Wycon aiuta i centri antiabortisti?

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Wycon - No more tears

Wycon – No more tears

Wycon contro la violenza sulle donne: vengono lanciati sul mercato un mascara e un eyebrown chiamati No more tears e il ricavato delle vendite andrà al Centro Aiuto alla Vita (CAV) dell’ospedale Buzzi di Milano. “Per aiutarle psicologicamente ed economicamente, durante le maternità difficili”, si legge in un post (ormai rimosso) della pagina Facebook dell’azienda. Ma cosa sono davvero i CAV?

Sul sito del Movimento per la Vita è possibile trovare una breve presentazione della loro attività. Si legge che questi centri “aiutano a nascere” e che “Più delle operatrici dei Centri, sono quei bambini e le loro mamme […] che potrebbero raccontare storie drammatiche – quasi tutte, però, a lieto fine – di speranze perdute e ritrovate, di fiducia smarrita e restituita. E nessuna mamma ha mai rimpianto la scelta fatta di tenersi il proprio bambino. Invece diverse donne che avevano abortito, sono spesso diventate entusiaste operatrici dei Cav. Anche molte donne che hanno fatto ricorso all’aborto sono state accolte e aiutate anche psicologicamente a superare le loro difficoltà”. Si descrivono inoltre come “associazioni di volontari, apartitiche, di ispirazione cattolica, facenti parte del Movimento per la Vita”.

I CAV, in altre parole, molto spesso non si limitano a offrire aiuto alle gestanti in difficoltà, ma cercano di convincerle a non abortire quando “non sembrano convinte”, come leggiamo anche in una testimonianza pubblicata su Il Giornale nel 2013. Ma nessuna donna compie un aborto a cuor leggero. Chi si avvicina a una simile scelta è spaventata, fragile e molte volte sola, quindi anche facilmente plasmabile.

“L’aborto […] è una scelta talmente delicata e intima che è veramente un controsenso che persone terze facciano pressioni per convincere una donna, già in un momento in cui è debole e confusa”, scrive Manuela. Anche un’altra blogger, Elena, ci lascia una testimonianza che riguarda l’attività dei CAV: “Mi informai su cosa fossero i CAV, e […] nonostante fossi giovane, rabbrividii e ammetto che mi fece anche un po’ paura. Cosa sarebbe successo se avessi mai avuto la necessità di abortire? O se fosse accaduto a una persona a me cara? Il tempo mi ha dato risposta perché un’amica […] andò a farsi fare un’ecografia presso un consultorio che si scoprì in seguito fosse un CAV. Le chiesero milioni di cose, tra cui se mai le passasse per la testa di abortire, se fosse stata a favore della ru486 e molto altro. Le dissero che si trattava di una ciste e lei, povera stolta ragazzina, riuscì a tranquillizzarsi (ma la ciste va curata…). Poco dopo la chiamarono per informarla della meravigliosa notizia: quello che si vedeva era un feto, non una ciste. Ma ormai che vuoi farci, era già al quarto mese”.

Wycon intanto ha eliminato i commenti critici dalla sua pagina Facebook e ha precisato che il progetto è realizzato “in collaborazione esclusiva con il CAV dell’Ospedale Buzzi di Milano, che vede tra i fondatori il Dott. Mauro Buscaglia, principale sostenitore in Italia della legge 194 sull’aborto (non collaboriamo con altri CAV Italiani, dai quali prendiamo ogni distanza in merito a posizioni anti-abortiste)”. I termini con cui è stata presentata l’iniziativa restano però poco chiari e intanto non ci resta altro da fare che diffondere queste informazioni. Voi cosa ne pensate?

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