Barbie nel piccolo e grande schermo: dal rifiuto al live action

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Immagine tratta da Barbie and The Sensations: Rockin' Back to Earth

Immagine tratta da Barbie and The Sensations: Rockin’ Back to Earth

Barbie, oltre ad essere la più venduta, la più famosa e la più amata bambola del mondo, nella cultura pop è un’indubbia icona di stile. Infatti, tra tutti i lavori che ha fatto, il primo è anche quello che la contraddistingue maggiormente: Barbie è innanzitutto una fashion model. Molto spesso è stata la bambola a seguire il trend e rappresentare il gusto e l’atmosfera dei vari periodi storici, altre volte ha dettato un trend, prestandosi come modella per i maggiori stilisti (Dior, Moschino, Yves Saint Laurent, Versace e tantissimi altri).

Ma ovviamente Barbie non è solo il suo armadio griffatissimo. Sin dalla sua nascita, nel 1959, si è impegnata per essere anche un’icona di emancipazione, riflettendo di anno in anno l’immagine femminile nel cambiamento sociale, spesso precorrendo i tempi: non si è mai sposata, è stata Presidentessa degli Stati Uniti (con un preciso programma politico stilato dalla Mattel), astronauta, ambasciatrice Unicef, atleta olimpionica, soldato, supereroina, pilota di auto da corsa e il suo curriculum conta in tutto circa 150 professioni diverse. Soprattutto, ha fatto tutto questo con stile, senza mai rinunciare all’espressione estetica della sua femminilità e della sua personalità esuberante, da vera bionda.

La mia filosofia di Barbie ha fatto sì che, attraverso la bambola, la bambina potesse essere qualunque cosa desiderasse. Barbie ha sempre rappresentato il fatto che una donna può scegliere. Tutto è possibile.

Ruth Handler, creatrice di Barbie

In questo periodo si sta parlando tantissimo di un progetto della Sony che vede Barbie protagonista di un film live-action. Sarà un rischioso debutto per Barbie, che potrebbe danneggiare il messaggio che la bambola si propone di dare. Prima di comprenderne il motivo, ripercorriamo insieme la storia cinematografica di Barbie e i diversi modi in cui è apparsa nei nostri schermi.

Una rock star… nello spazio?

La prima collaborazione tra Barbie e la settima arte risale al 1987, quando vengono creati due cortometraggi venduti in VHS per pubblicizzare la collezione Barbie and the Rockers.

Nel primo corto, Barbie and the Rockers: Out of this World, la rock band di Barbie completa un tour mondiale e decide di esibirsi nello spazio per promuovere la pace nel mondo.

Nel sequel Barbie and The Sensations: Rockin’ Back to Earth la band, durante il viaggio di ritorno, attraversa un tunnel temporale e, una volta atterrata, capisce di essere finita inavvertitamente nel 1959, ma per fortuna tutto si risolve per il meglio. Il gusto fantascientifico, in pieno spirito anni ’80, omaggia Ritorno al futuro e il setting da musical anni ’50 ripercorre il terreno spianato da Greese.

La saga di Toy Story e la fortunata manovra commerciale

Barbie esordisce sul grande schermo nel 1999 con Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa.

Il regista John Lasseter avrebbe voluto inserire Barbie già in Toy Story – Il mondo dei giocattoli come innamorata del protagonista Woody, ma la Mattel si rifiutò di concedere i diritti alla Pixar con la seguente motivazione: «La filosofia di Mattel è quella di far sì che le ragazzine, mentre giocano con la bambola, possano proiettare la loro personalità su di essa. Donandole una voce, si creerebbe un character che forse non corrisponderebbe a tutti i sogni e le aspettative delle bambine».

La giustificazione potrebbe sembrare ambigua visto che, al momento della richiesta di Lasseter, Barbie era già stata protagonista di due cortometraggi. Tuttavia va osservata un’essenziale differenza: in Toy Story Barbie non sarebbe più stata “interprete” di un personaggio, ma avrebbe rivelato una personalità in quanto giocattolo.

In ogni caso, dopo aver valutato gli incassi del primo film e dopo aver visto l’incredibile aumento delle vendite dei giocattoli apparsi nel capolavoro Pixar, la Mattel mise “misteriosamente” da parte i suoi principi e acconsentì alla vendita dei diritti per gli altri capitoli della saga.

Per Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa venne appositamente creata Barbie Guida Turistica, che resta, però, un personaggio secondario per lo sviluppo della trama. È nel terzo capitolo della saga che Barbie diventa un personaggio chiave e questa volta avrà al suo fianco l’eterno fidanzato Ken. Infatti in Toy Story 3 – La grande fuga (2010) assistiamo all’incontro di due versioni anni ’80 delle bambole (Great Shape Barbie e Animal lovin Ken), ma appaiono anche tantissimi vestiti e accessori di altre versioni.

Barbie e Ken in Toy Story

Barbie e Ken in Toy Story

La serie di film tra alti e bassi

Il primo vero e proprio lungometraggio che vede Barbie come protagonista è Barbie e lo schiaccianoci (2001), ispirato dal racconto di Hoffmann Schiaccianoci e il re dei topi, frutto della felice unione di due tecniche d’animazione: la computer animation 3D e la motion capture.

La grafica tridimensionale è figlia della rivoluzione operata proprio da Toy Story, il primo lungometraggio d’animazione realizzato interamente con questa tecnica.

La motion capture, invece, è la registrazione del movimento umano, poi riprodotto digitalmente. Questo ci consente di guardare Barbie e lo schiaccianoci apprezzando la bravura dei ballerini di altissimo livello che rendono preziosissima la pellicola omaggiando il balletto di Caikovskij.

Barbie e lo schiaccianoci

Barbie e lo schiaccianoci

È un film che fa sognare, una storia senza tempo che riesce a educare a un gusto musicale insolito per i bambini. Nonostante tutti i sequel realizzati, Barbie e lo schiaccianoci è un capolavoro imbattuto (recuperatelo in buona qualità perché ne vale la pena).

Dopo questo primo successo, sono stati prodotti circa altri 30 film in cui Barbie interpreta la protagonista di storie avvincenti. Alcune sceneggiature sono basate su altre storie di grandi autori quali i fratelli Grimm, Mark Twain, Charles Dickens, Andersen e Alexander Dumas. Inoltre in altri film troviamo le musiche di Beethoven, Dvorak e Mendelssohn.

Nel tempo l’età dell’audience a cui si rivolgono i film di Barbie si è abbassata, così come la qualità dei prodotti, lasciando spazio a strutture narrative più stereotipate, semplici e ripetitive.

Barbie: Life in the Dreamhouse, la prossima serie che guarderai

Distribuita dal 2012, questa web serie di 75 episodi è di una modernità inaspettata. Ambientata nella casa dei sogni di Barbie a Malibu, racconta avventure di pochi minuti sotto forma di finto reality show, con tanto di “confessionale”.

Barbie, che vive nella casa con le tre sorelle Skipper, Stacie e Chelsea e i loro animali, è un punto di riferimento nel mondo della moda e non solo. Generosa, ottimista, premurosa, anche qui Barbie è innamoratissima di Ken, forse il personaggio riuscito meglio.

Barbie: Life in the Dreamhouse

Barbie: Life in the Dreamhouse

Tutte le personalità sono molto ben costruite e differenziate tra loro, ma Ken spicca tra tutti. È un ingegnere programmatore e inventore ma soprattutto è il fidanzato di Barbie, premuroso e romanticissimo. Il personaggio di Ken è moderno perché ironizza sullo stereotipo del maschio bianco etero, facendosi beffa delle fragilità dell’uomo che vuole apparire virile. Ken manifesta liberamente i lati più “femminei” ed emotivi del suo carattere, ma allo stesso tempo si impegna per corrispondere all’immagine di “vero uomo” per la società. Riesce ad affermare la sua virilità solo quando sa che Barbie ha bisogno di lui, diventa insicuro quando capisce che a lei non serve il suo aiuto ed entra in crisi quando viene superato dalla fidanzata nei “lavori da uomini”. Insomma: per sentirsi “maschio” ha bisogno di esprimere la sua cavalleria! È un umorismo ambizioso con pochissimi termini di paragone altrettanto audaci e trasgressivi nel mondo cinematografico (ok, The Rocky Horror Picture Show, e poi?).

Anche nella scelta dei villains, Barbie: Life in the Dreamhouse non è per niente scontato. Non c’è un antagonista fisso che ostacola Barbie, piuttosto si possono individuare tre controparti amiche-nemiche: il severo armadio-robot inventato da Ken, un misto tra Enzo Miccio e Pod di Dire, fare, baciare, e i fratelli gemelli Raquelle e Ryan, innamorati rispettivamente di Ken e Barbie. Questi ultimi sono personaggi vanitosi ed egocentrici ma non sono cattivi, il loro ruolo di antagonisti non va oltre la rivalità in amore.

L’ironia è il marchio ufficiale dello show: tante gag sono basate sulla piena consapevolezza dei personaggi di essere bambole di plastica che vivono in un mondo di plastica e non sono pochi i riferimenti alla storia di Barbie, che segue la biografia ufficiale Mattel. L’atmosfera è spiazzante e comica, mai scontata.

Chi non riesce a cogliere i riferimenti dell’universo Barbie può divertirsi a scovare le citazioni cinematografiche: Spiderman, Forrest Gump, Il Padrino… gli episodi ne sono disseminati!

Potete vedere Barbie: Life in the Dreamhouse su tutti i siti ufficiali Barbie, su Youtube o una selezione di episodi su Netflix. Non cedete al pregiudizio, vi stupirà!

Barbie: life in the Dreamhouse cita una famosa scena di Forrest Gump

Barbie: life in the Dreamhouse cita una famosa scena di Forrest Gump

Amy Shumer scelta per un live action? Per me è no.

Come ho anticipato prima, negli ultimi giorni si è diffusa la notizia che la Sony, in collaborazione con la Mattel, sta per rendere Barbie protagonista di un film live-action. Per questo impegnativo ruolo sarebbe stata scelta Amy Schumer, nota soprattutto per il suo programma Inside Amy Schumer e per la commedia Un disastro di ragazza.

L’aspetto fisico dell’attrice è lontano un miglio da quello di Barbie, eppure sembrerebbe che sia stata scelta proprio per questo motivo. Infatti il film dovrebbe raccontare la storia di una Barbie imperfetta che, non essendo accettata nel mondo di Barbie, scopre il mondo reale, dove comprende che essere unica e diversa è un pregio e non un difetto.

Sembrerebbe una rivisitazione del brutto anatroccolo, coerente con le ultime novità nella produzione di Barbie. Infatti nel 2016 la Mattel ha messo sul mercato le Barbie Fashionista Evolution, una collezione che si propone di valorizzare fisicità diverse.

Pur riconoscendo i buoni propositi Body Positive, la scelta mi lascia perplessa perché il film entra oggettivamente in conflitto con i principi originali di Barbie.

Innanzitutto il mondo di Barbie è sempre stato un luogo in cui la diversità viene accettata, molto più che nel mondo reale. Un paio di esempi:

  1. Da decenni, ormai, sono prodotte bambole di tutte le etnie del mondo, la più famosa è l’afroamericana Nikki, una delle migliori amiche di Barbie.
  2. Nel film Barbie – La principessa e la povera (2004) un gatto, che dentro si sente un cane, si sforza invano di miagolare. Barbie canta per lui: “Vedi, anche se sei un po’ strano, tu non devi cambiare, devi solo amarti un po’ di più […] non c’è niente che vorrei modificare in te, tu sei bello come sei e non devi cambiar”.

Quindi l’idea che le Barbie del “mondo perfetto di Barbie” possano far sentire inadeguata una loro compagna perché diversa è fuori luogo e offensivo verso tutto quello che Barbie ha rappresentato come portavoce della lotta contro la xenofobia. Ma forse la trama del film non è ancora abbastanza chiara per comprendere bene cosa dobbiamo aspettarci. Speriamo di aver capito male!

In secondo luogo Barbie non si è mai posta come ideale di perfezione ma, nonostante ciò, da sempre è stata accusata di essere un modello estetico. Tempo fa una delle accuse più frequenti era quella di propagandare un’immagine della donna anatomicamente poco realistica e spingere le bambine verso l’anoressia, così i designer dal 1997 hanno lavorato per rimodellare la vita e il bacino di Barbie, eliminando le giunture nell’addome e ammorbidendo le curve, finché non si ritennero soddisfatti nel 2000, con l’aggiunta dell’ombelico.

L’obbiettivo di Barbie però non è quello di proporre canoni estetici, bensì mostrare alle bambine che sono libere di essere qualsiasi cosa. Il messaggio è molto più profondo. Non a caso il motto storico di Barbie è “I can be, ripreso recentemente nelle pubblicità con l’imprecisa traduzione italiana “puoi essere tutto ciò che desideri”. Barbie non si propone per quello che appare ma per quello che può essere e, se questo messaggio non è arrivato, il problema non è la bambola fashionista ma la frivolezza delle persone che l’hanno giudicata solo per il suo aspetto.

La Mattel non ha agito difendendo i propri principi. Forse questo è sentore che non importa più ciò che pensiamo, importa quello che gli altri credono che noi stiamo pensando; non conta nemmeno come appariamo, ma come gli altri pensano che il nostro apparire significhi per noi.

Per cui le virate commerciali della Mattel non dovrebbero stupirmi più. Non dovrei restarci male se asseconda un pregiudizio sul suo giocattolo più famoso. Ma perdonatemi se ho il cuore spezzato perché rinnega tutto ciò che ha costruito pur di non prendersi l’impegno di spiegare alle persone che la xenofobia è un problema del nostro mondo, non di quello di Barbie. Se così non fosse non avremmo bisogno dell’ennesima versione del brutto anatroccolo.

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Milena Vesco

Milena Vesco

Nata ad Alcamo, in Sicilia. Ha preso molto sul serio il fatto che "in principio era il Verbo" e adesso studia Comunicazione a Bologna. Potrebbe ottenere il Guinness World Record per il maggior numero di collant sfilati, ma il suo obiettivo principale è diventare ogni giorno se stessa.

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