Mutilatemi per il mio bene: ovvero la battaglia contro le MGF

0
Mutilazioni genitali femminili

Mutilazioni genitali femminili

In questo periodo sono in vena di raccogliere documenti su argomenti piuttosto leggeri e digeribili. Perciò, ecco, se siete sensibili, se non siete in grado di tollerare un’opinione differente o se semplicemente non avete voglia di leggere, lasciate perdere. Perché le mutilazioni genitali non sono adatte a tutti.

Perché scrivere di un argomento simile, quando avrei potuto raccontarvi l’esperienza disagevole di quando, l’altra mattina, andando a lavoro, tre bravi hanno deciso di soprannominarmi “bistecca di manzo con l’osso”? Perché ammetto di non avere fiducia nell’umanità e l’idea di sentirmi chiedere cosa indossassi mi fa rabbrividire. E perciò sono qua, che navigo fra ONU, UNICEF, OMS e tante altre sigle che alla fine si confondono tra di loro.

Per chi non lo sapesse, il 6 febbraio è stata la giornata mondiale contro la mutilazione genitale femminile. Per quel che mi riguarda, purtroppo, poco pubblicizzata. Ma non perché debbano appendere cartelloni e farci degli speciali della D’Urso. Ma perché sarebbe carino fornire gli strumenti per capire cos’è, per essere in grado di affrontare questa guerra che sembra si stia combattendo in silenzio. Non abbiate paura, voi istituzioni, condividete e create eventi aperti al pubblico così da permettere a tutti di raccogliere anche testimonianze dirette.

Perché purtroppo internet è talmente pieno di pesci pagliaccio che ci trovi qualunque cosa.

Mutilazioni genitali femminili: di cosa parliamo

Dire “mutilazioni genitali” può forse erroneamente ricondurre a una vecchia storia di cronaca che vede protagonista una coppia dove lei taglia il pene a lui perché è egoista. Pare che in realtà la picchiasse. Il buon caso Bobbitt, del 1993. Però no, non parleremo della Bobbitt, nonostante lui si sia ritrovato con l’effettiva mutilazione genitale. Parleremo di quelle mutilazioni genitali femminili che poco fanno sorridere e che molto creano scompiglio.

Le mutilazioni genitali femminili sono una pratica estremamente diffusa e nascosta e che comporta la parziale o totale rimozione degli organi genitali femminili esterni: piccole e grandi labbra e clitoride.

Possibili tipi di mutilazioni genitali femminili

Possibili tipi di mutilazioni genitali femminili

Mutilazioni genitali femminili: come

E no, le ragazze, di norma, non sono in condizioni medico cliniche tali da doversi sottoporre a questi interventi. Saprete già (o meglio lo spero) che non si tratta di una cosa rapida veloce e indolore. E soprattutto che un’operazione invasiva come questa causa grandi problemi all’apparato genitale, in quanto vengono alterate le naturali funzioni. Per darvi un esempio pratico: immaginate la cistite. Quel costante bruciore. Immaginate le infezioni post partum derivate dal trauma delle lacerazioni e dei punti. Immaginate le mestruazioni, le invasioni batteriche che subite. L’angoscia del prima, quando sai che è il tuo turno; la paura e il terrore e il dolore durante; e lo stesso dolore che torna angoscia nel dopo, quando ti senti violata e non c’è più nulla da fare. È una violenza, è una ferita che ti porti dentro come se fossi stata stuprata.

Perché tu non te la vai a cercare, l’infibulazione. Tu sei capitata nel posto sbagliato magari, in una città, in un paese, in un villaggio sbagliati. E la cultura nella quali cresci non è abbastanza convincente, forse, da farti desiderare di essere violentata in quel modo. O magari invece sì, e ne sei anche felice.

Mutilazioni genitali femminili: la storia di Natacha

“Proprio all’ultimo minuto, è arrivata mia zia e mi ha strappato dal letto dove mi avevano legato per farmi ‘l’operazione’. Tra le urla di mia nonna e delle donne che stavano assistendo al rito, siamo riuscite a fuggire e, per mia fortuna, tutto ciò che mi rimane di quei terribili momenti è questo”. Mostra una grossa cicatrice sul polso destro che si è procurata urtando col braccio contro il coltello già pronto a praticare il ‘taglio’, e un sorriso di fierezza e soddisfazione per aver resistito e vinto.
Si chiama Natacha. È una ragazza burkinabè scampata miracolosamente all’infibulazione grazie al pronto intervento della zia cui era morta una figlia proprio a causa di una infezione seguita al rito. Ora in Italia, fa l’assistente domiciliare e sta per laurearsi in Scienze Sociali. Vive con il faticoso orgoglio di una scelta difficile, pagata prima con l’esclusione e poi con la fuga dal Burkina Faso da minorenne e sola. Ma integra. [Tratto da La Repubblica]

Gli strumenti tradizionalmente adoperati per le mutilazioni genitali femminili

Gli strumenti tradizionalmente adoperati per le mutilazioni genitali femminili

Mutilazioni genitali femminili: dove e quanto

L’ignoranza e l’immaginario collettivo ci spingono a credere che queste siano pratiche barbare di qualche tribù lontana, magari in Africa, in quelle capanne fatte di guano e dove tutti girano nudi o con gli anelli al collo. Ecco, diciamo che non è propriamente così. Diciamo pure che è ora che guardiamo in faccia la realtà non solo quando ce lo suggerisce qualche post di Facebook. Certi fatti avvengono anche “a casa nostra”.

Se pensate che l’Europa sia fuori dal giro delle mutilazioni, vi sbagliate di grosso. Circa 500.000 donne vivono in EU portandosi dietro il segno delle mutilazioni. Che badate bene, non sono solo fisiche. 200 milioni sono le vittime nel mondo. E un dato forse in costante crescita e che preoccupa è quello delle possibili future vittime. Sono 3 milioni le bambine che ogni anno rischiano di essere mutilate. L’UNICEF ci fornisce i dati nel dettaglio.

Se però i numeri non riescono a dare giustamente un’immagine concreta, qui trovate un meraviglioso web-documentario girato da Simona Ghizzoni ed Emanuela Zuccalà in Kenya, Etiopia e Somalia.

Avrete già perso l’attenzione probabilmente. Dove tutto corre veloce e istantaneo c’è necessità di immagini rapide piuttosto che di parole scritte. Vi propongo un video, tratto da Le Iene di qualche anno fa, che si è occupato proprio delle mutilazioni genitali femminili. Che voi ci crediate o no, la donna è ancora la buona e vecchia Lilith di sempre e per questo va punita. La donna corre dietro agli uomini, selvaggia, senza pudore.

Mutilazioni genitali femminili: in parte è cultura

E non si tratta solo di impedire la mutilazione. Non puoi impedire che venga cambiata una modalità di espressione della cultura. Per il semplice fatto che non sarà impedendo la mutilazione che le cose cambieranno. Nel 2010 l’Egitto aveva già bandito questa pratica eppure, ancora oggi, si mutilano bambine. In onore di cosa, nel nome di chi? E ti ritrovi a combattere un pensiero, un’idea ben più radicata della mutilazione stessa.

Mutilazioni genitali femminili: perché

In parte è cultura. In parte è la credenza di avere sempre la verità assoluta fra le mani, di essere sempre nel giusto. In parte è forse violenza di una classe, quella maschile, che non ha il coraggio di lasciare libere le donne perché non saprebbero come controllarle. Semplicisticamente ci ritroviamo davanti a una società che costringe ambo i sessi ad andare un po’ contro l’ideale che abbiamo in Occidente, dove la donna è comunque libera – ci stiamo ancora lavorando su questo – e l’uomo continua a cacciare.

La mutilazione non è in nome di un dio. È in nome dell’uomo stesso in quanto sovrano, non effettivamente dichiarato, della donna. La gioia di spacchettare e aprire qualcosa che sai esser solo tuo. Qualcosa che è stata preparata solo per te. E tu lì, col coltello in mano, che scuci il bel pacchettino. Le famose garanzie.

C’è un aspetto sul quale non tutti si soffermano. Magari per il solito gioco di etichette sociali.

Non c’è nessuna figura maschile che pratica l’infibulazione alla donna. Non c’è nessun medico, nessun santone, nessun padre di famiglia che taglia via e che cuce. Sono le donne stesse a farlo. Sono le madri, le nonne con le quali quelle bambine crescono e delle quali si fidano, vuoi o non vuoi. Sprigionano valori patriarcali da tutti i pori, considerano se stesse e le altre degne solo se la vulva è cucita. Non devi sbocciare in pratica.

Una donna non infibulata è considerata impura e come tale è vittima di una vera e propria esclusione dal gruppo sociale, dalla famiglia, e dalla possibilità di trovarsi un compagno perché se non sei infibulata, chi ti si prende? Come se si parlasse di un marchio DOP e DOC, origine protetta e controllata. L’infibulazione diventa un marchio di appartenenza a una società che ti riconosce solo in questo modo. Immaginatelo come fosse una carta di identità senza la quale nessuno saprebbe chi siete. Doloroso, rischioso, ma necessario.

Fino a che punto è giusto rispettare la cultura e questi aspetti o intervenire per correggere il tiro? E ancora, in base a quale punto di vista diciamo che è tutto profondamente ingiusto e sbagliato? E quando, proprio mentre discutevo di questo con amici, ho esordito dicendo che forse era meglio venire incontro a questa cultura, fornendo conoscenza e strumenti idonei, mi sono sentita rispondere che “come fai, sono barbari, così gli fai un favore”.

Eppure, è un cazzo di dato di fatto che non puoi affrontare qualcosa di così grande semplicemente proebendolo. Questo significherà l’aumento di morti forse perché inevitabilmente finiranno per tagliare sotto terra, al buio. E allora tanto vale mostrare delle alternative, che puoi continuare a credere nella donna sopraffatta da quei vizi capitali che però tanto piacciono agli uomini e allo stesso tempo liberarla da questo male. Non è detto che sia necessario ridurla a brandelli. Magari basta un semplice rituale, magari bisogna solo concentrarsi di più quando si effettua il rito di passaggio.

E credo che sarebbe giusto così. Credo che tutti debbano mantenere intatte le proprie tradizioni, i propri equilibri.

Magari fossimo tutti dei bravi mediatori culturali.

About author

Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

No comments

Potrebbero interessarti

Tommaso Paradiso in una foto di Riccardo Ambrosio

Tommaso Paradiso pigliatutto

[caption id="attachment_10670" align="aligncenter" width="1000"]

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi