Il violinista Jones e la libertà: per che cosa vibra il cuore

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De Andrè in concerto

Ci sono libri che hanno il potere di metterti in relazione col mondo. Dovessi consigliarne uno per questi giorni di feste, in cui ci si ferma a riflettere sull’anno appena passato e si fanno progetti per quello a venire, consiglierei l’Antologia di Spoon River di Edgard Lee Masters. Si tratta di 244 poesie scritte sotto forma di epitaffio che raccontano le vicende di Spoon River, paese immaginario e microcosmo che racchiude diverse professioni, età e tipi umani.

La storia di ogni personaggio è narrata da lui dopo la propria morte, così che egli possa raccontare la verità senza più paura e così l’antologia diventa anche un modo per togliere le maschere a persone realmente esistite (Masters si ispirò a personaggi veramente esistiti nei paesini di Lewistown e Petersburg, vicino a Springfield nell’Illinois) e ogni personaggio si esprime in piena sincerità.

In Italia venne pubblicata da Einaudi nel 1943 la traduzione di Fernarda Pivano che riuscì ad aggirare la censura del Ministero della cultura popolare facendo credere che si trattasse di una raccolta di pensieri di un certo San River. L’autrice verrà arrestata per questo: in epoca fascista era strettamente vietato far circolare testi stranieri e questo in particolare raccontava storie di libertà, ribellione, fallimento e anticonformismo.

Nel 1971, Fabrizio de Andrè pubblicò l’album Non al denaro non all’amore nè al cielo ispirato all’Antologia. Con la collaborazione di  Giuseppe Bentivoglio e Nicola Piovani, rielaborò le nove poesie che più l’avevano colpito e le rese canzoni.

Uno dei personaggi più positivi tra quelli scelti da de Andrè è il violinista Jones: nato in una famiglia che possiede molti terreni, sceglie di lasciare il paese per poter vivere di musica, sua grande passione.


In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccità,
a me ricordava
la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa.
Sentivo la mia terra
vibrare di suoni, era il mio cuore
e allora perché coltivarla ancora,
come pensarla migliore.


Musica, fantasia, immaginazione sono un richiamo chiarissimo per il violinista. Da qui la decisione di intraprendere una strada diversa: una volta capito che cosa lo anima, lascia tutto ciò che non gli interessa per seguire la propria vocazione. Si tratta di una scelta controcorrente e che facilmente solleva obiezioni, e qui interviene la risposta decisa: perché coltivarla ancora? Come a dire: se già so che non è questo ciò che fa per me e che mi corrisponde, perché dovrei incaponirmi?

Intervistato dalla stessa Pivano, De Andrè affermò: «Questa è stata la poesia più difficile. Calarsi nella realtà degli altri personaggi pieni di difetti e di complessi è stato relativamente facile, ma calarsi in questo personaggio così sereno da suonare per puro divertimento, senza farsi pagare, per me che sono un professionista della musica è stato tutt’altro che facile. Capisci? Per Jones la musica non è un mestiere, è un’alternativa: ridurla a un mestiere sarebbe come seppellire la libertà».

La libertà è forse il valore più caro al violinista, e libertà per lui significa amare quello che fa e veder riflesso nei volti di chi ha intorno lo stesso amore per la sua arte. Una volta capito dove sta la sua felicità, egli la insegue consapevole che i sacrifici che dovrà fare non hanno potere sufficiente a tenerlo lontano da ciò che lo fa sentire vivo e parte del mondo.


Libertà l’ho vista dormire
nei campi coltivati
a cielo e denaro,
a cielo ed amore,
protetta da un filo spinato.
Libertà l’ho vista svegliarsi
ogni volta che ho suonato
per un fruscio di ragazze
a un ballo,
per un compagno ubriaco.
E poi se la gente sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.


Il suonatore ama poter creare un clima di festa quando inizia a suonare, ama sentire di aver trovato il suo posto nel mondo ed è disposto a vendere tutto per questo.

Non è arte libera, sembra dirci, se ha come obbiettivo la fama, il denaro o l’amore. Libertà è lasciarsi ascoltare. Questo passaggio nel testo originale è più duro: “Fiddle you must“, con senso di imposizione. Sembrerebbe una specie di condanna (“Sei bravo e si sa, perciò per tutta la vita potrai fare solo questo”), ma è quello che aveva desiderato per se stesso scegliendo di abbandonare i terreni.


Finii con i campi alle ortiche
finii con un flauto spezzato
e un ridere rauco
ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto.


La domanda con cui il suonatore Jones ci provoca, specialmente ora che un anno nuovo inizia, è: stiamo facendo quello che ci piace? Le difficoltà che abbiamo affrontato quest’anno, gli errori che abbiamo fatto, erano parte del cammino che vogliamo percorrere? Forse sì, e allora ne vale la pena.

Il brano è un invito ad amare se stessi e a non aver paura che quei campi (di cui non ci importa molto) si riempiano di ortiche, anche se per questo potremmo essere giudicati. È necessario trovare il coraggio di inseguire ciò che ci fa stare bene e che ci realizza, anche se sì, ci saranno momenti difficili.

Qui sta il nostro aderire la libertà, qui e solo qui ci vibra il cuore.

About author

Ilaria Arghenini

Ilaria Arghenini

Mi piace ascoltare racconti e viaggiare in treno, e questo è la causa di tutto: perché mi tocca leggere abbastanza da dover porre ad altri le domande che restano, e a volte trascrivo quello che ne scaturisce. Vivo in un piccolo paese della bassa lombarda, ho studiato lingue e letteratura, sto poco ferma, mi piacciono molto poco le foto e ascolto spesso the Killers.

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