Navalny: non dovremmo avere mai paura di esprimerci

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Da sinistra, Vladimir Putin e Alexei Navalny

Da sinistra, Vladimir Putin e Alexei Navalny

La politica è da sempre un argomento delicato e in grado di rovinare anche le cene migliori. Tra le varie tipologie di elettore che emergono in contesti simili, ce n’è uno che personalmente tollero poco: quello che inizia le frasi con “Ma cosa vuoi”, “Massì” e le prosegue elencando annoiato una serie di luoghi comuni, frasi sentite da altri che ora ripete con il tono di chi elenca verità affermate. Pensare con la propria testa è difficile, informarsi anche, non parliamo poi di mettersi a litigare con chi non condivide. Molto meglio cullarci nella confortante consapevolezza che tutto in genere va male e non si può cambiare.

Non si può cambiare, frase da brividi. Chiunque dovrebbe e anzi deve poter esprimere la propria opinione. Chiunque può rischiare di dissentire con l’opinione del vicino, perché dicendo la sua rischia anche di trovare chi la pensa come lui. E i gruppi di persone che trovano qualcosa ingiusto rischiano di cambiare quello che non va.

Vorrei raccontarvi la storia di Alexei Navalny, blogger russo e attivista, noto oppositore al governo di Putin. So che avrete letto del grande successo nel quale il governo di Putin è stato ri-eletto: quello su cui non tutti i giornali si focalizzano con abbastanza attenzione è che ha votato meno della metà del Paese, e che l’affluenza negli ospedali psichiatrici, nelle case di cura per malati di mente e nelle carceri è stata doppia rispetto alla media nazionale.

I partiti di opposizione extraparlamentare (nessuno di loro!) non hanno superato la soglia di sbarramento. Non c’è molto spazio per il dissenso in Russia.

Navalny è oggi presidente della coalizione democratica, coordinata fino al 2015 con Boris Nemcov. Al suo partito del progresso è stato impedito di partecipare alle elezioni nonostante alle ultime consultazioni per diventare sindaco di Mosca avesse ottenuto il 27% dei voti. Il collega Nemcov era invece stato arrestato nel 2010 durante una manifestazione non autorizzata dedicata all’articolo 31 della Costituzione russa, che garantisce il diritto alle manifestazioni pacifiche. Due anni prima aveva contribuito a fondare una coalizione dei partiti di opposizione.

Anche Navalny ha subito diverse condanne, sulle quali sono intervenuti diverse organizzazioni non governative (tra cui Amnesty International) e governi, definendo i processi “delle farse”. Nel 2015 Nemcov viene ucciso in circostanze misteriose.

Sul suo blog, grazie a micro donazioni che gli vengono da tutta la Russia, Navalny continua a documentare i casi di corruzione. Quasi 5 milioni di persone hanno visitato in rete il filmato di 45 minuti che denuncia gli affari illegali dei figli del Procuratore generale, Yuri Chaika (Chaika. An investigative documentary by the Anti-Corruption Foundation).

«La tolleranza verso qualsiasi sopruso in Russia è tale che la maggioranza della gente pensa che non si possa cambiare nulla», ha dichiarato Navalny intervistato da Paolo Valentino per il Corriere delle Sera. Eppure è convinto che non sarà sempre così: «Quando comincerà a cambiare, la massa di informazioni che noi diamo, usata in tv, distruggerà ogni rating e il regime stesso».

Grazie all’impegno di chi la pensa come lui, la situazione in Russia inizia a cambiare. Chi non approva il governo può riconoscersi nel suo partito, ormai talmente popolare da essere difficilmente toccabile dalla maggioranza. «Due fatti in apparenza piccoli, il divieto di una manifestazione e il mio arresto, produssero dimostrazioni di massa mai viste».

Ho provato a raccontare qualcosa di Navalny perché credo che ognuno dovrebbe sempre poter esprimere ciò che pensa, anche se la maggioranza non gli dà ragione. Ognuno ha il diritto di trasmettere ad altri la sua opinione, denunciare ciò che trova ingiusto e provare a cambiare quello che non va.

Lamentarsi o, peggio ancora, spegnere la propria capacità critica (ovvero: quella sacra parte del nostro giudizio che ci fa scandalizzare davanti alle ingiustizie) per evitare di dispiacere a qualcuno non serve a nulla. Si può naturalmente rinunciare a dire la propria per non andare contro nessuno, ma in questo modo ci perderemo la possibilità di far riflettere chi non la pensa così e di provare a cambiare finalmente ciò che non ci piace.

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Ilaria Arghenini

Ilaria Arghenini

Mi piace ascoltare racconti e viaggiare in treno, e questo è la causa di tutto: perché mi tocca leggere abbastanza da dover porre ad altri le domande che restano, e a volte trascrivo quello che ne scaturisce. Vivo in un piccolo paese della bassa lombarda, ho studiato lingue e letteratura, sto poco ferma, amo poco le foto e molto the Killers.

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