Fight Club 2: Tyler è vivo, ma Palahniuk?

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Dettaglio della copertina di Fight Club 2

Dettaglio della copertina di Fight Club 2

È uscito il 6 ottobre in Italia, per Bao Publishing, l’atteso seguito del transmediale Fight Club, il romanzo di Chuck Palahniuk che molti conoscono grazie alla trasposizione cinematografica omonima di David Fincher. Dopo essere nato sulla carta e reincarnatosi sullo schermo, Fight Club vede dunque continuare il suo fortunato destino nei disegni di Cameron Stewart. Il risultato? L’unico aggettivo che potrebbe definirlo è “complesso”. Cercherò di spiegare il perché senza fare spoiler.

Fight Club 2 inizia mettendo a proprio agio il fan accanito, con riferimenti a ciò che è già noto e il ritorno di elementi estremamente familiari. Già girando appena una pagina, però, ecco che fa la prima comparsa una soluzione aliena che poi successivamente si ripeterà spesso: sui disegni, privi di qualunque velleità iperrealistica, si poggiano due capsule bicolori (queste invece estremamente verosimili) che coprono il volto di Marla, come fossero del lettore stesso, che distrattamente le ha lasciate cadere sul foglio. Agiscono come una sorta di censura e, in quanto tale, impediscono di conoscere.

Siamo ancora nel primo capitolo quando la storia si ripete. Questa volta Marla recupera un mazzo di rose da cui cadono alcuni petali, che acquisendo una dimensione fisica e autonoma al di fuori delle vignette finiscono per coprire i dialoghi e le espressioni dei personaggi. Il tutto si fa però ancor più articolato (e in un certo qual modo realistico) quando sono gli effetti sonori – i vari barkblampow – a coprire i balloon, come se appunto il rumore sovrastasse le parole. Perché? Lo capiremo più avanti. Basti per ora sapere che questo non è un espediente atto a creare suspense, a lasciare che la trama si dispieghi da sé piano piano nascondendo al lettore, esterno, alcuni elementi che si rischia troppo prematuramente di svelare. È qualcosa di ben più originale.

Non bisogna aspettare molto perché il narratore si manifesti, come dire, fisicamente nel fumetto. È Chuck Palahniuk in persona a intervenire e, da bravo paroliere, fa il suo ingresso proprio applaudendo a una line di Sebastian. Intanto Tyler (che sì, è vivo più che mai) diffonde il suo nichilismo in giro per il mondo. Non dimenticatevi della natura estensiva e contagiosa della sua presenza, perché vi tornerà utile.

Palahniuk ritorna poco dopo non più come personaggio, ma in quanto scrittore “Dio” in persona. È questa volta Marla a entrare in contatto con lui, facendo irruzione durante una riunione del “klub di scritura” (sic!) tenuto dagli sceneggiatori, a cui il personaggio si rivolge per chiedere spiegazioni. L’ingresso in questa dimensione metanarrativa viene interrotto rapidamente dallo scrittore con un «Non chiamare a meno che la trama non rallenti». E rallenterà. È una soluzione a modo suo brechtiana (sarà un caso se il commediografo viene infatti citato?).

Ci avviciniamo sempre più al capire il perché di quelle che prima ho definito “censure” e nel farlo se ne verifica una che è tale per davvero, seppur aspramente satirica. Alla fine del quarto capitolo, infatti, un sanguinolento scontro viene interrotto dall’apparizione sulla carta del bollino della Comics Code Authority. Di violenza, infatti, ne abbiamo vista già molta e ormai sembra inconcepibile la potenziale esistenza di un contenuto tanto più forte da dover addirittura essere oscurato.

Facciamo un salto in avanti, direttamente nell’ottavo capitolo, per risolvere l’enigma. Qui torniamo dal nostro Palahniuk, che trovata la causa che ha permesso la sopravvivenza di Tyler (quando parlavo di una presenza “contagiosa” lasciavo un indizio, ma non anticiperò nulla) si sente chiedere “Come lo risolvi?”. Chuck, però, non lo sa. Ecco, la difficoltà dello scrittore, ora esplicita. Di buchi nella trama ne avevamo già visti tanti, ma erano mascherati (letteralmente). Ora, invece, Palahniuk non solo ammette di non saper gestire il suo potere, ma lo cede. L’epilogo sarà infatti una sorpresa, così come lo sarà l’inserimento di una proposta di finale alternativo per il libro.

Quindi, Fight Club 2 funziona? Come già detto, è un lavoro complesso, con una struttura narrativa articolata su più piani che lo rende estremamente interessante. D’altra parte va detto che è proprio nella sua stessa costruzione, oltre che nell’effettiva narrazione, che il fumetto sancisce la “morte” del narratore stesso. Tyler vive, ma Palahniuk no. Lascia il racconto sospeso, diventa personaggio, perde potere, ne viene completamente privato: delega, dunque muore. Non è quello che ci si aspetta da un fumetto che, caso particolare, punta tutto più sul nome dello sceneggiatore che del disegnatore (Cameron Stewart), autore di un lavoro davvero pregiato. Un vero piacere per gli occhi, crudele e primitivo.

Sebbene Stewart non diventi personaggio, il protagonista non è chi ci saremmo aspettati ma lui e per un attimo, nel finale, troverà anch’egli la sua autonomia rispetto alla volontà dello scrittore. Palahniuk viene dunque oscurato dal mezzo stesso, dal fumetto, che lo disarciona proprio in quanto scrittore. Non c’è spazio per lui e quanto gli viene concesso è solo illusorio, perché il vero potere non è nelle sue mani. Per sapere chi conquisterà le redini, non vi rimane che leggere Fight Club 2.

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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