Commediamo: una libera interpretazione

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Dante Alighieri,  autore della Divina Commedia

Dante Alighieri, autore della Divina Commedia

E se esistesse davvero l’Inferno di cui ci ha tanto parlato Dante? E se a ciascuno, dopo la morte, spettasse una pena diametralmente opposta alla colpa commessa? I superbi in un luogo, gli iracondi in un altro e i golosi in un altro ancora. Chi scamperebbe alla condanna eterna? Beh, a mio avviso proprio nessuno. Ognuno di noi nella vita è caduto almeno una volta in una di queste tentazioni a cui il sommo poeta ha attribuito il titolo di Peccato; la vita è un vortice, gira in continuazione, ci porta inevitabilmente a commettere errori, sbagli, colpe, chiamiamoli come vogliamo.

“L’amore, i soldi, il lavoro, il cibo: quadrinomio perfetto nella vita di un uomo, fortunato chi possiede ciascuna di queste cose!” – dice stupidamente una persona qualunque. Ma forse questa persona non è al corrente del fatto che ciascuno di questi elementi, se gestito in modo sbagliato, può far sprofondare nella voragine infernale, fino ad arrivare nelle grinfie del peggiore di tutti, Lucifero! Lussuria, avidità, superbia, ingordigia: ecco rispettivamente le colpe di cui il “fortunato” in questione può macchiarsi se incapace di gestire nella giusta misura ogni ambito.

Lo sanno Paolo e Francesca e ce lo sussurrano dal quinto cerchio, nel bel mezzo dell’incessante bufera; lo sa il papa Adriano V, legato e steso sul pavimento roccioso con le spalle rivolte al cielo e il volto a terra; lo sanno Oderisi da Gubbio e Provenzan Salvani, mentre camminano curvi sotto il peso di enormi macigni; lo sa Ciacco che, dal sesto cerchio, quello dei golosi, prova a difendersi dalla pioggia di fuoco che cade incessante.

Bene, miei cari lettori, la maggior parte di voi adesso si starà sicuramente crucciando pensando di essere ormai definitivamente condannato a giacere nei meandri sotterranei dell’inferno, causa Golosità; ma sì, ammettiamolo, chi tra noi si è mai fatto scrupoli di fronte a un bel cornetto ripieno di cioccolato, una torta appena sfornata o un piattone di spaghetti alla amatriciana? Ebbene sì, miei cari, siete tutti perfetti peccatori, mettetevi l’anima in pace e preparatevi a far compagnia a Cerbero, che col suo ventre largo e la sua barba unta vi affiancherà latrando e graffiandovi con i suoi lunghi artigli simili a quelli di un uccello rapace.

A ogni modo, bando alle ciance. Noi uomini siamo fatti così, naturalmente tendenti a peccare, a sbagliare; d’altronde “errare è umano”, cita questo celeberrimo luogo comune, del quale talvolta ci serviamo quasi come a giustificare i nostri sbagli, sperando di ritrovare in queste poche parole un rifugio che riduca il senso di colpa che prevarica il nostro animo dal momento stesso in cui ci siamo resi conto dell’errore commesso.

Forse l’Alighieri non aveva poi tutti i torti, l’unico modo per sfuggire alla selva oscura e ritrovare la retta via è la redenzione, è osservare le pene altrui e soffrire pensando che saranno eterne. Riconoscere i propri sbagli è la cosa più difficile a cui un uomo possa essere sottoposto; la strada più facile? Pentirsi in punto di morte: ne sanno qualcosa i negligenti costretti a giacere nell’Antipurgatorio per un tempo pari a quello della loro esistenza. Miei cari lettori, se non vogliamo finire come loro ci conviene cambiare atteggiamento!

È facile parlare cosi, penserete; in effetti avete ragione, ma non è forse l’arte della parola la prima a dare l’input per spingerci a cambiare le cose?

Se tutti noi ci impegnassimo a cambiare, se fossimo più clementi nei confronti di chi ci ha fatto un torto, se cercassimo di ridurre al minimo le nostre tendenze peccaminose potremmo arrivare fino alla meta tanto agognata da Dante: il Paradiso terrestre. L’idea è affascinante a dir la verità! Fluttuare nell’aria come se fossimo sostanze incorporee fino a guardare i beati disporsi ciascuno nella propria posizione a formare la candida rosa, per poi attraversare i nove cieli paradisiaci fino ad arrivare all’Empireo, fuori dal tempo e dallo spazio, per poter contemplare della luce abbagliante di Dio. Poco male!

Ebbene, credo sia questa una delle varie interpretazioni soggettive che possiamo dare al capolavoro della Commedia dantesca; l’Alighieri è riuscito, ricorrendo a similitudini e a figure allegoriche, a toccare tantissimi tasti della società a lui contemporanea, partendo da quello politico (presente rigorosamente nel VI canto di ciascuna cantica) per poi passare a quello religioso, a esso strettamente correlato.

Piccola riflessione sarcastica: per come stanno le cose oggigiorno nel nostro paese a livello politico, credo che non basterebbe scrivere una Commedia per condannarne le mancanze e le inadempienze!

Ad ogni modo, è questo il bello di Dante, è questo il bello della letteratura. La possibilità di estrapolare da ogni scritto un’interpretazione soggettiva, un significato profondo, un messaggio morale. Leggete, studiate, informatevi. Non c’è ricchezza maggiore della cultura, della conoscenza. Perché come direbbe Umberto Eco: “Chi non legge, a settant’anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto cinquemila anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito; perché la lettura è un’immortalità all’indietro”.

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Francesca Castellano

Francesca Castellano

20 anni, studentessa di lettere moderne, amante dei libri, della letteratura, della musica. Sogno di diventare docente o chissà, disoccupata a tempo pieno.

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