Before they act: prevenire gli abusi sui minori è possibile

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Quella che vi presento oggi è un’idea. Quella di Paola Piccioli e Salvatore Sclafani, due filmmaker italiani, che vogliono realizzare un documentario dal titolo Before they act. Quando mi è stato sottoposto il progetto, non ho potuto fare a meno di proporre questa intervista. Il tema che i due si propongono di trattare è infatti molto specifico e, soprattutto, rilevante: i pedofili non-offenders e la prevenzione degli abusi.

«Il nostro progetto tratta di un approccio alla prevenzione dell’abuso sessuale su minori ancora poco trattato, ovvero quello di studiare una parte della popolazione in gran parte nascosta e conosciuta: quella dei pedofili che non commettono reati e si astengono dal contatto coi bambini», scrivono i due autori sulla pagina Indiegogo del progetto. Il film si propone infatti di compiere un’inchiesta che possa dare visibilità alle scoperte scientifiche finora ottenute e voce agli studiosi che se ne occupano, oltre che alle storie di chi vive o ha vissuto il problema in prima persona.

Ho rivolto loro qualche domanda sul tema e sulle modalità di realizzazione del documentario, che è possibile finanziare mediante crowdfunding.

Il motivo per cui avete scelto di affrontare questo tema è molto chiaro: informare, educare, abbattere un tabù. Non ci avete però raccontato come vi siete avvicinati all’argomento, la “causa scatenante”.

Circa un anno siamo incappati per caso nel podcast di un’intervista diventata poi ascoltatissima e molto discussa: si trattava dell’intervista del giornalista Luke Malone a un diciannovenne, “Adam”, che raccontava di essere un pedofilo e di aver fatto uso di pedo-pornografia. A 16 anni, Adam si era reso conto all’improvviso che la pedo-pornografia era una forma di violenza per i bambini che ne erano protagonisti e, deciso a smettere, ma trovandosi completamente solo e chiuso nel suo segreto, aveva deciso di chiedere aiuto a una terapeuta. Purtroppo, però, normalmente i terapeuti non hanno una formazione su questa parafilia e la sua aveva reagito in maniera molto aggressiva, condannando il ragazzo e passandolo all’unica forma di terapia esistente che si avvicinasse al suo problema, ovvero un percorso per chi è dipendente da pornografia.
Per fortuna Adam ha trovato un grande sostegno in sua madre, alla quale ha raccontato tutto, e ha deciso di formare un gruppo di supporto online per giovanissimi pedofili che non hanno mai commesso abuso e che hanno rinunciato alla pedo-pornografia. In questo gruppo si incoraggiano l’un l’altro e si supportano nel vivere una vita intera senza cedere alla loro inclinazione sessuale. Questo è l’unico modo in cui possono ricevere una forma di aiuto, vista l’assenza di terapie, la condanna altissima della società e l’obbligo di denuncia che hanno i terapeuti quando sentono che il loro paziente ha certe inclinazioni, per quanto non abbia mai commesso un crimine.
Questo podcast ci ha colpiti moltissimo: prima di tutto non avevamo idea che la pedofilia si manifestasse in così giovane età, né che un pedofilo fosse in grado di auto-diagnosticarsi questa inclinazione sessuale e decidere autonomamente di astenersi a vita. Ci ha lasciati basiti anche accorgerci che, nel miracoloso caso in cui un adolescente sia in grado di fare questa analisi e prendere questa decisione, la società gli vieti qualsiasi aiuto e occasione di parlarne, quasi mettendolo nella posizione di essere più a rischio di agire. Perché la società è presente quando si tratta di punire ma non quando si tratta di prevenire? Abbiamo poi scoperto che il numero di adulti attratti da bambini è altissimo: circa il 3% della popolazione mondiale, pari approssimativamente al quella dell’intera Russia! Ci siamo immaginati tutti questi adolescenti – e anche questi adulti – lasciati a se stessi e ci ha stupiti scoprire che anche i pochi studiosi e terapeuti che cercano di lavorare su questo problema siano ostracizzati e persino insultati. Abbiamo deciso che dovevamo fare qualcosa.

Perché la società è presente quando si tratta di punire ma non quando si tratta di prevenire?

In che modo vi siete documentati? Siete entrambi filmmaker e non ho trovato accenni a una vostra ipotetica formazione in ambito psicologico o medico, le modalità di ricerca mi incuriosiscono molto. Immagino siate stati affiancati da degli esperti.

Abbiamo iniziato con delle ricerche su Internet. Abbiamo individuato una serie di esperti fantastici, letto tutti gli articoli che abbiamo trovato sul tema e poi moltissime pubblicazioni scientifiche. Purtroppo in italiano non esiste quasi nulla sul tema della prevenzione dal punto di vista del pedofilo e i testi che vengono pubblicati dai ricercatori esteri non sono tradotti, quindi abbiamo finito per fare tutto via Internet. Alcuni dei ricercatori che abbiamo contattato ci hanno mandato anche delle loro pubblicazioni e dei link a conferenze e simposi molto interessanti. Infine abbiamo letto blog di pedofili non-offenders e abbiamo parlato con loro. Abbiamo visto tutti i documentari sul tema che abbiamo trovato e nessuno approcciava l’argomento come volevamo farlo noi. Abbiamo anche cercato di informarci sulle leggi dei vari Paesi in materia di prevenzione e punizione, ma questo è un lavoro che ancora continuiamo a fare e pensiamo che continueremo a documentarci fino all’ultimo giorno di post-produzione! C’è veramente tanto da scoprire.

So che avete già realizzato delle interviste per questo progetto, dove sono state girate e che risultati avete ottenuto? Qualcuno si è dimostrato reticente nel dare risposte sull’argomento?

Per ora abbiamo iniziato con le riprese in Italia. Ovviamente tutti gli esperti, anche al di fuori del nostro Paese, sono molto contenti di poter parlare, sia per far conoscere i loro progetti, sia perché non capita tutti i giorni di poter parlare compiutamente di prevenzione da questo punto di vista a un pubblico ampio. Noi speriamo anche che l’uscita del documentario possa aiutarli a ricevere più finanziamenti e ad avere più visibilità, in modo che chiunque possa aver bisogno dei loro servizi o voglia collaborare alle loro ricerche sappia chi sono e come trovarli.
Abbiamo invece incontrato grande difficoltà con le interviste per strada. Volevamo capire quale fosse la percezione generale delle pedofilia, la conoscenza dell’argomento, capire da dove venisse questa conoscenza (es. televisione, ricerche personali, educazione sessuale a scuola, etc.) e scoprire quali soluzioni volessero proporre i passanti. Molti hanno reagito in maniera aggressiva quando hanno conosciuto il contenuto delle domande e sono praticamente scappati via. Altri sembravano pensare che fosse loro dovere mostrare più odio possibile per principio: la nostra impressione è che sia una sorta di meccanismo di difesa, come se non mostrare rabbia li rendesse vulnerabili, come se li si potesse accusare di qualcosa. Altri hanno rifiutato di parlare spiegando che non sapevano assolutamente nulla sull’argomento. Solo alcuni ci hanno dato risposte coerenti, soprattutto anziani. Quasi tutti sembrano pensare che la soluzione sia un inasprimento delle pene, senza sapere che non solo questa misura non serve a niente, ma che già abbiamo fra le pene più severe d’Europa.

Foto dal set di Before They Act

Foto dal set di Before They Act

Le riprese avranno luogo anche all’estero. Dove pensate di muovermi e con quali obiettivi?

Ci muoveremo fra Paesi europei e del Nord America che abbiano programmi rilevanti dal punto di vista delle prevenzione e della ricerca o che, al contrario, presentino leggi e provvedimenti che sembrano essere in conflitto con l’obiettivo di abbassare il numero di abusi su bambini. Vogliamo prendere spunto dalle idee che sembrano funzionare, capire quali sortiscono l’effetto contrario a quello sperato, e mettere insieme questi dati per fare un quadro generale dei provvedimenti migliori che tutti quanti possiamo adottare.

Leggo anche che farete un confronto tra le leggi e gli aiuti messi a disposizione nei vari Paesi. Un po’ alla Where to Invade Next (Michael Moore). A questo punto della vostra indagine, quale modello statale vi ha finora convinto di più in tema di prevenzione?

La Germania è l’unico Paese che ha adottato un sistema di prevenzione completo, fino ad ora, sotto forma di numerose iniziative e programmi. Oltre ad avere l’unico progetto di prevenzione nazionale, anonimo e gratuito, hanno anche altre interessanti forme di sensibilizzazione, come ad esempio dei progetti incredibili che si portano a termine nelle scuole, con workshop e spettacoli che toccano vari temi relativi alle relazioni – incluso l’abuso sessuale.
In genere, il tipo di prevenzione che si fa nelle scuole, da noi o in altri luoghi, se e quando si fa, si concentra sullo spiegare ai bambini e ai genitori come riconoscere un adulto che potrebbe voler abusare e cosa fare per proteggersi. Ma una cosa che raramente si fa è accorgersi che gli adolescenti stessi costituiscono un numero molto alto di coloro che commettono gli abusi (sia su coetanei, sia sui bambini), quindi nelle scuole bisognerebbe anche spiegare a rispettare il corpo proprio e degli altri e anche cosa fare e da chi andare nel caso in cui la propria sessualità crei un conflitto personale, sociale – ed eventualmente con la legge.

Dite di voler prestare molta attenzione allo storytelling e all’estetica del film per renderlo appetibile a un pubblico il più possibile di massa. Tornando allora a Moore, userete un linguaggio del genere, da inchiesta televisiva, o punterete su un tipo diverso di drammatizzazione?

Ci saranno sicuramente dei momenti un po’ alla Moore, nel senso che saremo presenti fisicamente nel documentario facendo cose e ponendoci domande. Faremo anche uso della narrazione fuori campo. Ma vedremo anche momenti di storie personali un po’ più poetici, in cui sperimenteremo con alcune tecniche narrative per sottolineare alcuni elementi della storia… ma non vogliamo svelare troppo prima di aver terminato la post-produzione! Poi ovviamente, molte cose possono ancora cambiare. Ma crediamo che sarà un film diverso dai documentari fatti finora su questo tema e lavorare su questo progetto è per noi una bellissima sfida che ci riempie di soddisfazione e curiosità.

Nella presentazione del progetto scrivete questa breve “dichiarazione d’intenti” che ho trovato molto bella: «non sarà solo un film, ma un’opera di ricerca e di inchiesta, che speriamo sarà un primo, minuscolo passo verso un futuro senza abusi». Quali effetti pratici pensate possa avere un film come Before they act?

Noi vorremmo che spingesse più persone possibile ad aprire la mente, informarsi e domandarsi come possano essere parte del cambiamento. Vorremmo che rendere questo argomento più popolare favorisse il movimento di fondi verso la ricerca e i programmi terapeutici. Vorremmo che più adolescenti pedofili – ma anche adulti – avessero il coraggio di parlare coi loro cari della loro situazione e di chiedere aiuto se necessario. Vorremmo che fossero presenti più terapeuti formati su questo tema e che si facesse dell’educazione sessuale più mirata nelle scuole. Vorremmo che un genitore che si sente confessare dal figlio quindicenne di essere pedofilo avesse i mezzi per capire come agire. Vorremmo che la ricerca fornisse risposte adeguate per capire quali leggi per prevenire o punire l’abuso siano utili e quali no. Vorremmo che diminuisse la stigmatizzazione e che fosse possibile parlare di questo argomento senza incontrare solamente aggressività e muri che non fanno altro che creare ulteriori danni. Ci rendiamo conto di chiedere tanto, ma a volte per portare il cambiamento bisogna essere un po’ folli. Un passo alla volta, un miglioramento si può ottenere: però bisogna incominciare.

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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