Sandro Joyeux: profumo di Africa con Migrant

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In foto, Sandro Joyeux

In foto, Sandro Joyeux

Ho scritto e cancellato questo articolo almeno dodici volte. Il problema è che lo spettacolo che offre Sandro Joyeux non si può descrivere in poche righe, e nemmeno con tante parole. Emozioni chiare, nette e distinte, tutto il resto è puro approfondimento. Questo articolo non nasce per caso: giovedì 12 gennaio 2017, in una di quelle tipiche serate invernali romani, con la pioggia british, Sandro Joyeux era al Teatro Quirinetta, nel centro di Roma appunto, a raccontare le sue terre e gli uomini che vi abitano. In un progetto, #LiChiamiamoPerNome per l’appello #EuropaSenzaMuri.

Sandro Joyeux: chi è

Parliamo di un artista, Alexandre Joyeux Paganini – per gli amici Sandro – che è un misto di vitalità, passione e culture. Mamma francese e papà italiano, si divide fra questi due paesi fino ad approdare in Marocco in uno dei suoi tanti viaggi. Sandro impara l’arabo, cerca gli spartiti di Boubacar Traore. Non si trovano, ascolta i brani e riscrive tutto, a orecchio. Un percorso artistico ricco di collaborazioni e concerti, fino a quando nel 2013, Eugenio Bennato lo vuole per L’amore muove la luna, spettacolo che andò in scena al San Carlo di Napoli.

La musica

Non si può inserire in una sola etichetta, come fosse una sola singola cosa. Un timbro vocale particolare e una musica che richiama la terra del Sud, non solo dell’Italia, ma dell’Africa stessa. Quell’afro-beat, reggae e con ovvie influenze africane, respirate e assimilate dai suoi viaggi e dai suoi maestri di viaggio. Tutto questo fuso in un tutt’uno di suoni e colori. Senti l’odore della terra, la percepisci. Se si dovesse spiegare e raccontare una terra come l’Africa a un non vedente, senza ombra di dubbio Sandro sarebbe la chiave di lettura, il linguaggio più appropriato.

Ogni suo concerto è un piacere per l’anima che va riempiendo quei vuoti lasciati da chi si sveglia la mattina col mal d’Africa, o chi viaggia seduto su in treno magari leggendo racconti e tradizioni di questo popolo. Sandro racconta i suoi viaggi, condividere con gli altri le proprie esperienze ci permette da sempre di conoscere cose nuove, tutto quello che non pensiamo esista, che non abbiamo ancora visto, ce lo racconta lui.

Francese, inglese, arabo. Dialetti africani. Nella sua musica c’è davvero tutto, come fosse un diario di viaggio.

Il tour: Migrant

Migrant. Questo è il nome del tour di Sandro Joyeux che sa far coincidere musica, spiritualità e impegno sociale. Un progetto incentrato sul tema della migrazione e della multiculturalità. Migrant è tutto da interpretare e da ballare, abbattendo quei muri di cui tanto si parla da un anno a questa parte ma che forse nessuno ha mai smesso di alzare.

Non è un tour da solista il suo: Eugenio Bennato e Dean Bowman sono solo alcune delle voci. Il palco abbraccia popolazioni diverse con i loro artisti, dal Marocco agli Stati uniti, passando per l’Italia, la Francia e Mali.

Sandro Joyeux: riflessioni e approfondimenti

Mi limiterò a fornire al lettore più interessato link di approfondimento, magari giungeremo alle stesse domande.

Il progetto di Sandro Joyeux nasce da una collaborazione con Intersos e con l’esperienza acquisita dalla tournèe dell’Antischiavitour, realizzata nei ghetti di tutta Italia dove vivono i braccianti stranieri sfruttati. Il concerto è stato aperto da Tommaso Primo che poco prima di iniziare ha detto “io canto in napoletano, non capirete niente di quello che dirò, ma c’è una cosa più importante della lingua: il suono, la musica”.

Musica come arte, musica come arma di abbattimento, una specie di carro armato, un bulldozer che scioglie l’idea per cui se si parlano lingue differenti non ci possono essere rapporti costruttivi. Troppo interessata anche alle parole, ho perso di vista suoni e musica per un po’, fino a che non mi sono ritrovata a invidiare chi era li e ballava, seguendo il ritmo, fregandosene di parole e linguaggi. Ma fino a che punto, in una società che punta generalmente alla superficialità, che scorre veloce e vuole risultati istantanei, può bastare solo la musica?

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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