Gimme Danger: ti presento gli Stooges [ANTEPRIMA]

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Gimme Danger © Byron Newman: Iggy Pop agli Olympic Studios, London (1972)

Gimme Danger © Byron Newman: Iggy Pop agli Olympic Studios, London (1972)

Fino a ieri, se qualcuno mi avesse chiesto chi sono gli Stooges, avrei risposto senza indugio e molto genericamente “una band degli anni Sessanta”. Oggi, grazie a Jim Jarmusch, so che sono tutto fuorché questo. Anzi, forse a sentire una definizione del genere Iggy Pop avrebbe ben pensato di afferrarmi per le trecce e lanciarmi verso l’indefinito come solo alla signorina Trinciabue di Matilda sei mitica ho visto fare – e non lo avrei biasimato. Mi perdonerete questa breve incursione nella mia infanzia sapendo che, sempre grazie a Jim Jarmusch, lo stesso Iggy ci mostrerà i film e gli show televisivi che lo hanno accompagnato in più o meno tenera età e che ne hanno insospettabilmente influenzato la produzione musicale. Come, quando, dove? Al cinema il 21 e 22 febbraio, nel documentario Gimme Danger.

Che Jim Jarmusch dedichi un film agli Stooges non è poi così inaspettato, considerando l’amicizia che lo lega al frontman della band e le apparizioni dell’iconico cantante e musicista nei film Dead Man (1995) e Coffee and Cigarettes (2003). In quest’ultimo, in particolare, Iggy interpreta allo stesso tempo se stesso e altro da sé; è sì un musicista, ma dall’atteggiamento molto poco rock, impegnato per gran parte dell’episodio a cercare di non pestare i piedi a Tom Waits. In Gimme Danger vediamo invece James “Iggy” Osterberg per chi realmente è, fedele alla sua persona non soltanto nel nome. Nel caso ve lo stesse chiedendo, devo annunciarvi che non ci sono grossi colpi di scena: mr. Pop è esattamente l’animale selvaggio che vi aspettate, anche se nelle immagini di oggi appare decisamente più pacato.

C’è qualcosa di primitivo nello stesso processo di composizione dei brani, tra canzoni scritte serialmente in una sola notte e altre nate direttamente dai balli scimmieschi di Iggy. Chi non se ne fosse già accorto ascoltandoli, scoprirà dunque guardando il film quanto inclassificabili siano gli Stooges, fuori dal tempo, dalla politica, dalla società, dalla cultura e dalla musica stessa, nati negli anni delle grandi contestazioni e lotte civili con lo scopo di superare totalmente (o, per usare le parole del frontman, «spazzare via») gli anni Sessanta, di creare una distanza tra loro e il contesto circostante. D’altra parte fuori dalle tendenze è anche Jarmusch, che pur essendo ormai un nome di riferimento per il cinema indipendente – impossibile che titoli come Stranger than paradise o Solo gli amanti sopravvivono non vi dicano nulla – non partecipa alla performace, come il cinema documentario mainstream degli ultimi anni sembra quasi imporre. Vediamo il regista solo per pochissimi secondi, ancor prima dei titoli di testa (quindi in un certo senso ancor prima che il film abbia realmente inizio) ed esclusivamente nelle vesti che gli appartengono: quelle del regista e non della star.

Quest’ode all’anticonformismo lascerà tutti i fan della band e gli amanti della musica più che soddisfatti, grazie alle tantissime curiosità contenutevi e a una messa in scena dai guizzi irriverenti come i suoi protagonisti, che gioca con le sovrapposizioni in un montaggio sonoro spesso caotico e con immagini che fanno da contrappunto alle bizzarrie raccontate da Stooges & co., facendo ricorrentemente uso (e qui la tendenza contemporanea è perfettamente rispettata) di materiale d’archivio televisivo e di splendide fotografie.

Non fate tardi all’appuntamento, Gimme danger ha fretta di andare via dalle sale!

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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