Quadri che tanto non valgono niente

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La spiaggia di Scheveningen prima di una tempesta, Vincent van Gogh (1882)

“Non è possibile che un uomo debba rischiare per una manciata di soldi. Per due verdure della sera sul vecchio tavolo di legno”. Julie scruta l’orizzonte preoccupata. Non potrebbe restare a casa? Deve davvero partire?

Se lo era chiesta anche quella mattina, quando il ticchettio dei rami l’aveva svegliata prima dell’alba. Era tutto buio, ma a lei pareva di vedere con nitidezza gli alberi piegati dal vento. Pregava che lui non si svegliasse e si ripromise di non dirgli nulla al risveglio. Che non avrebbe colto disapprovazione nel suo silenzio. Avrà paura anche lui, pensava.
Margaret segue la barca con lo sguardo. Conosce bene la battaglia interiore di Julie. Ma cosa può dire? Ci è passata anche lei così tante volte. I pensieri corrono sul filo tagliente dei ricordi di chi il mare ha preso con sé. Ma non ci deve pensare, non ci deve pensare. Non sono persone di molte parole, non le dirà nulla. Ma vuole farle capire che sa. Vuole tenerle stretta la mano finché la barca rimarrà davanti ai loro occhi. Si sono appena sposati, chissà quanta paura ha lei. Margareth lo sa.

Persino il vecchio Hans si è fermato. Lui, che non perde mai tempo.

Il rombo del mare copre ogni suono, né lui né lei si dicono nulla. Sanno. Il mare è un amico di lunga data, ma fedele a nessuno. La barca diventa ogni istante più piccola. Julie non vuole pensare. Andrà tutto bene, si ripete.

La bandiera sventola furiosa, picchiata dal vento. Trattiene i capelli in balia dell’aria gelida, concentrata solo sui suoi occhi. Si accorgerà che si sta allontanando dalla riva? Hans accarezza la criniera del vecchio amico. Fa freddo.

Vincent osserva la scena da qualche minuto. Non sente il sale sul viso, non sente i granelli di sabbia che graffiano le guancie. “La gente ricca nelle grandi città si riunisce in teatri per provare qualche emozione mentre qui c’è così tanta umanità”, pensa. Un tuffo al cuore. “Questa sarà una mia tela”.

La spiaggia di Scheveningen prima di una tempesta è una delle due tele ritrovate qualche giorno fa dopo che dal 2002 non se ne aveva più notizia. Tenute in una delle case di Raffaele Imperiale, ras del narcotraffico ora latitante a Dubai. Nascoste in una cassaforte. Avvolte in due strappi di stoffa. La seconda rappresenta la congregazione che esce dalla chiesa di Nuenen. Come ha spiegato a Napoli in conferenza stampa Axel Ruger, direttore del museo Van Gogh, “È unica nel suo genere e ha un particolare valore affettivo perché il pastore di quella chiesa era il papà di Van Gogh”.

Quadri trattati come denaro. Rubati, tenuti nascosti, persino danneggiati (la vernice nell’angolo in basso a sinistra de La Spiaggia di Scheveningen si è rotta su una superficie di circa 5 x 2 cm). Eppure, non esiste legge che condanni chi li ruba.

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite di Vienna, il traffico illegale di opere d’arte è il quarto business internazionale della criminalità organizzata (dopo commercio di droga, di armi e di prodotti finanziari).

Thomas Bazley, professore dell’Università della Florida autore di Chrimes of the art world, riferisce che il 90% delle opere rubate non viene ritrovato. Essendo difficile reinserirle nel mercato o comunque in strutture ufficiali, spesso rimangono nascoste in case o in casseforti.

Nell’autunno 2011 venne proposto da Giancarlo Galan, ministro dei beni culturali, un disegno di legge che inasprisse le conseguenze del furto di opere d’arte. Nessuno però si è mai preoccupato di renderla legge. Perché ci congratuliamo (giustamente, eh) con chi ha ritrovato i quadri nella casa del boss ma non c’interessa che chi trafuga opere di valore non rischi nulla?

Lo so che non siamo tutti interessati all’arte e che ci sembra molto lontana dalle nostre vite, ma quando ho visto la foto dell’opera in un articolo di giornale sono rimasta folgorata. La scena sulla spiaggia mi è apparsa davanti agli occhi, nitidissima. Come se fosse un film.

Magari siete appassionati di cinema. Similmente un quadro veicola emozioni, sensazioni, immagini, a volte messaggi. Ogni tela è unica e farla sparire significa impedire agli altri di conoscerla (e infatti, nonostante sia stata a diverse esposizioni di sue opere, questa non l’avevo mai vista). L’idea che qualcuno possa farlo e non essere perseguito (tenendosi quindi il quadro appeso in salotto) mi sembra una prepotenza abbastanza grave.

E allora perché nessuno fa niente?

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Ilaria Arghenini

Ilaria Arghenini

Mi piace ascoltare racconti e viaggiare in treno, e questo è la causa di tutto: perché mi tocca leggere abbastanza da dover porre ad altri le domande che restano, e a volte trascrivo quello che ne scaturisce. Vivo in un piccolo paese della bassa lombarda, ho studiato lingue e letteratura, sto poco ferma, amo poco le foto e molto the Killers.

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