divertenti o curiosi, fallendo miseramente per la seconda volta. Per tutta la durata dell’uscita, all’incirca quaranta minuti, nessuno dei due ci ha mai guardato negli occhi mentre parlavamo, né hanno ascoltato una parola di quello che dicevamo. Cercavano palesemente di risultare annoiati, maleducati, quasi seccati, finché non hanno deciso di andare a trovare i loro amici dall’altra parte della piazza. Era palese fosse una scusa per trovare qualcun altro con cui uscire, ma nel momento in cui se ne sono andati abbiamo tirato un sospiro di sollievo.

Non ho ancora mai capito perché, in linea di massima, le ragazze cerchino sempre di far funzionare l’appuntamento, nonostante sia un disastro dall’inizio alla fine. Avremmo dovuto anche noi trovare una scusa e tagliare la corda, ma, sia per i fini dell’articolo che a causa della nostra personalità, abbiamo deciso di farlo funzionare comunque. Il che ci porta a trenta minuti dopo.

Alla ricerca di un altro gruppo con cui uscire, per riuscire ad avere un’esperienza completa, abbiamo smesso di organizzare un altro doppio appuntamento nel momento in cui i due ragazzi sono tornati da noi. Con la scusa che i loro amici non c’erano più (perché apparentemente avevamo la scritta “fesse” in fronte), hanno deciso di unirsi nuovamente a noi. A questo giro, hanno cercato di risultare interessati e di partecipare, anche se poco e comunque senza molti risultati. Era ovvio che fossimo “la seconda scelta” della situazione (dettaglio ancora a me incomprensibile) e che fossero tornati per riuscire ad avere almeno un premio di consolazione .

Per noi la serata era stata più che disastrosa e non vedevamo l’ora di finirla. Dato che non impariamo mai, però, decidiamo di dar loro un’ultima possibilità e invitiamo entrambi a raggiungerci in uno dei miei bar preferiti, a qualche chilometro da dove ci trovavamo. Loro han detto prima di sì, poi che avrebbero dovuto pensarci, poi che non ne erano sicuri, poi che sarebbero venuti… e così via.

Stanche del loro tira e molla, noi decidiamo di andare e loro ci avvisano che ci avrebbero seguito, cosa che non è poi successa. Lì finalmente eravamo libere e pronte a cestinare quest’esperienza alquanto spiacevole. Più o meno.

Due ore dopo, uno scherzo del destino ce li fa ritrovare a qualche isolato dal cosiddetto bar. Uno dei due era chiaramente ubriaco e stava sorseggiando un drink con svogliatezza. Stupite di averli ritrovati per l’ennesima volta, chiediamo loro come si è svolta il resto della serata. Se uno dei due si è effettivamente dimostrato gentile e interessato per la prima volta nella serata, l’altro era palesemente incazzato per come la situazione era stata gestita.

Talmente alterato dall’alcol, lui e la mia amica hanno iniziato a litigare, dopo che lei gli aveva fatto notare che non poteva pretendere di fare centro dopo essersi comportato come il primo dei maleducati. “Mi dispiace che la vostra uscita Social non sia finita nell’orgia che speravate, ma la vita è anche sofferenza”, gli ha gridato, arrabbiata dal trattamento subito fino ad ora. Al che ce la siamo data a gambe dopo una serie di spiacevoli commenti rivolti a noi.

Al che la domanda che tutti ci poniamo è la seguente: perché la gente è convinta che accettare un appuntamento significa ottenere ciò che si vuole a tutti i costi? Perché c’è spesso la convinzione che se sei su Tinder e decidi di uscire con qualcuno è automatico che la serata debba finire a casa di uno dei due? Le due cose di certo non si escludono, ma non sono nemmeno obbligatorie, soprattutto se non c’è stato uno sforzo minimo per interagire durante l’appuntamento sopra citato. Come potremmo spiegare questo sense of entitlement? E come si è evoluto dal vecchio e viscido evergreen del “se ti offro da bere tu mi devi qualcosa in cambio?”. I piedi di piombo, ora come ora, vengono usati anche nelle uscite più casual, quelle di cui non dovresti preoccuparti perché non dovrebbe essere nulla di serio. Se la parte virtuale di Tinder è per lo più concentrata sulla prima impressione, siate pronti a scappare a gambe levate se dal vivo il vostro appuntamento, uomo o donna che sia, si comporta come se gli dobbiate qualcosa.

In linea di massima, Tinder Social è un’ottima app per le uscite di gruppo, soprattutto dell’ultimo minuto. Sembrerà strano che questo sia il mio ragionamento finale, dopo la pappardella che vi siete ritrovati a leggere finora, ma non possiamo di certo biasimare un’applicazione per telefono per dei risultati disastrosi.

La netiquette del caso, quindi, ha poche regole: uscite senza pensieri, interagite generalmente con tutti e non aspettativi necessariamente dei compagni di letto per la serata. Magari, grazie all’atteggiamento aperto e spontaneo, alla fine della serata ci sarà il colpo di fortuna… e se non c’è, hey, è Tinder Social: niente rimane scolpito nella pietra!

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Denni Galliussi

Denni Galliussi

Ventun'anni di "è intelligente ma non si applica", studentessa precaria residente in Bulgaria. Ama la musica, il cinema e la lettura. A volte cerca di scrivere e fallisce miseramente, ma continua a farlo nonostante tutto. Conosciuta anche come la Max Black dei poracci, è felicemente fidanzata con una bottiglia di Tequila Silver.

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