Levante e l'(in)coscienza di un testo anacronistico

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Dal video di Non me ne frega niente, ultimo singolo di Levante

Dal video di Non me ne frega niente, ultimo singolo di Levante

Levante. Adoro i suoi pezzi – da sempre i testi, più particolarmente gli “ultimi” arrangiamenti – dall’esordio del 2014 ed è forse inutile dire che all’annuncio dell’uscita di Non me ne frega niente, primo singolo che anticipa l’album Nel caos di stanze stupefacenti, disponibile dal 7 aprile, ero curiosa, se non anche emozionata. Dopo diversi ascolti, però, i miei dubbi sul brano non si sono ancora sciolti.

Ha provato ad ampliare il suo sguardo, questa volta. Il passaggio di Levante da quella dimensione strettamente privata – e quasi sempre personale – a un’inedita visione globale è un po’ zoppicante. In un commento sulla sua pagina Facebook, scrive: “questo brano (fra i primi ad essere stato composto per il nuovo lavoro) arriva di getto dopo l’attentato al Bataclan. […] È molto più spontanea di quanto possiate credere. E avevo voglia di una marcia”. Ci troviamo dunque di fronte a un testo che, lo dichiara lei stessa, è stato scritto in un passato non troppo lontano – parliamo di un anno e mezzo fa – ma che oggi, in un più vicino presente, inizia già a stridere. Non viviamo certamente un momento storico radicalmente differente, ma ci stiamo rendendo conto che forse parlare di un generale atteggiamento di indifferenza e codardia ispirandosi alle reazioni a fatti come quello del Bataclan non è molto esatto né giusto.


codardo chi non c’era
a scrivere sul diario
da che parte sta la verità
je suis Paris, madame
ma in piazza scendo solo per il cane
non mi vogliate male
ho sempre poco tempo per lottare senza il modem


La gente (usando un termine che trovo però molto impersonale) manifesta eccome, ovunque, anche nei luoghi di partecipazione reale – dove per reale si intende fisica, diretta, ma non per forza il contrario di virtuale. Ce lo dimostra quella che Jelani Cobb sul New Yorker ha chiamato “disobbedienza civile(la traduzione al suo articolo è disponibile proprio sul nostro sito, nda), definendo così il ritorno della democrazia nelle strade e nelle piazze, di cui sono degli esempi le varie manifestazioni verificatesi sia prima che dopo la vittoria di Trump alle elezioni presidenziali, come la Women’s march, e lo sciopero globale indetto per l’8 marzo. Se la gente è disposta a invadere le città per difendere i propri diritti, allora, quali sono le persone di cui parla Levante in Non me ne frega niente?

Ecco, veniamo al punto, dunque. I fatti a cui si ispira la cantautrice per la stesura del testo – gli attentati di Parigi – sono radicalmente diversi da quelli da me citati. Il che, in realtà, non va affatto a suo favore. Se infatti si può protestare contro un presidente appena insediato, che cambiamento si può esigere per una tragedia già avvenuta, come un attentato? L’unica forma di difesa che abbiamo contro simili avvenimenti sono proprio l’indignazione e la solidarietà, che si manifestano simbolicamente nelle strade con fiaccolate e immagini di resistenza e sì, sempre simbolicamente, anche sui social network.

Dopo gli attentati di Parigi, il celebre scatto del Bacio all'Hotel De Ville, simbolo dello spirito vitale parigino, è stato utilizzato come reazione: "même pas mal", non fa male

Dopo gli attentati di Parigi, il celebre scatto del Bacio all’Hotel De Ville, simbolo dello spirito vitale parigino, è stato utilizzato come reazione: “même pas mal”, non fa male

Non me ne frega niente è un brano che usa la prima persona ma con tono accusatorio, che trasuda rabbia e indignazione ma allo stesso tempo, al di là del dito, non propone alternative; non dà risposte al senso di impotenza che il mondo sta attualmente vivendo. Non che questo compito spetti a Levante, ovviamente, ma è anche vero che se si condanna un atteggiamento si è portati – implicitamente o meno – a sostenerne uno il più delle volte uguale e contrario. Le sue sono però parole che, fatta eccezione per un ritornello potente e realmente efficace, giocano invece un po’ con una retorica già sentita, qualche cliché populista e, anche in quanto tale, di pancia figlio di due coniugi abbastanza antipatici: la tendenza alla semplificazione e una visione apocalittica (per usare la definizione di Eco) dei nuovi media.

Il concetto di virtuale (e più nello specifico di “comunità virtuale”) è infatti equivoco. Virtuale non significa irreale, né astratto: le aggregazioni che si creano tra persone, la partecipazione sui social, le idee che si esprimono… tutto questo è reale e trova continuità nel “mondo fisico”. Il cyberattivismo – sfruttato anche da numerose organizzazioni come Amnesty International e Greenpeace – non è una degenerazione dell’attivismo; non è “post-attivismo”. È anzi una realtà fondamentale, perché è un mezzo che permette alle persone di creare dissenso. Internet non è la rivoluzione in sé, ma ne può essere il medium. Le “armi da tastiera” di cui parla Levante sono ad esempio quelle che hanno avuto un ruolo decisivo, secondo molti analisti, nelle Rivolte Arabe.


se parte la rivolta
combatto con lo scudo dello schermo
le armi da tastiera
il giorno sto in trincea
lancio opinioni fino a sera


Solo il ritornello riesce (in parte) a liberarsi di questo atteggiamento accusatorio per esprimere invece quello che è un sentimento inopinabile: l’impotenza, da non confondere con una pericolosa indifferenza. “Il mondo crolla e non mi prende”. Sono parole bellissime, fortemente evocative. Perché spesso, semplicemente, non possiamo fare nulla e l’indignazione – o meglio, il dissenso – è l’ultima arma che ci resta. Per fortuna, la stiamo sfruttando.

In conclusione, mi sento di dire che il testo di Non me ne frega niente è (in)consapevolmente anacronistico. Riesce da un lato a cogliere una rabbia viscerale, spontanea e per nulla razionale contro un mondo che, appunto, ci crolla addosso, propria del nostro tempo – è un’era brutalmente ma comprensibilmente populista proprio per questo. Dall’altra, però, pecca proprio di un eccesso di spontaneità, che nell’affrontare temi del genere può essere un difetto non da poco e finisce per sbagliare la mira. Sottendo una certa consapevolezza, da parte dell’autrice, proprio perché la canzone si ispira a fatti lontani da quelli che oggi, proprio in questi giorni, spingono le grandi masse nelle strade. Certo è che con l’immagine ancora fissa nella mente delle affollatissime manifestazioni anti-Trump versi come “ma in piazza scendo solo per il cane/non mi vogliate male” perdono di significato.


non me ne frega niente se mentre rimango indifferente
il mondo crolla e non mi prende
non me ne frega niente se mentre la gente grida aiuto
io prego non capiti a me
non me ne frega niente di niente


E voi, che impressione avete avuto da Non me ne frega niente? Nutrite i miei stessi dubbi? Cosa vi aspettate dal nuovo album di Levante?

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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