Lo specchio della società: il conformismo ne La macchia umana di Roth

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Dettaglio della copertina de La macchia umana (Philip Roth)

Dettaglio della copertina de La macchia umana (Philip Roth)

Philip Roth, mostro sacro. Ciclone che con la sua prosa cruda, graffiante, priva il lettore di ogni certezza. Pluripremiato, pluriquotato, pluricandidato al Nobel, plasma i propri personaggi a sua immagine e somiglianza.

Ne La macchia umana la sua mano decisa e pungente è evidentissima, delinea la fitta narrazione scivolando da un personaggio all’altro, assumendone la prospettiva con straordinaria naturalezza. Eppure, ci si arriva, Coleman Silk è un po’ il suo alter ego. Un uomo brillante, professore di lettere classiche all’università, con una posizione invidiabile nella società, una famiglia che lo sostiene. Tutto ciò sarà destinato a sgretolarsi pian piano, a crollare come uno scenografico effetto domino. Silk, infatti, sarà accusato di razzismo nei confronti dei suoi studenti, in seguito all’uso di un termine inglese (spooks). Termine ambivalente: la parola nell’uso canonico significa “spettri” (accezione utilizzata dal professore per indicare l’assenteismo di due studenti), ma nella lingua gergale indica un termine spregiativo, cioè “negro”.

L’incomprensione costa caro a Coleman, che non trova l’appoggio di nessuno all’interno del microcosmo universitario e anzi finisce per essere respinto da tutta la comunità di Athena. È un pretesto per eliminare un uomo scomodo, autoritario, tanto brillante quanto detestabile. Tutti si schierano contro di lui con la speranza di essere spettatori del suo lento declino. Silk perde la moglie, è abbandonato a se stesso e cade vittima del conformismo, dell’ipocrisia, dell’invidia del politically correct americano, del moralismo fasullo pronto dietro l’angolo ad attaccare. Ma egli stesso non è esente dall’ipocrisia: l’impeccabile Silk nasconde un segreto troppo grande per essere rivelato, che è quasi una legge del contrappasso.

Coleman non è più onesto dei suoi accusatori, ma esattamente come loro, ha costruito la sua vita e il suo successo su una menzogna. Trova il coraggio di svelarlo solo a una persona, Faunia, la sua amante di quarant’anni più giovane, bidella analfabeta con un passato agghiacciante alle spalle. Lei donna bambina, lui uomo di successo. Silk si apre solo a lei: come può sentirsi intimorito da una donna che è tutto il suo contrario? Una donna che non sa leggere, non ha un vero bagaglio culturale, è colei che non si lascia sfiorare da quel nero segreto, perché la vita le ha insegnato il valore delle cose il cui prezzo da pagare è spesso troppo amaro. Faunia è l’unica a mostrare un briciolo di umanità, l’unico fiore in mezzo a un campo sterminato di erbacce secche.

Roth traccia i personaggi a tutto tondo facendone emergere le loro macchie: pregiudizi, invidie nascoste, brama di riscattarsi, tutte quelle debolezze che li rendono umani; primo fra tutti Coleman Silk, il nuovo Ulisse, peccatore di tracotanza, che a tutti i costi vuole raggiungere la sua Itaca, in questo caso la realizzazione del proprio individualismo.

Se ne ricava un quadro onestissimo dell’odierna società, un quadro forse scomodo e duro da accettare che, come un sisma, dà una scossa al proprio palazzo di convinzioni e costringe a ricomporre tutto da capo.

About author

Camilla Pinto

Camilla Pinto

Classe 1996, laureata in Lettere e studentessa di Italianistica a Bologna. Mi piacciono i libri, il mare, il buon cibo. Leopardi scrisse: "Può esser certa che se io vivrò, vivrò alle Lettere, perché ad altro non voglio né potrei vivere". È così anche per me.

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