In terrazza con Sara Lorusso: la delicatezza di un nudo

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Calle on Silvia © Sara Lorusso

Calle on Silvia © Sara Lorusso

Sara Lorusso: classe ’95. Abita nella periferia di Bologna. Ha scoperto la fotografia quando aveva sedici anni e da lì è stato amore. Studia all’Accademia di Belle Arti, sempre a Bologna, e si è fatta conoscere tramite il web. Oltre a varie collaborazioni e un buon riscontro, due sono i progetti fotografici che hanno conquistato il suo pubblico: Bologna lovers e I’m on my period.

Arriva struccata, semplice, pura. Si capisce subito che è timida, ma è genuina, lo vedi dai suoi capelli pettinati, dalla sua pelle bianca, dal suo grosso giubbotto rosso. Ci sediamo in terrazza e, rullo di tamburi… comincia il viaggio!

Da dove è iniziata questa passione per la fotografia? Ti è stata trasmessa o è partito tutto da te?

No, è partito tutto da me. I miei mi hanno regalato una macchina fotografica quando avevo sedici anni. Alla fine, è un regalo abbastanza comune. All’inizio facevo foto in giro, quando mi andava; poi per un motivo o per l’altro, ho iniziato a capire che la cosa mi interessava. Quando ho finito il liceo scientifico, dovevo prendere una decisione. Ora cosa faccio? Mi piace tutto e non mi piace niente. Decido di prendermi un anno per me e, visto che in quell’ultimo anno mi ero interessata alla fotografia, mi sono detta: perché non fare una scuola? Non volevo spostarmi da Bologna, io abito qua, poco fuori. In centro c’era una scuola valida e ho iniziato questo corso privato di un anno e lì ho scoperto davvero cos’era la fotografia, perché prima non ne avevo idea. Ho capito che quello era ciò che volevo fare, quindi l’anno dopo mi sono iscritta all’Accademia di Belle Arti. Comunque, sto continuando un percorso personale, vorrei applicare la fotografia all’arte. Al momento sto scoprendo un sacco di cose, è senz’altro il mezzo che mi piace più utilizzare.

Hai fonti da cui trai ispirazione, fotografi o artisti?

Sì, leggo molti libri di fotografia, anche grazie a esami che ho dovuto dare all’Università. È così che ho scelto dei fotografi a cui ispirarmi. Mi spiego: mi piace il modo di trattare la fotografia di alcuni, ma non voglio fare una cosa identica. Non credo sia nemmeno possibile ed è un bene, altrimenti sarebbe come copiare. Probabilmente il mio fotografo preferito è Wolfgang Tillmans. Non è solo un fotografo: ha dato vita a una sorta di rivoluzione della fotografia, applicandola all’arte. Mi piace molto!

Nei tuoi scatti ti focalizzi molto sul corpo e la sessualità femminile. Credi che oggi, nel 2017, in cui tutti vogliamo mostrarci emancipati, la sessualità sia ancora vissuta come un tabù?

Uhm, sicuramente io mi dissocio da quello che sono le persone nel 2017. Faccio fatica a trovarmi bene con chiunque, perché la vedo diversa da me non semplicemente negli interessi. Spesso non riesco a relazionarmici, magari è solo un mio problema. La fotografia è diventata un mezzo in questo senso, mi ha permesso di essere qui oggi a parlare con te (sorride, ndr). Se non avessi avuto questa passione e oggi qualcuno mi avesse chiesto di parlare di qualcosa, io avrei risposto: “Ma no, mi vergogno! Non esiste!”. Invece, la fotografia mi rende sicura. Comunque, nei paesi più sviluppati non credo che la sessualità sia un tabù, basta pensare alla TV o a Facebook: trovi persone nude ovunque. Ma senz’altro non è così in tutto il mondo, in paesi come l’Iran, la donna è vista ancora con il velo. Se andassi a mostrare lì le mie foto probabilmente mi ammazzerebbero.

Untitled © Sara Lorusso

Untitled © Sara Lorusso

Cosa vuoi rappresentare con i corpi delle donne che fotografi?

Vorrei creare un linguaggio comune che non sia pornografia, che tutti possano accettare. Ti mostro come sono, ma tramite qualcosa di delicato. Io vedo la donna nuda, ma il mio pubblico non può, c’è sempre un intermezzo tra me e loro.

Credi ci sia la possibilità di dare vita a un progetto di questo tipo al maschile?

Non lo so, mi sento un po’ distante dall’idea. Mi è capitato di fare foto di nudo a un ragazzo per una rivista, ma per quanto sia stato carino e gentile, è difficile relazionarsi con il sesso maschile sotto questo aspetto. Un conto è farlo con il mio ragazzo con cui ho una certa intimità, un conto è se mi arriva un modello. Lo trovo più complicato, ma… si vedrà (alza le spalle e ride, ndr).

Preferisci il digitale o l’analogico?

Sto sperimentando da un paio d’anni la fotografia analogica. Ho due macchine analogiche, giusto ieri ho ne ho trovata una vecchia dei miei e sto iniziando a usarla. Certo, questo non significa che non ne usi di digitali. Sto facendo proprio in questo periodo un progetto con l’università dove uso solo la digitale perché in questo caso non mi serve che il lavoro mi trasmetta un’emozione, che invece l’analogica mi riesce a dare con quella grana.

Come sei riuscita a guadagnare un po’ di visibilità in questo campo?

Principalmente con le pubblicazioni in rete. C’è molta proposta ma comunque, anche se non credevo, ti vedono tantissime persone. Mi è capitato di collaborare con alcune riviste e da lì, quando cercavo il mio nome su Google, apparivano mie fotografie su vari siti. La cosa è anche stata un po’ fastidiosa, ma, in parallelo, ho ricevuto tantissime mail di contatti e proposte interessanti. Credo sia perché ho avuto la possibilità di fare collaborazioni nel momento giusto, con le persone giuste. Ora però vorrei provare con le gallerie. È un settore complicato, ma non escludo la possibilità di vivere di fotografia, quando riesci a vendere i tuoi lavori sei già a buon punto.

Hai nuovi progetti per il futuro che puoi svelarci?

Ora pubblico molto meno le mie foto. Voglio fare qualcosa di inedito. Sto organizzando un progetto sulla giovinezza, sull’essere giovani oggi. Mi sto rendendo conto che per quanto io sia giovane, le mie amiche stanno già partorendo e a me… non sfiora proprio l’idea. Voglio racchiudere questo momento della mia vita, amici, emozioni. Scatto e raccolgo.

From my series about girl sexuality © Sara Lorusso

From my series about girl sexuality © Sara Lorusso

Ringraziamo Sara per il suo tempo e la sua gentilezza, e… in bocca al lupo per tutto!

About author

Sofia Longhini

Sofia Longhini

Sofia, classe '96. Nasce in una piccola città di mare, rapita dai portici di Bologna, ombelico di tutto, dove studia Lettere Moderne. Ama l'arte, il cinema e il cantautorato. Il teatro e il buon cibo. Leggere leggere leggere. E poi, naturalmente, scrivere.

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