Una forza indomabile: la natura

0
Norcia devastata dal terremoto

Norcia devastata dal terremoto

Negli ultimi due mesi il nostro paese è stato sorpreso da una moltitudine di scosse di terremoto alquanto violente, a partire da quel fatidico 24 agosto, giornata nella quale paesi come Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto sono letteralmente scomparsi. Il culmine è stato raggiunto nella domenica appena trascorsa. Un terremoto che ha cambiato la vita di molte persone, un terremoto di intensità pari a 6.5 gradi della scala Richter. Posso soltanto immaginare il terrore, lo sgomento e l’angoscia di tutta questa gente; ecco, forse posso provare a immaginare, immedesimandomi in quegli attimi di terrore puro che nel giro di pochi secondi hanno investito la vita di molte persone in una domenica mattina come tutte le altre.

Immagino il letto che si muove, che ha cominciato a cullarmi; immersa nel tepore dell’assopimento mattutino proverei piacere a lasciarmi coccolare da quel movimento ondulatorio che, storditamente, penserei si fermi di lì a poco.

Sono le 7:41 del mattino, una domenica mattina che, col passare dei secondi, mi accorgerei differire da tutte le altre. Il letto continua a muoversi, apro gli occhi, mi sveglio e mi rendo conto che il responsabile di tutto questo non sono io, non è mia sorella, non è mio padre, non è l’uomo: è la natura. Quella natura che ogni tanto bussa alla porta dei nostri pensieri per sussurrarci “ci sono anche io”. Quella natura indomabile che l’uomo ha cercato di rendere quanto più agevole possibile ai propri bisogni; quella natura che, in occasioni come questa, ci rende del tutto impotenti di fronte alla sua forza esorbitante.

Assonnata, stanca e ancora non del tutto cosciente di quello che sta accadendo, mi alzo dal letto e prevaricata da un profondo senso di paura e smarrimento cerco una via di fuga; mi rintano in un angolino di casa, quello vicino al pilastro, sperando che ceda per ultimo, che il tremolio cessi il più presto possibile, che tutto vada per il verso giusto. Immagino proprio quello che farei se mi trovassi in una situazione simile.

Sperare diventerebbe nel giro di pochi secondi l’unica cosa da fare. Dentro di me ho un miscuglio di sensazioni difficili da spiegare. Sensazioni che soltanto chi ha la sfortuna di trovarsi in una situazione terrificante come questa può comprendere. Ansia, paura, timore, impotenza. Ecco, ci terrei a soffermarmi su quest’ultima parola: impotenza. Nove lettere che riassumono in breve quegli attimi vissuti, attimi in cui la terra sembra sfuggirci da sotto i piedi facendoci perdere il controllo delle nostre azioni.

Con la testa fra le mani, rannicchiata a terra in un angolino, tiro un sospiro di sollievo quando finalmente mi rendo conto che la porta ha smesso di far rumore, che i libri non cadono più dalla scrivania, che il tetto ha smesso di scricchiolare. Con una singolare prontezza metto le pantofole, prendo il cellulare e ancora in pigiama mi precipito giù dalle scale, le percorro velocemente pregando Dio che un’altra potente scossa non mi sorprenda.

Immagino di uscire fuori: vedrei uno scenario disastroso. Gente impaurita che corre per strada; chi piange, chi è tutto bianco in volto, chi con lo sguardo perso guarda impassibile tutto ciò che lo circonda.

Il mio paese è ridotto in macerie, penserei. Il mio paese, quello in cui ho vissuto una vita intera, non esiste più.

Volgo lo sguardo verso la mia casa; è ridotta male, piena di crepe che la percorrono, i cornicioni sono crollati del tutto. Non so che fare, non so dove andare. Infreddolita cammino per le strade di quel paese. Non sono più le stesse. Provo a usare il cellulare per accertarmi che tutti i miei parenti, i miei amici, i miei conoscenti stiano bene. Accidenti! Non funziona, le linee sono bloccate, gli allarmi delle auto sono impazziti. Presa dalla rabbia e dallo sgomento comincio a piangere.

Giuro che non volevo farlo. Giuro che volevo mostrarmi forte di fronte a tutto questo, volevo dare forza a tutte le persone che mi sono vicine ma niente, le lacrime sono diventate un po’ come gli allarmi delle auto, ingestibili. Continuano a scivolarmi sul viso e nel contempo, colta da un brivido di freddo, mi stringo forte come per darmi sollievo.

«Prendi cara, questa ti terrà al caldo per un po’». Una voce sconosciuta mi ha appena sussurrato queste poche parole, doveva essere “uno” della protezione civile. Mi ritrovo con una coperta fra le mani, la poggio sulle spalle e ringrazio Dio che esistano ancora persone disposte ad aiutare gli altri senza chiedere nulla in cambio.

Mi siedo sulle scale della chiesa che frequentavo ogni domenica. Comincio a riflettere su tutto quello che mi è accaduto nel giro di poche ore; la vita è cosi strana, mi dico. Questione di secondi e boom, perdi tutto quello che hai costruito faticosamente per una vita, i sogni, le aspettative e i progetti futuri vanno completamente al rogo. Comincio a pensare ai momenti in cui mi sono lamentata per cose di poco conto, sciocchezze a cui davo un peso molto maggiore di quello reale. Mi rendo conto di quanto sia stata stupida in quei momenti a non apprezzare ciò che avevo, a non godermeli.


Questa è stata una piccola ricostruzione che ho voluto proporvi di quanto accaduto nel cuore del nostro paese, squassato dai terremoti da due mesi a questa parte.

Pur non potendo comprendere in prima persona ciò che si prova in una situazione del genere, non avendola vissuta, posso provare a immaginare.

Il nostro paese sta tremando, sta facendo sentire la sua forza; chi siamo noi per fermarlo?

About author

Francesca Castellano

Francesca Castellano

20 anni, studentessa di lettere moderne, amante dei libri, della letteratura, della musica. Sogno di diventare docente o chissà, disoccupata a tempo pieno.

No comments

Potrebbero interessarti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi