Mister Felicità, ovvero la tristezza [ANTEPRIMA]

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Set del film "Mister Felicità" di Alessandro Siani. Nella foto Alessandro Siani. foto di Gianni Fiorito

Set del film Mister Felicità di Alessandro Siani (in foto). Foto di Gianni Fiorito

Il 2016 non ha lasciato un vuoto nei nostri cuori solo per le numerose morti, ma anche perché dopo più di trent’anni ci siamo ritrovati senza un cinepanettone prodotto da Neri Parenti. Se il primo vuoto non è stato colmato possiamo dire che la cosa invece è avvenuta per il secondo. Mai come quest’anno infatti nei cinema le sale sono state occupate dai soliti film natalizi all’italiana, ma non è bastato. No, quest’anno hanno pensato che non bastava fare schifo solo a Natale, ma era necessario andare oltre, bisognava prendersi anche Capodanno. E il buon Siani non ha esitato e si è subito cimentato nell’impresa e in nove settimane, che a dire il vero sono anche troppe forse vista la qualità del film, ha creato Mister Felicità. Oltretutto le riprese sono iniziate solamente a ottobre e questo ci fa capire quanta poca importanza e quanto poco lavoro ci sia stato nella post produzione (e infatti ammette lui stesso di aver effettuato il montaggio durante le riprese).

Martino (Alessandro Siani), un ragazzo napoletano che non trovando lavoro si rifugia in Svizzera dalla sorella Caterina (Cristiana Dell’Anna), che per vivere fa le pulizie nello studio del dr. Gioia (Diego Abatantuono), un mental coach che si occupa appunto di motivare e restituire il sorriso. Caterina però ha un incidente e Martino, per trovare i soldi dell’operazione, prenderà il posto della sorella. Lo psicologo dovrà partire per un viaggio di lavoro e, per provare a fare qualche soldo, Siani proverà a sostituirsi a lui, trovandosi però in ulteriori problemi, che si risolveranno nella solita storia d’amore.

In conferenza Siani dice che il film «nasce dalla voglia di raccontare un momento particolare del nostro paese, la mancanza di ottimismo nell’affrontare la vita», ma più che dal film la mancanza di ottimismo è raccontata dall’atmosfera in sala, dove regna il silenzio, non una risata. Comunque bisogna dire che almeno ci ha provato, ripetendo e ripetendo sempre la stessa battuta. Dopotutto prima o poi farà ridere, vero? No. Siani poi continua parlando della «possibilità di ridere ed emozionare», ma l’unica emozione deve essere la sua, vedendo che il film uscirà in 600 sale, tante quante Star Wars, mentre la risata sarà più una formalità della madre per farlo contento.

Continua poi Abatantuono che spreca complimenti per Siani ed è forse questa la delusione più grande, un grande attore come lui che ormai si è abbandonato a questo tipo di film, cosa che tra l’altro gli è stata fatta notare da parte nostra e a questo ha risposto dicendo che «interpretare un film comico è più difficile di un film drammatico» e «che tra due film entrambi belli preferisco quello con un registro più brillante», certo che se questo è il film più brillante non oso pensare a quali altre proposte abbia ricevuto.

La conferenza si conclude poi con queste parole: «Il film può essere una favola, ma racconta qualcosa che può essere vero. Non c’è bisogno di esagerare o fare battute con i doppi sensi». Solo che, a dirla tutta, non c’era neanche bisogno di questo film.

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Francesco Montagnese

Francesco Montagnese

Classe '97, Calabrese di nascita, ma romano d'adozione. Nel tempo libero scrivo poesie e suono il violino.

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