Meglio fumetti contro o senza stereotipi di genere?

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I fumetti, come ogni forma d’arte, riflettono i cambiamenti della società. Ma cosa succede quando sono gli artisti ad abbracciare il progresso per cercare di contribuire a imprimere un cambiamento nella società? È quello che hanno fatto tanti fumettisti proponendosi di raccontare storie senza stereotipi di genere.

Ho conosciuto alcuni di questi artisti a Bologna, in occasione del festival del fumetto BilBolBul, giunto alla sua decima edizione con un programma di eventi ricco e variegato. Uno di questi è stata la “tavola rotonda” presso palazzo Magnani dal titolo È possibile raccontare storie senza stereotipi di genere?.

L’incontro è stato moderato da Elisa Coco, una dei responsabili di Comunicattive («una realtà gender oriented»), che ha spiegato la volontà di parlare di sessismo e stereotipi in occasione della giornata contro la violenza sulle donne. Il lavoro degli artisti ospitati è stato diversificato, e questo è un bene perché ci fornisce tanti spunti di riflessione.

  • Cristina Portolano ha presentato il suo libro Quasi signorina, che affronta in maniera semi-autobiografica il tabù delle mestruazioni e dei cambiamenti biologici femminili.
  • Matthias Lehmann ha raccontato di quanto sia stato sempre interessato nel vedere come la società si aspetta che rispondiamo al nostro sesso biologico (cioè come dobbiamo diventare “buoni” maschi e “buone” femmine). Questo interesse si è trasformato nella graphic novel La favorita, la storia di un bambino cresciuto dai nonni come una bambina. “Ma anche la nonna è vittima di violenza di genere – precisa l’autore – quindi il confine tra vittima e carnefice di questa violenza di genere non è così definito!”.
  • Alice Milani e Silvia Rocchi hanno creato insieme Tumulto, la storia a fumetti del loro viaggio in moto nella Ex Yugoslavia. Un racconto “sincero”, con i tanti incontri che le hanno colpite, personaggi maschili variegati e senza stereotipi, un’umanità senza le maschere del perbenismo.
  • Sarah Mazzetti ha parlato di Linus e di Teiera, un’etichetta di autoproduzioni, e ha raccontato come, nel tentativo di risolvere un problema di discriminazione, spesso si pensa di mobilitare soltanto le donne, rinforzando l’idea che il femminismo sia un problema “solo femminile”. Ricondurre la battaglia per la parità alle donne è un errore reazionario, che ci pone di fronte al problema del femminismo separatista, più sentito che mai in questo giorno dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne. Irene Facheris, fondatrice e coordinatrice del progetto Bossy, ha parlato di questo argomento in un recentissimo video.
  • Pietro Scarnera si è presentato in quanto co-fondatore di Graphic news, il primo sito italiano di graphic journalism (giornalismo a fumetti, sostanzialmente). È tutto da scoprire il futuro dell’informazione e lo spazio che questa tendenza ricaverà nella vasta rete di possibilità.
  • Sara Garagnani e Camilla De Concini, nel libro Via del gambero 77, evidenziano le costruzioni della società patriarcale che pongono le basi per la discriminazione di genere. Tra gli altri obiettivi, cercano di far rivalutare il termine “femminismo”. Questo tema è stato trattato anche in un articolo di Bossy.
  • Nicolò Pellizzon omaggia Patti Smith con Horses, un fumetto che intreccia i cliché per poterne prendere le distanze. Le sue tavole sono in mostra per pochi giorni presso la galleria ONO arte contemporanea. L’autore ha manifestato la sua propensione per le storie classiche nel tentativo di evitare gli stereotipi, rispetto alle storie che vertono proprio sul tema della lotta contro gli stereotipi di genere. Secondo Pellizzon, «se il lettore non si aspetta di trovare elementi che si distanziano dai cliché sessisti, riesce ad assimilarli di più».

Il tema su cui vi lascio riflettere è questo: se un libro è palesemente gender oriented o una storia si allontana troppo chiaramente dagli stereotipi di genere, avrà un certo tipo di lettori che si aspettano di leggere quella determinata storia contro gli stereotipi.

Allora, forse, il modo più efficace per modificare l’immaginario collettivo circa i modelli e i ruoli di genere con il fumetto è attraverso storie “normali”, in maniera più silenziosa, magari semplicemente attraverso un uso antisessista dei termini, evitando che tutti i personaggi siano stereotipati nel loro essere “buoni” maschi e “buone” femmine per la nostra società.

Allora, forse, un lettore impreparato a leggere un fumetto senza stereotipi, può aprire il suo volume e lasciarsi plasmare più o meno consapevolmente, stupendosi di quanto possa essere variegata e personale l’esperienza di vivere la propria identità di genere.

Quindi meglio un fumetto contro gli stereotipi di genere o un fumetto senza stereotipi di genere? A voi lettori l’ardua sentenza.

About author

Milena Vesco

Milena Vesco

Nata ad Alcamo, in Sicilia. Ha preso molto sul serio il fatto che "in principio era il Verbo" e adesso studia Comunicazione a Bologna. Ambisce ad ottenere il Guinness World Record per il maggior numero di collant sfilati, ma il suo obiettivo principale è diventare ogni giorno se stessa.

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