Ma quanto è difficile saperci ascoltare

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Nessun discorso è mai banale, ma può rimanere a livello superficiale se si fa a gara a chi ha più da dire sull'argomento e non ci si preoccupa di ascoltare.

Nessun discorso è mai banale, ma può rimanere a livello superficiale se si fa a gara a chi ha più da dire sull’argomento e non ci si preoccupa di ascoltare.

Forse diventare grandi significa fare più fatica ad ascoltare l’altro. O forse sono un po’ più pessimista io.

Mi trovo in quella categoria di venti-e-qualcosa-enni che dopo il liceo ha scoperto un mondo: il passaggio a una città più grande, la possibilità di viaggiare, il desiderio di coltivare i propri interessi nel proprio tempo libero. Ho iniziato a scoprire il mondo fuori di casa e insieme al mondo un po’ più le persone e me stessa. E iniziato a pensare e a farmi domande.

Da un po’ di tempo a questa parte ho iniziato a far caso a un curioso fenomeno, particolarmente sgradevole nei periodi di stress: la tendenza a parlarsi addosso. Mi spiego: tutti sentiamo, com’è buono e giusto, il desiderio di raccontare cosa ci succede, specie nei periodi di grandi novità; ma spesso perdiamo la capacità, o la voglia, di ascoltare gli altri e ci parliamo addosso. E così succede che inizi a raccontare di una situazione difficile che stai vivendo, e lui/lei ti interrompe raccontando di quella che volta che ne ha vissuto una più difficile; sto studiando per un esame importante, e il mio interlocutore desidera condividere il proprio sentimento così simile al mio e i fattori che lo causano; parto per una città che desideravo tanto vedere, e l’altro l’ha già vista tre volte.

Questo se siete persone estroverse. Se invece rientrate in quella categoria che racconta di sé solo a chi desidera, reputando i propri pensieri materiale prezioso, siete destinati a sorbirvi allora autentici monologhi di chi scambia l’interlocutore beneducato per la audience che ha sempre segnato: vale a dire, qualcuno che dica “bravo” e applauda senza mai fischiare. Sì, perché in caso vogliate contraddire l’estroversa controparte, preparatevi a una sua giustificazione di ciò che ha appena raccontato molto, molto lunga.

Mi chiedo se i social media possano avere in qualche modo influito su questo: siamo così abituati a curare la nostra immagine, la nostra personale vetrina di noi stessi, e a ricevere reazioni dagli altri che tendiamo a replicare quel modello nella vita reale.

Riscopriamo allora il valore dell’ascolto con le persone che amiamo. Quando il tema si fa più delicato e personale, con gioia per la fiducia ricevuta accogliamo confidenze preziose. E se replichiamo raccontando di noi, non è per svalutare l’altro ma per scoprirci, citando Saint-Exupery, “compagni uniti nella stessa cordata, verso la stessa vetta in cui ci si ritrova”. Stiamo perdendo la capacità di ascoltare, ma è lì invece che si stringono i legami più forti.

Amo chi mi ascolta. Ascoltare significa ricordare le parole, e andare oltre. Saper leggere un gesto, leggere l’altro con un’occhiata. Chi ci vuol bene non ha mai qualcosa di più importante da fare quando abbiamo bisogno di sfogarci; non ti interrompe perché gli è venuta in mente un’esperienza simile; il suo risponderti si traduce in un ragionare insieme.

Restare in ascolto significa mettersi da parte e saper dare il giusto valore a ciò che l’altro racconta. Significa scendere un attimo dal nostro gradino delle priorità e lasciarci salire l’altro. Forse amare e ascoltare sono sinonimi. Chi non ha tempo per sentire cosa abbiamo da dire, non ci sta lasciando spazio nella sua vita; chi invece sa fermare la propria routine per dedicarsi a noi ci sta già dimostrando qualcosa. Senza bisogno di dirlo.

Ascoltare non significa nascondersi. Paradossalmente, le persone che ci sanno ascoltare sono quelle che pian piano acquistano nella nostra vita uno spazio sempre più importante. Nessun discorso è mai banale, ma può rimanere a livello superficiale se si fa a gara a chi ne ha più da dire sull’argomento oppure diventare un punto di partenza per capire di più l’altro.

Scriveva l’autore del Piccolo Principe in Terra degli Uomini:

Legati ai nostri fratelli da un fine comune e situato fuori di noi, solo allora respiriamo e l’esperienza ci mostra che amare non significa affatto guardarci l’un l’altro ma guardare insieme nella stessa direzione. Perché altrimenti, nel secolo del benessere, proveremmo una gioia così piena nel dividerci gli ultimi viveri nel deserto? Di fronte a ciò, che valore hanno le previsioni dei sociologi?

About author

Ilaria Arghenini

Ilaria Arghenini

Mi piace ascoltare racconti e viaggiare in treno, e questo è la causa di tutto: perché mi tocca leggere abbastanza da dover porre ad altri le domande che restano, e a volte trascrivo quello che ne scaturisce. Vivo in un piccolo paese della bassa lombarda, ho studiato lingue e letteratura, sto poco ferma, amo poco le foto e molto the Killers.

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