The Get Down: the Seventies, il Bronx e la musica

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Una scena di The Get Down

Siamo nel 2016 e il 70% delle persone, forse anche di più, utilizza Netflix per passare una piacevole serata guardando film o serie tv. Questo Netflix lo sa, infatti ne approfitta per comprare film e serie e pubblicarli come Original. Già con Stranger Things abbiamo appurato che questi Original non sono niente male; con The Get Down confermiamo l’utilità di Netflix.

Ideato da Stephen Adly Guirgis e Baz Luhrmann, uno dei miei registi preferiti, pubblicato su Netflix quest’anno, questa serie è la storia della musica soul e disco degli anni Settanta nel South Bronx. Il New York Times lo considera “la West Side Story con rapper e disco queens”, ed effettivamente è così. Si parla di musica in primis, circondata da storie di amicizia, amore, guerra, politica, vita. Le scene fittizie di alcuni luoghi si accostano a riprese originali di quel periodo, creando un contesto che cerca di rendere tutto il più realistico possibile. I colori di questa serie si rifanno molto ai colori preponderanti di quegli anni: il color mattone, l’arancione, il rosso, il jeans, colori sgargianti, caldi e scintillanti. Si respira seventies da ogni angolazione della cinepresa.

Come ben sapete, però, Baz Luhrmann non crea mai film realistici e ben piantati nella normalità, anzi, esalta emozioni e situazioni fino a un livello che travalica la realtà, dando una patina irreale e finta a quello che si vede. Lo stesso succede con The Get Down: una storia che tocca nel profondo, perché le emozioni sono messe in risalto in maniera quasi assurda; la drammaticità, la suspense, la tensione sessuale e amorosa, i primi piani da film western, tutto ciò sono le caratteristiche principali di un film di Luhrmann, che vengono ripetute anche in questa serie. Attori giovanissimi e non, veramente bravi, che si calano nella parte con grande maestria, ma che lottano nel loro personaggio, di cui ci ricordiamo soprattutto gli umori.

In questi primi sei episodi la musica diventa il veicolo delle emozioni e sensazioni dei personaggi principali: si passa dal soul al rap in poco tempo, facendo un parallelo tra le vite dei due ragazzi, una specie di Romeo e Giulietta musicale, in cui Giulietta (Mylene) è portoricana e canta soul e gospel, mentre Romeo (Ezekiel) è un ragazzo talentuoso, intelligente, che riesce a mettere insieme un tirocinio e il rap. Gli altri personaggi sono fondamentalmente un contorno che li aiutano a seguire i loro sogni e passioni.

Probabilmente  il motivo per cui questa serie ancora non sia diventata un fenomeno come Stranger Things o Narcos sta proprio nella regia di Luhrmann: la mancanza di rilievo che hanno i personaggi stessi invece che le loro emozioni e un briciolo di realismo nella storia, che è proprio il motivo per cui le persone di affezionano e seguono le serie. Aspettiamo i prossimi sei episodi, sperando migliorino quel pelo in più per farci appassionare veramente.

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Carmen McIntosh

Carmen McIntosh

Nata nel 1992 e divisa tra gli USA e l'Italia, Carmen impara prima a scrivere che a parlare. Studentessa di Lingue, si nasconde dietro grandi occhiali, libri ancora più grandi e dentro a maglioni enormi. Crede nelle vibrazioni positive di un sorriso e di una risata. Crede anche nell'amore e nei sogni. Carmen è alla perenne ricerca della felicità.

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