Ripartire da what I've done

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I Linkin Park in concerto (via: ANSA)

I Linkin Park in concerto (via: ANSA)

L’incipit di questo articolo avrebbe voluto chiamarli uno dei gruppi più atipici della scena musicale di Los Angeles, ma l’essenza di una qualsiasi “tipicità” nel mondo musicale non me l’ha permesso. Però che dire dei Linkin Park, che suonano nu metal (sottogenere dell’heavy metal) e sono contemporaneamente graditi ospiti di MTV? Che nelle canzoni esprimono rabbia e che hanno dichiarato l’intenzione di evitare termini volgari e bestemmie nei testi? Che sono stati nominati nel 2003 sesto gruppo più grande di sempre e rimangono insieme da anni (più di 21)?

Il gruppo di Mike Shinoda (rapper; lontano parente del compositore russo Tchaikovsky), Brad Delson (chitarra), Rob Bourdon (batteria), Joseph Hahn (DJ), Chester Bennington (voce) e Phoenix (basso) prende il nome dal Lincoln park di Santa Monica, loro città natale.

I loro testi spaziano da situazioni individuali a nazionali (come nel caso di The Little Things Give You Away, riferimento all’uragano Katrina che investì New Orleans nel 2005). Quest’ultimo si trova nell’album Minutes to Midnight, uno dei più venduti del gruppo (#1 in 28 dei Paesi in cui venne distribuito) e anticipato da What I’ve done. E ancora, non è forse atipico nel mondo rock-pop che il singolo di lancio dell’album abbia un bel testo e della bella musica?

Il tema della canzone, poi, non è affatto comune. Citando Bennington, si riferisce a “l’ammissione delle proprie colpe per accettarle e andare avanti, cercando di diventare persone migliori”. Disse Mike Shinoda a Kerrang! Magazine: “Negli album precedenti, io e Brad (Delson) abbiamo scritto ogni canzone separatamente, unendo poi i lavori. Questa è stata l’unica che abbiamo scritto insieme e l’ultima che abbiamo finito di scrivere. Volevamo una canzone che incapsulasse i sentimenti di tutto l’album e penso sia questa. Ne otterrete qualcosa di diverso ogni volta che la sentirete”.

Raccontano una situazione difficile: la presa di coscienza dopo aver fatto del male a qualcuno, o aver fatto qualcosa che mai avremmo pensato e che vorremmo subito rinnegare. Crolla l’impalcatura, la maschera e ogni menzogna che ci stavamo raccontando e da qui parte il cambiamento.


In questo addio non c’è sangue, non ci sono alibi,
perché ho tirato fuori i rimpianti dalla verità di mille bugie
e allora lascia che la compassione arrivi e lavi via quello che ho fatto


Termine interessante mercy, cioè indulgenza, misericordia o anche benedizione. Termine più semplice da trovare in testi sacri che in canzoni metal. Ma ditemi ancora che non si può usare con loro il termine “atipico”. Mercy non è semplice perdono: è anche compassione, sentire la sofferenza dell’altro. Per cambiare bisogna perdonarsi e ancor più lasciarci capire da chi abbiamo vicino. Anche se questo potrebbe farci cadere la maschera.


Affronterò me stesso per eliminare quello che sono diventato,
mi ripulirò e lascerò andare quello che ho fatto


Il verbo scelto è cross out, legato al mondo dei graffiti che si usa quando un writer disegna sopra il lavoro di qualcun altro. Con questo gesto, l’artista dichiara di essere più bravo di quello che aveva disegnato prima e che il suo lavoro merita più dell’altro. Come a dire: voglio riscrivere chi sono, voglio rinascere.


Metti da parte ciò che pensavi di me con le mie mani fatte di insicurezze cancello questo sfregio
Io ricomincio da ciò che ho fatto e qualsiasi male arriverà oggi questo finisce,
mi sto perdonando per quello che ho fatto


Se ho il coraggio di guardarmi allo specchio e riconoscere i miei errori, nessuno me li può rinfacciare. Se posso accettarmi, posso ripartire e vinco io. “Inizierò dalla persona nello specchio” cantava Michael Jackson, e i Linkin Park gli fanno eco.

Il cambiamento, miglioramento o rivoluzione che sia, derivano da una presa di coscienza con se stessi così sincera da rischiare di far male. Non puoi cambiare la tua vita se cerchi di non vedere com’è davvero; non puoi diventare la persona che vuoi se non guardi negli occhi chi sei ora. Il senso della canzone è che il cambiamento è possibile e che l’errore non è una macchia che ci segnerà segnerà vita. Semmai, il punto da cui ripartire.

About author

Ilaria Arghenini

Ilaria Arghenini

Mi piace ascoltare racconti e viaggiare in treno, e questo è la causa di tutto: perché mi tocca leggere abbastanza da dover porre ad altri le domande che restano, e a volte trascrivo quello che ne scaturisce. Vivo in un piccolo paese della bassa lombarda e studio a Milano.

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