Leggo i classici e mi piace!

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Leggo i classici e mi piace

Leggo i classici e mi piace

Chi mi conosce sa che sono una lettrice seriale. Leggo ogni giorno, in casa, al lavoro, in corriera. Leggo perché, come si suol dire “una vita sola non mi basta”. Leggo perché sono un’anima curiosa. Ma chi mi frequenta sempre sa anche che prediligo leggere i classici. Non la solita Austen o una delle sorelle Brontë come ci si potrebbe aspettare da una ragazza – che poi, questi stereotipi per cui una ragazza deve leggere autrici donne dell’Ottocento ed esserne felice, proprio non mi va giù! –, ma i classici russi, quei mattoni di mille e più pagine che ti assorbono completamente e ti risucchiano vita sociale e diottrie per settimane se non mesi.

Non so perché mi sono appassionata a questo filone letterario, ma ricordo bene come è iniziata. È cominciato tutto con Bulgakov e il suo Il Maestro e Margherita: un colpo di fulmine, più che un innamoramento lento e progressivo. Da lì in poi sono arrivati tutti gli altri: Dostoevskij, Tolstoj, Turgenev, Cechov, Goncarov e moltissimi altri. I loro capolavori fanno bella mostra di sé nella mia libreria e incuriosiscono ogni volta chi li vede. Le domande che mi vengono poste sono sempre quelle: “ma non ti stufi a leggere libri così grossi?”, “ma cosa ci trovi in libri così?”, “ma…?”; e io, puntualmente, mi infastidisco. È un po’ come chiedere a una bambino perché preferisce il gelato al cioccolato a quello alla vaniglia. De gustibus, direbbero i latini. Ecco, al bambino piace il gelato al cioccolato e a me piacciono i classici della letteratura russa. Qualche problema?

Nessuno (o quasi), se non fosse che quando ne inizio uno, finisce che per settimane o mesi mi teletrasporto in una dimensione nuova, vivo quello che mi circonda come se fosse attutito e finisco addirittura per parlare e pensare come l’autore che sto leggendo. Mi succede spesso e sempre più di frequente. Mi lascio travolgere e scopro corde di me che ancora non erano state toccate. A ogni classico russo che leggo mi trasformo, cresco e penso. Calvino diceva che “Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire” e  mi trova perfettamente d’accordo. Se leggo un libro di uno scrittore contemporaneo, al massimo trovo qualche breve citazione degna di nota, ma quando passo al libro successivo me ne dimentico. Se leggo un classico – russo, inglese, americano, non importa – trovo frasi e pensieri che mi annoto e che ricordo con piacere o nostalgia una volta conclusa la lettura. Ogni classico lascia un insegnamento e il suo ricordo non svanisce con il passare del tempo o con lo scorrere dei libri nella mia vita.

Ed è proprio per questa capacità di impregnare la mente umana di sentimenti e pensieri che andrebbero letti i classici, a ogni età e di ogni tipo. La potenza di un libro scritto secoli fa è ancora potentissima e può suscitare in noi qualcosa di incredibile e molto potente. I libri contemporanei raramente hanno questa capacità, purtroppo.

Io ho scoperto i classici tardi perché quando mi venivano assegnati come lettura estiva leggevo solo il riassunto (insomma, nessuno è perfetto e qualche scheletruccio nell’armadio ce l’abbiamo tutti), ma quando ho avuto l’istinto di prendere in mano il primo, poi non ho più smesso: i classici sono un po’ come le ciliegie, uno tira l’altro! E poi, quello che grandi nomi – che ora affettuosamente chiamo zii – come Dostoevskij, Tolstoj, Bulgakov, ma anche le più quotate – chissà poi perché? – Austen e Brontë mi hanno regalato costituisce buona parte di quello che sono e di quello che sarò perché un classico è per sempre, altro che diamanti!

About author

Antonella Beozzo

Antonella Beozzo

Blogger, Bookaholic. Appassionata di libri, musica, film e natura, colleziono libri, istantanee e ricordi. Classe 1989, aspirante storyteller e clarinettista per diletto.

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