Marciano i figli del 1963, sulle macerie di I have a dream

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Ieri, 21 gennaio 2017, a Washington, così come in tutto il mondo, oltre due milioni e mezzo (secondo gli organizzatori) di donne e uomini hanno marciato con cartelli e megafoni, bandiere e pastelli. Marciavano per i loro diritti, per i diritti di tutti, quelli umani. Quelli che in pratica, in meno di cinque minuti, Donald Trump ha iniziato a cancellare e a riscrivere.

Dopo la sconfitta della Clinton, Teresa Shook, donna e giudice in pensione, ha preso in mano la situazione e ha iniziato a costruire un percorso fatto di social, di idee e di difesa dei diritti umani che il mondo avrebbe perso, stando al programma elettorale di Trump. Una figura, quella del 45esimo presidente, che lascia perplessi, che mette paura da una parte e dà sicurezza dall’altra. In tempi come questi che viviamo, dove se un ragazzo con la barba e i pantaloni larghi mette una mano in tasca ci sale l’ansia e siamo già corsi al riparo, Trump rassicura: l’America tornerà America, non abbiate paura.

Solo che la paura non si combatte con altra paura. E questa Marcia ne è l’esempio. Sono tanti, ovunque. Marciano i figli e i nipoti del 1963, marciano quelli che We have a dream. La parola è di tutti, a parlare sono tutti. Tutti parte del discorso, insomma. Mentre Trump distruggeva l’Obama Care, il Mondo si ribellava, marciando anche a Roma, al Pantheon. Un luogo forse non del tutto casuale. Un tempio che riuniva tutti gli dei. Sotto lo stesso tetto, senza distinzioni. Il volantino parla di una Marcia per la fine del razzismo, per la pace e la diplomazia. Per tutti i diritti, da quello per la riproduzione a quello dei lavoratori, immigrati, disabili e via dicendo.

La marcia: esperienza diretta

Non ho inviati speciali da presentarvi. Ma Angela Mazzeo (qui il suo sito), italiana in America da anni, ieri ha partecipato alla Marcia di New York. La sua parte del discorso è questa:

Oggi era un giorno di pace. Non si sentiva la sensazione di rabbia ma di solidarietà. Tutti che stavano protestando hanno seguito tutte le regole. Non era come in televisione dove vedi qualche cretino rompendo vetri o saltando sulle macchine. Sulla strada principale (42nd st) per la via di Trump Tower (5th ave), neanche hanno messo le barricate. Non c’era un blocco di polizia. La polizia stava ai lati, la gente che protestava ha lasciato il marciapiedi libero per quelli che non stavano partecipando, tutti si sono fermati quando il semaforo era rosso per non creare più traffico, c’era un ambulanza che doveva passare in mezzo e ed è riuscita velocemente. Era bellissimo da vedere. Non so se lo sto spiegando bene perché l’italiano mio non è perfetto ma oggi mi ha fatto capire che non siamo soli e la storia per l’equalità non finirà con quel cesso di Donald Trump.

I temi

Disuguaglianza, razzismo, negazione dei diritti. Citando la Treccani, un’enciclopedia alla portata di tutti: “I più recenti studi di genetica (L. Cavalli Sforza) dimostrano che le differenze tra le razze sono minime, inferiori a quelle tra gli individui di una stessa razza, e soprattutto che l’intelligenza è uguale in tutte le razze. L’umanità deriva da un unico ceppo che dall’Africa si diffuse nei vari continenti, rafforzando in ogni ambiente i caratteri più adatti e dividendosi pertanto in tipi differenti. L’ONU condannò il razzismo con la Dichiarazione sulla razza dell’UNESCO (1950) e con una Convenzione del 1965 che definì discriminazione razziale ogni differenza, esclusione e restrizione dalla parità dei diritti in base a razza, colore della pelle e origini nazionali ed etniche”.

Le conclusioni sono impossibili da trarre, se non che questa marcia probabilmente resterà negli annali. Una marcia forte, diretta verso richieste e obiettivi specifici. Sempre gli stessi, da una vita. Chissà cosa avrebbe pensato Stanley Ann Dunham, antropologa e madre dell’ex presidente Barack Hussein Obama II. Sappiamo però cosa pensava il figlio e cosa disse di lei, su questa figura che tanto si è battuta e che è finita per essere l’incubatrice di tutte le paure, ma anche dei desideri dell’America: “È stata lei a insegnarmi che sotto la superficie siamo tutti esseri umani, con il bene e il male dentro di noi. Capisco che questo fosse il suo idealismo ingenuo, figlio di un’altra epoca, ma molto di quel suo idealismo lei lo ha passato a me. Sono il figlio di mia madre”.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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