Loving e la necessità dei film razziali

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Immagine della locandina di Loving

Immagine della locandina di Loving

Da qualche ora ho visto Loving, il film di Jeff Nichols in lizza per l’Oscar nella categoria Miglior attrice non protagonista con Ruth Negga.

È la storia di Richard Loving e la moglie Mildred, esiliati dallo stato della Virginia perché lui, un uomo bianco, ha sposato una donna di colore. Il caso è poi passato alla storia come Loving vs Virginia ponendo la fine alle restrizioni legali relative ai matrimoni interraziali. È sicuramente un bel film, guardandolo mi sono chiesta se, e quanto, questo film fosse necessario oggi. Partiamo dal fatto che siamo negli anni ’60, stiamo vivendo uno dei periodi più bui e drammatici per gli Stati Uniti, ma è davvero cambiato qualcosa oggi?

Prima di iniziare la visione del film mi sono detta: “Ma che senso ha fare ancora film su questo tema? Siamo nel 2016, questo odio, incitazione al razzismo, dovrebbero essere già stati superati da un bel po’”.
Poi però sono tornata alla realtà: si parla al giorno d’oggi di costruire muri per chiudere frontiere, si impedisce alle persone di poter viaggiare, spostarsi liberamente. È quindi necessario che ancora, a distanza di tempo, si parli di questi argomenti, da un lato perché non dimenticare è una necessità, dall’altro perché, effettivamente, la finzione – o comunque ciò che si cela dietro ad un film – non può essere molto distante dalla realtà.

Durante le due ore si soffre con i protagonisti, condannati a doversi dichiarare colpevoli e allontanarsi dal proprio Stato per 25 anni. Ma colpevoli di cosa? Colpevoli di amarsi? Colpevoli di voler creare una famiglia? Non parlo di cose dell’altro mondo e sì, forse il film non rende davvero giustizia ai due coniugi, ma una minima parte di ciò che hanno vissuto loro viene vissuta, ancora oggi, da milioni di persone. Giusto ieri leggevo su Twitter di una donna che è stata costretta a separarsi dal marito, poiché impossibilitato a raggiungere gli Stati Uniti dopo le ultime leggi emanate riguardo alla migrazione.

Siamo nel 1967 o nel 2017? Sono passati cinquant’anni esatti da questo caso, eppure durante la visione del film ci sono stati due momenti che hanno attirato particolarmente la mia attenzione. Il primo è la dichiarazione di uno dei due avvocati dell’ACLU, interpretato da Nick Kroll: “Ti rendi conto che con questa sentenza potremmo cambiare la Costituzione degli Stati Uniti D’America?”. L’altro è invece un discorso che un amico fa a Richard: “Smettila di comportarti come un nero, puoi essere circondato da neri, ma tu, a lavoro, sei considerato bianco. Sarebbe semplice uscire da questa situazione: basta divorziare. Divorzia da Mildred e torna alla tua vita da fottuto bianco. O vuoi davvero capire come ci si sente ad essere neri? Ci si sente così”.

A parer mio il vero senso di questo film si cela dietro queste frasi. Se da un lato vi è l’ostruzionismo della legge, del luogo comune che le cose non cambieranno mai perché tu sei bianco, quindi fortunato; mentre io sono nero e conto meno di zero, dall’altro c’è la speranza di un giovane avvocato con poca esperienza di poter riconoscere, finalmente, i diritti a una famiglia. Poco importano le minacce, poco importa la paura, l’amore e la fiducia portano sempre a un lieto fine.

Film come questi ne esistono a bizzeffe, ma non ci si stanca mai. Perché? Perché purtroppo esistono ancora persone che creano limiti e barriere, sia fisiche che mentali. E finché esisteranno ancora persone che la pensano così, non si dovrà mai smettere di parlarne.

Loving uscirà nelle sale italiane il 16 marzo 2017. La visione, ovviamente, è consigliata!

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Alessia Scarpinati

Alessia Scarpinati

Sono nata giusto in tempo per capire che le cose belle della vita sono tante, che scrivere di me è fondamentale e che non riuscirei a vivere in un mondo senza musica, concerti, libri,serie tv e attori inglesi.

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