Bowie, Elvis e quella malinconia da cui (non) fuggire

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Robbie Williams e David Bowie

Robbie Williams e David Bowie

È una sera come le altre, o anche peggio. L’unico angolo confortevole della casa sembra essere quello davanti al televisore, perché in nessun modo si vuole pensare. Ci raccontiamo di poter staccare, vogliamo pensare ad altro e non ascoltare il mondo esterno, accendiamo la TV sperando che almeno lei si impegni. Ma è tutto già visto, un film già noto.

Usciva esattamente 45 anni fa Hunky Dory, quarto album di David Bowie, contenente la sua Life on Mars?, che inizia proprio così.

Marinai che si azzuffano… Oh man! Guarda quei cavernicoli che si trascinano
che spettacolo assurdo. Guarda quell’avvocato prendersela con l’uomo sbagliato. Oh man! Chissà se sa che è in uno dei programmi più popolari. Is there life on Mars?

“C’è vita su Marte?” grida la canzone, riprendendo il nome di una popolare trasmissione inglese degli anni Sessanta. La sigla del programma interrompe il flusso di pensieri e ci tiene lì, sospesi ai confini di una riflessione più profonda, evitando di andare più a fondo.

The girl with the mousy hair della canzone di Bowie non reagisce alla situazione esterna che la fa soffrire. Rimane a guardare le immagini del televisore, sentendosi nauseata dal vortice di immagini. Sono scene che intercetta facendo zapping e che avvengono anche nel mondo reale. E se quel malessere derivasse dalla sua passività?

Commentando la canzone, Bowie dichiarò: «Penso che si senta tradita, che sia delusa dalla realtà. Penso che, pur vivendo una realtà deprimente, sia convinta che in un luogo imprecisato c’è una vita che vale la pena di vivere e che sia amaramente insoddisfatta per il fatto di non avervi accesso… Suppongo che adesso mi farebbe pena, all’epoca provavo una sorta di empatia con lei» (Pegg, Nicholas, The Complete David Bowie, 6th ed., 2011).

La canzone è oggi un classico e si trova al 1° posto tra le 100 migliori di tutti i tempi del Daily Telegraph, al 34° tra le 500 migliori canzoni secondo New Musical Express e al 57° nella Top 100 di BBC Radio 2. Non solo l’interpretazione vocale e l’arrangiamento, dal pianoforte di Rick Wakeman agli archi e il crescendo di timpani , ma anche il tema universale del desiderio di fuggire l’hanno resa famosa in tutto il mondo.

Quel grido, Is there life on Mars?“, richiama ironico una sigla e insieme una domanda semiseria: c’è un altro posto dove fuggire? Andarsene nello spazio aiuterebbe?
Vorremmo andare chissà quanto lontano, ma stiamo solo perdendo tempo. Il cambiamento può partire solo da noi.

Quando ero piccola e sapevo l’inglese benissimo, ero convinta che anche Advertising space di Robbie Williams (2005) parlasse del cosmo e non mi ero mai soffermata sul testo, che è più simile a questo di quanto una prima lettura potrebbe dare. Curiosamente lanciato nello stesso mese, il brano riprende la parabola discendente di Elvis Presley.

Sembravi dirci: siate gentili, sto ancora imparando / mentre continuavi ad apparire / ti avvelenavano con tutti quei compromessi / a che punto realizzasti che amavano la tua vita tutti, ma non tu? Ti vidi mentre stavi ai cancelli / Quando Marlon Brando spariva / Tu avevi quello sguardo sul viso

E di colpo, la riflessione viene interrotta da Advertising space, Pausa pubblicitaria.

Anche qui troviamo immagini note e viste più volte. Apparentemente priva di un significato particolare, il volto di Brando rappresenta qui una misura di confronto. Che effetto avrà potuto fare a Elvis rivederlo su manifesti o in TV mentre la sua fama stava calando? Il cantante era sottoposto a un’attenzione mediatica e pressione incredibili e facilmente attraversò momenti di depressione simili a quelli che ci vengono proposti dal testo. Chissà quante volte non si è sentito all’altezza. Però oggi Elvis è ancora considerato una pietra miliare della storia del rock per quello che ha fatto e di quei momenti non ci parla nessuno. Le fasi più buie dei nostri pensieri non ci definiscono.

L’anno successivo a Life on Mars? Bowie scriveva, giocando ancora una volta col tema dello spazio e degli astronauti: «C’è un uomo delle stelle che sta aspettando / Vorrebbe venire a incontrarci / Ma pensa che ci potrebbe sbalordire» (Starman).

E se quei momenti più bui mentre ci chiediamo se c’è vita su Marte ci portassero in realtà a interrogarci, a cambiare, a migliorarci? Se in realtà fossero un’occasione per chiederci che cosa non ci piace della nostra vita e potessero costituire un punto di partenza?

E se quell’uomo fossimo noi?

Prima di Elvis c’era il nulla

– John Lennon

About author

Ilaria Arghenini

Ilaria Arghenini

Mi piace ascoltare racconti e viaggiare in treno, e questo è la causa di tutto: perché mi tocca leggere abbastanza da dover porre ad altri le domande che restano, e a volte trascrivo quello che ne scaturisce. Vivo in un piccolo paese della bassa lombarda, studio a Milano e al momento lavoro per una casa editrice. Tra John e Paul preferisco Macca.

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