I ragazzi del Cinema America: se un sogno è reale

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Il logo del Cinema America

Il logo del Cinema America

La prima volta che ho visto l’adesivo bordeaux con la scritta “Cinema America Trastevere” non sapevo nemmeno cosa fosse. Poi ho indagato e ho scoperto un mondo. I ragazzi del Cinema America sono la dimostrazione che la nostra generazione, troppo spesso liquidata come nullafacente, in realtà è capace di grandi cose, come confrontarsi attivamente con istituzioni cieche e società interessate solo al denaro.

Li ho contattati perché, nonostante abbiano vinto un premio speciale ai Nastri D’Argento 2015 per “la promozione del cinema in sala”, la loro vicenda è ancora poco conosciuta. Chi mette tanto cuore nei suoi sogni merita visibilità. In una fredda serata invernale l’affabile Giulia ha risposto alla mia mail con lo stesso entusiasmo con cui si è sottoposta al mio interrogatorio dietro a un caffè, a Trastevere. Abbiamo parlato di sogni e bisogni, di relazioni umane autentiche, di spazi di formazione e scambio.

Cosa vi ha spinto a unirvi e a dedicare gli anni dal 2012 al 2014 alla difesa e alla ristrutturazione (con denaro da voi raccolto) di un locale abbandonato da 13 anni?

Siamo ragazzi che vengono dalla periferia, ma all’epoca andavamo tutti a scuola al centro. Il nostro progetto nasce dalla necessità di avere uno spazio di aggregazione per riunirci, anche solo per studiare insieme. Come assemblea Giovani al Centro abbiamo organizzato diverse iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica (come la distribuzione di panini con la porchetta a Campo De’ Fiori, ndr). Abbiamo mappato i luoghi abbandonati del centro di Roma. Un giorno, mentre distribuivamo volantini a Trastevere abbiamo scoperto che esisteva un’associazione a difesa del Cinema America, ex teatro riconvertito in un cinema che negli anni ’50 era all’avanguardia – aveva anche il tetto apribile! In quel momento abbiamo capito cosa avremmo dovuto fare: occuparlo e restaurarlo. Per questo ogni volta che guardiamo il video della ristrutturazione (finanziata tramite offerte libere) piangiamo. Ci pare che il nostro lavoro lì dentro non sia servito a nulla.

Il vostro progetto ha ricevuto il plauso e l’appoggio di grandi nomi del cinema italiano, come i premi Oscar Sorrentino, Salvatores, Tornatore, Benigni, di attori del calibro di Germano e Mastrandrea e addirittura l’apprezzamento di Napolitano. Vi aspettavate tanto interesse nei confronti della vostra “ribellione culturale”?

Il mondo del cinema ha subito riconosciuto e sostenuto il nostro lavoro. A Trastevere vivono molti personaggi del mondo dello spettacolo. Alcuni li abbiamo contattati noi, più spesso sono stati loro a offrirci sostegno. Alle presentazioni la sala era sempre gremita. Quando un maestro come Scola ti dice che la tua non è solo la fantasia di un ragazzo di vent’anni, ma un’azione giusta e ti invita a ritentare l’occupazione dopo lo sgombero, la soddisfazione è enorme. A volte basta un momento di follia che ti spinge a fare cose che non faresti mai.

Roma pare non aver tanto bisogno di edilizia residenziale e commerciale, quanto di riscoprire e riattivare luoghi già esistenti per opporsi alla mercificazione della cultura. L’occupazione è il mezzo per fare di ogni luogo costretto al degrado e soggetto alla speculazione la risorsa per una cultura partecipata?

Gli abitanti di Trastevere ci hanno detto una cosa molto bella: «Ragazzi, noi non possiamo occupare il Cinema America perché ormai siamo grandi, se voi lo farete, vi appoggeremo». L’unica cosa che avevamo fatto prima era occupare una scuola, ma era diverso. Il cinema era privato, pensavamo di restare poche ore. L’occupazione non è mai stato il nostro fine. Era il mezzo per riaprirlo e farlo vivere in un modo diverso. Sarebbe stato bello occuparlo per sempre, ma non ci abbiamo mai pensato seriamente. Noi volevamo salvarlo. L’occupazione ti costringe a difendere un posto che è sempre soggetto a rischio di sgombero. Abbiamo scelto di diventare associazione per poter partecipare ai bandi di assegnazione; poter fare legalmente ciò che prima facevamo infrangendo la legge non ha prezzo.

Il Cinema America occupato

Il Cinema America occupato

Il vostro progetto rientra sicuramente nei tentativi di riavvicinamento del grande pubblico alla fruizione dei luoghi degradati. L’iniziativa dei Ragazzi del Cinema America, inoltre, è stata paragonata alla rassegna Massenzio, che ha riempito le piazze romane durante gli anni di piombo. Credete che l’arte e, più in generale, la cultura possano al massimo servire a denunciare il degrado in cui versano alcuni luoghi o addirittura spronare le coscienze a svolgere un ruolo attivo nella riqualificazione di tali aree?

Noi nemmeno la conoscevamo questa rassegna! La nostra convinzione è che Trastevere non debba essere un quartiere-vetrina vissuto solo dai turisti. Nel 2014 alcuni artisti si sono offerti di aiutarci a comprare il cinema. Abbiamo offerto 2 milioni e mezzo, i proprietari ne volevano più del doppio. Non era fattibile. La nostra paura era che dopo lo sgombero non saremmo più esistiti, poi però non ci siamo arresi. I cinema ormai sono tutti multisala con programmazione omologa. Noi vogliamo un confronto con attori e registi per conoscere davvero il film e un biglietto a offerta libera. Crediamo che la nostra iniziativa abbia senso e che possa esistere un modo di fare cultura diverso. La cultura può essere il mezzo, ma deve soprattutto essere il fine.

Nel progetto Schermi pirata rientrano l’anteprima di La felicità è un sistema complesso nella palestra di un liceo, le proiezioni nell’ex carcere minorile di Trastevere e l’organizzazione del drive in a Casal Palocco. Cosa vi ha spinto ha portare il cinema in luoghi così inusuali?

Questo era quartiere pieno di cinema (al tempo dell’apertura dell’America, nel 1956, ne funzionavano già tre) e la zona con la più alta densità di arene estive. Era quasi facile attuarvi un’iniziativa come la nostra. Noi però veniamo dalla borgata. Proiettare Brutti, sporchi e cattivi dove è stato girato è far arrivare la cultura fino a lì. Significa riattivare un sistema di consapevolezza in quartieri che poi continuano a riqualificarsi autonomamente. Quando abbiamo riaperto il drive in più grande d’Europa a Casal Palocco, la Cristoforo Colombo è stata bloccata per due giorni. Anche solo far conoscere al centro un mondo come la periferia degradata descritta da Pasolini o Caligari è importante.

Questa estate si è svolta la terza edizione del festival Trastevere Rione del Cinema, che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Argento, Virzì, Ozpetek, Rossi Stuart e la presentazione al pubblico, accanto a film commerciali e recenti, anche di pellicole più ricercate, come quelle di Dolan o le Trilogie di Leone. Qual è stata la reazione del pubblico?

Abbiamo iniziato ad aprirci a questo tipo di programmazione dopo lo sgombero. Nel forno attiguo al cinema, dove era stata ricavata una sala da 40 posti, abbiamo iniziato a proiettare Wenders. Si sono avvicinati a noi anche cinefili. Loro ci hanno spinto a osare. Abbiamo pensato che proiezioni diverse avrebbero coinvolto un pubblico più variegato. Forse abbiamo solo avuto fortuna, comunque noi siamo soddisfatti. Durante l’anno e nove mesi che abbiamo trascorso nel Cinema America abbiamo proiettato film, organizzato un corso di teatro, di scacchi, creato un’aula studio, trasmesso le partite della Roma. Abbiamo unito generazioni che hanno vissuto in maniera diversa i luoghi. Non volevamo che questo finisse.

Una delle proiezioni all'aperto organizzate dai Ragazzi del Cinema America

Una delle proiezioni all’aperto organizzate dai Ragazzi del Cinema America

Dopo l’attivazione di un aula studio, la creazione di una biblioteca di quartiere, l’ottenimento, in quanto bene culturale, della tutela del Cinema America (che rischiava di essere rimpiazzato da un complesso commerciale e residenziale con parcheggio annesso), avete vinto il bando di assegnazione per la Sala Troisi, altro cinema chiuso del quartiere. Qual è il progetto dei Ragazzi del Cinema America per riqualificarla?

Quando abbiamo vinto il bando abbiamo capito che ci sarebbe stato un grande lavoro da fare. La forza che si ha a vent’anni poi non si ha più e le nostre famiglie ci sostengono. Noi siamo così forti anche grazie alle profonde relazioni interpersonali che ci legano. Sebbene a volte accordarsi sia difficile, siamo amici. La collaborazione è fondamentale. Servirà impegno, ma la sala Troisi deve essere uno spazio aperto in cui chiunque possa fare qualsiasi cosa. Un nuovo Cinema America. Vogliamo mostre, corsi, dibattiti, proiezioni, un internet point, una sala lettura. In questa zona manca un’aula studio, noi vorremmo crearne una aperta 24 ore su 24. La sala Troisi dovrà essere un contenitore polifunzionale di esperienze per la condivisione e il confronto.

Trastevere è il vostro centro di gravità permanente. Come è cambiato negli anni il quartiere (e il rapporto con chi lo abita) e come vi piacerebbe diventasse in futuro?

Qui si conoscono tutti, all’inizio noi eravamo “gli estranei”, né turisti, né trasteverini. Quando il nostro progetto è stato conosciuto, siamo stati come accolti in famiglia. L’appoggio del quartiere è stato fondamentale soprattutto durante lo sgombero . I trasteverini ci hanno aperto le loro case per permetterci di depositare i nostri oggetti, ci hanno dato da mangiare, sono scesi in piazza per difenderci e appoggiarci. Il nostro sogno è riaprire tutti i cinematografi del rione e diversificarne la programmazione (in uno solo proiezioni in lingua originale, in un altro i cortometraggi…). Sarebbe fantastico creare un “quartiere del cinema”, in cui acquistare un biglietto per una delle sale e vedere qualsiasi film. Vorremmo replicare questo modello in tutti i quartieri della città. Facciamolo, la gente lo vuole! Forse è un sogno troppo grande e ora non si può attuare, ma magari, continuando, un giorno sarà realtà. Noi ci saremo.

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Giada Nardi

Giada Nardi

Vent'anni e tanta voglia di capire se sarà abbastanza capace di svolgere bene la professione che le piacerebbe fare nella vita. Per ora studia Lettere, ama la letteratura, l'arte, il cinema e la scrittura (non necessariamente in quest'ordine)!

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