In guerra per amore, un film... genderless [ANTEPRIMA]

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In guerra per amore. In foto, Pif e Miriam Leone

In guerra per amore. In foto, Pif e Miriam Leone

Sono uscita di casa per dirigermi al cinema Adriano di Roma, dove si sarebbe tenuta l’anteprima di In guerra per amore, con strati e strati di vestiti che però non bastavano a riscaldarmi. Quando circa mezzora dopo sono arrivata a destinazione, il sole era già abbastanza alto da costringermi a spogliarmi (parzialmente, s’intende). Insomma, ero lì a maledire questo clima lunatico sperando che, contrariamente, Pierfrancesco “Pif” Diliberto facesse proprio quel buono e cattivo tempo di cui parlano i detti popolari; che fosse cioè capace, dopo il godibilissimo esordio di La mafia uccide solo d’estate, di tenere la situazione sotto controllo. Grossomodo, non posso dire di essere stata delusa.

La trama un po’ surreale (ma a ben vedere poi nemmeno troppo) del film gioca sulla confusione tra tragico e comico, didattica e intrattenimento, come lo stile di Pif ci ha ormai abituati già con Il Testimone. A fine proiezione è impossibile dire se si è appena visto una commedia o un dramma. Ogni definizione rimane superflua per questo lungometraggio “genderless“, non identificabile, come la moda degli ultimi anni. In guerra per amore non vuole infatti darsi un tono ben definito, ma punta a ironizzare dove possibile e a bloccare di tanto in tanto l’ilarità per ricordare allo spettatore il contesto che gli è stato messo di fronte, con tutte le sue terribili e ancora percepibili conseguenze e, come nel lungometraggio precedente, si finisce per comprendere il ruolo ingestibile (per quanto massivo) della mafia nella nostra vita.

Ad accompagnare il racconto, una regia che non resta sullo sfondo ma che fa sentire la sua presenza con scelte talvolta anche articolate e di una certa spettacolarità. Il montaggio ha anch’esso il suo ruolo espressivo e dà il meglio di sé in un momento in particolare, in cui si creano analogie visive formali e contaminazioni sonore e temporali (ricercarlo nel film non vi risulterà affatto faticoso). È evidente come Pif compia un decisivo passo avanti, una maturazione forse inconsapevole, involontaria, ma che è sicuramente frutto della precedente esperienza sul set. In altre parole, questo lavoro lo consacra realmente regista e creativo.

La fotografia di Roberto Forza, caratterizzata da rossi e blu particolarmente vividi, ricorda una versione più “soft” di quella del The Aviator di Scorsese (2005). Questa scelta favorisce l’allontanamento da una dimensione puramente storiografica – che sarebbe invece stata assecondata da una colorazione più cupa e naturale – ed è per questo che si rivela essere particolarmente adatta a un film dal genere, come già fatto notare, quasi indefinibile e che dunque come storico non vuole e non può essere univocamente identificato. Non proprio azzeccatissimo, invece, l’uso nelle scene notturne del viraggio blu, cioè di quell’effetto notte troppo vintage perfino per un film ambientato durante la seconda guerra mondiale.

Tra gli interpreti spiccano per notorietà Miriam Leone, Andrea Di Stefano (Vita di Pi) e Maurizio Marchetti (già visto in La mafia uccide solo d’estate) e Stella Egitto, quest’ultima in particolare intensa ed emozionante. A sorprendere sono però soprattutto i meno celebri Sergio Vespertino e Maurizio Bologna, interpreti di una coppia di amici reietti, l’uno cieco e l’altro zoppo, destinati a conquistare il pubblico con la loro per nulla banale o macchiettistica simpatia e caratterizzazione.

Promosso a pieni voti, per la sua capacità di coinvolgimento e le sue qualità tecniche e tematiche, In guerra per amore arriverà al cinema a partire dal 27 ottobre e sarà una grande sorpresa.

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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