12 canzoni per il nuovo anno

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12 canzoni per il nuovo anno | Parte del discorso

12 canzoni per il nuovo anno | Parte del discorso

E sì, il nuovo anno è arrivato. Eppure cosa ci è successo in questo 2016? Forse sono nate nuove relazioni, o finite bruscamente, si è riusciti a passare qualche esame o a bocciarne qualcuno, magari ci è avanzato qualche soldo a fine mese e lo abbiamo investito in qualche concerto, bicchiere di vino, caffè di sostegno lezione o chissà quale altra cosa, fino ad arrivare al fine mese successivo – invece – con l’acqua alla gola.

E poi ci pensiamo: siamo veramente pronti ad affrontare un altro anno nuovo? Un 2017 contro cui lanciare addosso le nostre aspettative, quelle che non sapremo se ci saranno rigettate indietro in mille pezzi o ritroveremo realizzate nei modi che meno ci aspettiamo?

Chi ci permette di valorizzare ogni esperienza, chi siamo sicuri che ci accompagnerà sempre e ovunque, è sicuramente la musica: da qui l’idea di raccogliere 12 canzoni italiane – monotematiche – per raccontare 12 nuovi mesi che, nel bene e nel male, dovremo affrontare tutti. Sarà stata una mania di catalogazione, un modo per sdrammatizzare l’avvenire, o chissà che altro, ma di sicuro è stata una playlist divertente da fare. Cominciamo.

01. Diaframma, Gennaio

Il nuovo anno può iniziare con un po’ di new wave italiana, una carica post-punk dal sapore bluastro e il ciuffo ormai schiarito di Federico Fiumani. “Nessun senso di colpa, non è importante per me/tu non stare in pensiero è solo un finto cuore” recita il ritornello della canzone, quasi un motto per ricominciare a vivere senza pesi di qualsiasi sorta. La grinta del pezzo si accompagna alle parole di una quotidianità che ha il sentore di vita nuova.
E poi cos’è “Gennaio”? Il nome dell’agenzia a cui si è rivolto il protagonista? L’inizio di una nuova stagione, una sfida da superare al di sopra delle nostre responsabilità? Per questo l’urlo finale può significare timore per l’avvenire o ruggito di coraggio per sentirsi in grado di poterlo affrontare.

02. Francesca Michielin, 25 febbraio

E sì, purtroppo dobbiamo passare anche per X Factor, ma Francesca Michelin è di sicuro uno dei talenti migliori usciti fuori da questo genere di show. La sua voce ci conduce attraverso un dialogo con se stessi, ci fa riflettere sul ruolo che ci stiamo costruendo in questa società: “Non si può volare senza avere un cielo/che cielo sceglierai tu?”.
E mentre le nuove sessioni di esami e di lezioni sono già iniziate, cominciamo a progettare il nostro futuro, ci soffermiamo sulle nostre date importanti (il 25 febbraio è nata proprio la Michielin), e ci segniamo quelle che potrebbero esserlo in futuro: un compleanno, un aperitivo, una scadenza, un viaggio da organizzare.

03. Lucio Battisti, I giardini di Marzo

Il tempo cambia, “i giardini di marzo si vestono di nuovi colori”, e ci si può ritrovare inadeguati. Gli impegni aumentano e a volte non si ha più la forza di affrontarli, così come le incomprensioni con qualcuno che amiamo o con qualche amico che abbiamo trascurato. Siamo così pieni di stimoli che non ci ricordiamo più i nostri progetti. E cadiamo nell’introspezione: “L’universo trova spazio dentro me/ma il coraggio di vivere ancora non c’è”.
E per smuovere emozioni del genere, qui dobbiamo scomodare due pietre miliari della musica italiana come Battisti e Mogol.

04. Nadàr Solo, Aprile

“Guardami/distesi in un giorno di aprile/ci consoleremo/vedremo le cose diverse da ora io e te/tutto ci sembrerà semplice e senza fatica” cantano i Nadàr Solo. Forse qualche esame è stato dato, qualche discussione risolta… e poi è inutile stare a ripescare troppe cose dal passato, perché oltre al tempo, oltre alle paure prima o poi cambiano anche i sogni. “Per ogni ricordo che muore si accende un domani”: serve solo una profumata leggerezza per capirlo, con qualche venatura di indie.

05. Fabrizio De André, Canzone del Maggio

Essere studenti non è un lavoro facile, ci vengono in soccorso le aspirazioni personali, le proprie passioni, i discorsi davanti due birre fatte con le nostre combriccole, a disquisire su cavolate volgari così come su dubbi esistenziali. E a volte si sente una forza propositiva, così giovanile e nebulosa, che non si sa dove indirizzare. Qui ci viene in soccorso la poesia di De André. Perché studente vuol dire anche elemento attivo della scuola, della propria università. E così c’è chi cerca di crearsi spazi di rappresentanza, chi cerca di raccogliere i malesseri comuni per aver modo di cambiare qualcosa. Non c’è solo la corsa al voto, all’esame, all’interrogazione, c’è anche la responsabilità di garantirsi il proprio futuro costruendolo assieme ai propri coetanei.
Perché “anche se voi vi credete assolti/siete lo stesso coinvolti”.

06. Fabrizio Moro, Melodia di giugno

Le lezioni volgono al termine: c’è chi si gode già le vacanze e chi (poveri studenti universitari) deve ancora stare appresso a qualche libro voluminoso e incomprensibile del proprio professore (magari di un corso da 6 crediti), ma per tutti ci può essere un po’ di nostalgia. In fondo ricominciamo a distaccarci dalla nostra routine, torniamo a casa da fuori sede, facciamo gli ultimi saluti, ci congediamo dai nostri colleghi di vita. E chissà, magari possiamo ritrovarci a riflettere su tutte le promesse che non abbiamo mantenuto, su quelle persone che abbiamo irrimediabilmente perso. “I giorni di giugno, ora passano, ora passano così/le tracce di una storia, i ricordi delle tue inquietudini/e le promesse fatte contro tutte quante le abitudini/e poi capire che/non ho che te” urla Moro sconsolato. Ma magari quel distacco durerà solo una lunga estate.

07. Riccardo del Turco, Luglio

No, non è uno scherzo. E poi un po’ di vintage va di moda… ok, trovatemi un’altra canzone su luglio e poi ne riparliamo. Non vi piace? Allora si potrà benissimo sostituire con uno di quei tormentoni estivi che tanto spesso sentiremo in riva al mare, o durante una passeggiata serale in qualche paesino d’Italia, alla radio, dai video musicali in TV e dalle parodie su YouTube, dalle casse di una discoteca all’aperto o dalle cuffie di un cellulare insabbiato. Luglio è vacanza (questa volta per tutti), è relazioni occasionali a una festa o viaggi di coppia in Interrail. Ma qualsiasi compagnia avrete vicino, questa di sicuro vi renderà più soleggiati: “Luglio ha ritrovato il sole/non ho più freddo al cuore/perché tu sei con me”.

08. Perturbazione, Agosto

Sì, anche le vacanze finiscono, anche il divertimento che sembrava meno effimero. E seppure fuori possa esserci il sole più cocente, basta poco in realtà per far venire un acquazzone d’agosto, per sentirci freddi dentro nonostante il caldo, il sudore e il rumore delle piccole onde di una piscina. Che forse ci siamo persi troppo nello svago? E le nostre responsabilità, le nostre relazioni spezzate bruscamente, le cose che sentiamo il bisogno di ricostruire? La voce sommessa di Tommaso Cerasuolo sembra ovattare le cose, quasi come un sole accecante su pensieri pesanti. E se ti senti così allora è vero che “Agosto è il mese più freddo dell’anno”.

09. Fine Before You Came, Capire settembre

“È una vita che provo a capire settembre ma non fa per me/è più forte di me/nonostante mi piaccia sentirne l’odore per strada e pensare alle scuole”. È successo anche a voi? Alla fine non sempre si ha voglia di ritornare a casa, che sia quella in cui siamo nati o quella che ci hanno permesso di avere i nostri genitori in una grande città italiana. Non sempre si ha voglia di ritornare alla routine, eppure c’è qualcosa che ci attira terribilmente. Rincontriamo gli amici di una volta, i nostri professori, i nostri bar preferiti, le nostre vecchie fiamme, i nostri cari amati vizi: “Mi dispiace se ho alzato la voce ma ho dormito due ore e ricominciato a fumare/è più forte di me”.

10. Lucio Dalla, Malinconia d’ottobre

Stiamo un po’ arrancando con le lezioni e gli impegni, vero? Si ricomprano i libri nuovi, i nuovi spritz la sera con gli amici, così come le nuove parole da dare a chi ci rinfaccia un abbandono. Dalla ci avverte: “L’amore è mentitore/quando è finto non lo sai/ma com’è bello il suo dolore/lo capisci se ce l’hai”. Ormai è troppo tardi, non vuole più saperne di te. Ma è solo grazie alla malinconia, al cadere delle foglie autunnali così come di qualche peso del passato, che riusciamo a rimetterci in carreggiata, proseguire il cammino e magari essere pronti a incontri inaspettati: “Rassegnati, rilassati/e non pensare più a lei/abituati, prova a convincerti/che non c’è solo lei”.

11. Carmen Consoli, Novembre ’99

Se piove – e a novembre può capitare spesso – può andarci a monte una possibile uscita serale. Che fare allora? Ordinare un kebab dal pachistano più vicino e rinchiudersi in casa a finire l’ultima stagione di una serie TV? Molto probabile. Oppure ci basta un libro di compagnia, un po’ di musica nelle orecchie, qualche scambio di messaggi su WhatsApp con una persona più o meno vicina. Carmen Consoli digiterebbe: “Ti sembrerò nostalgica, meteoropatica quanto basta” e non metterebbe alcuna faccina. Beh non sarebbe l’unica dopotutto, a volte “la noia devasta la volontà di cambiare”, quando intorno a noi le cose lo stanno già facendo: “So già che per un momento sarà pieno inverno”.

12. Cosmo, Dicembre

Ed effettivamente ecco qui la nuova stagione: basta un po’ di synth pop, un po’ di neve e un po’ della voce di Marco Jacopo Bianchi. Si avvicinano altri saluti in vista di altre vacanze. Vorresti sbrigare le ultime cose, comprare gli ultimi regali “e vorresti riempirti la bocca d’amore/ma dài, ormai/manca poco a Natale”. Cosa c’è? Si avvicinano altre illusioni per il nuovo anno? Non ti va di ingrassare ancora ai cenoni con i tuoi parenti, mentre urlano i tuoi cugini che giocano, urla tua madre con il vassoio in mano, urla tuo nonno per capire i numeri usciti alla tombola? Non ti mancavano maglioni, guanti, sciarpe e cappelli anti-nostalgie? Sì, magari “stasera fa un freddo cane/e tu bruci dentro/il tuo telefono è spento”. Però non ti accorgi di altri affetti importanti, magari dati per scontato nella frenesia del quotidiano, e magari al cellulare spento: “ti ha cercato tuo padre/ti doveva parlare/ti doveva vedere/ammirare/te lo doveva dire/che ti vuole bene”.
Non ci dimentichiamo mai dei familiari. Perché in fondo è grazie a loro che passiamo (e passeremo) tanti anni come questo, tanti altri mesi di nuove canzoni. Canzoni che in fondo non vediamo l’ora di ascoltare.

Ed eccoci alla fine di questa playlist. Che poi a fare una cosa del genere ci aveva pensato anche qualcuno di più raccomandabile di me. Ecco, se non avete voglia di sentirvi tutte e dodici le canzoni, ve ne basta una:

Francesco Guccini, Canzone dei dodici mesi

O giorni, o mesi che andate sempre via,
sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare,
che non sai mai giocare.


P.S.: Buon Anno!

About author

Ariele Di Mario

Ariele Di Mario

Nato nel lontano 1996 vicino Roma, emigrato in Umbria, ora è a Bologna per studiare Lettere Moderne. Nei vagheggiamenti di un lavoro sogna di fare qualcosa legato alle sue due maggiori passioni, la musica e la scrittura. Fosse per lui spenderebbe soldi unicamente per libri e concerti. Crede fermamente che ogni persona abbia una storia di vita da raccontare.

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