Resident Evil: the Final Chapter - L'ultimo pezzo del puzzle

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Resident Evil: the final chapter

Resident Evil: the final chapter

My name is Alice. This is the end of my story

Con 106 minuti di adrenalina, di immagini spettacolari e di un’Alice, interpretata ancora una volta da Milla Jovovich (Il quinto elemento nel 1997, Giovanna d’Arco 1999 per citarne un paio) sfinita da questa lunga e continua lotta, si conclude l’ultimo capitolo della saga, Resident Evil: the Final Chapter, nelle sale italiane dal 16 febbraio.

Da Washington D.C è costretta a tornare dove tutto è iniziato, a Raccoon City, nell’alveare, nel quartier generale dell’Umbrella Corporation. Tra uno zombie e l’altro, Alice è costretta a unirsi a un gruppo di sopravvissuti con i quali cercherà di recuperare l’antidoto al virus T.

Tutto questo in 48 ore.

Paul W. S. Anderson, che si è occupato della regia, della produzione e della sceneggiatura, conclude la saga composta da 6 episodi tornando all’origine della storia. Quasi fosse un viaggio dantesco (non è un caso, forse, il ritorno dei cerberi), il survival-horror si sviluppa su diversi livelli, proprio come il videogioco della Capcom, dal quale il film e l’intera saga sono tratti. Per la prima volta gli zombie non sono però il problema principale. Per Milla Jovovich e il gruppo di sopravvissuti, il vero problema è il generale Wesker, interpretato da Shawn Roberts.

I colpi di scena (seppur prevedibili) non mancano, accompagnati dalle musiche di Paul Haslinger. Nel cast ritroviamo volti noti, già presenti nei precedenti capitoli: Alison Elizabeth Larter, Shawn Roberts e Iain Glen.

Dialoghi un po’ forzati ma che ti fanno riprendere fiato tra un tentativo di sopravvivere e l’altro.

Resident Evil: the final chapter

Resident Evil: the Final Chapter VS Resident Evil 7 Biohazard

Il punto è questo, io non sono una critica cinematografica. Sono una di quelle che però è cresciuta anche con questa saga, con un fratello di 5 anni più piccolo che non la faceva mai giocare perché perdeva sempre. Poi si cresce, si cambia. E quell’ultimo capitolo di Resident Evil 7 Biohazard è quello che finalmente serve per dare una svolta a questa saga. Così come per il film, serviva qualcosa che facesse entrare lo spettatore – o il gamer – nella storia. E non c’è niente di meglio di una storia in cui si è solo un marito con una moglie che crede esser morta.

E così anche in questo capitolo made in Capcom, proprio come nel film, si torna alle origini con quelle safe-zone tanto utili al giocatore mediocre così come a quello più esperto.

Entrambi i capitoli propongono scenari spettrali, luoghi abbandonati dai vivi, ricchi di macerie, brandelli e dove l’aria è irrespirabile, o almeno quella è la sensazione che si prova camminando nella casa della famiglia Baker, in Louisiana. Ma è la stessa che si prova camminando con Alice nella Terra del “the day after tomorrow”.

Se però siete quel genere di spettatore che anticipa le mosse del protagonista, o se siete quel gamer che invece di scappare si lancia sugli zombie usando come unica arma qualche calcio e qualche pugno, allora lasciate perdere.

Mi sono sentita dire da mio fratello che avevo rovinato il gioco, che sarei dovuta saltare come tutti, così come è successo al cinema per giunta.

E invece no, e forse è per questo che diversamente da Alice o da mio fratello, non sopravvivrei neanche un minuto.

In conclusione, possiamo dire che Resident Evil, nonostante gli anni, è sempre lo stesso con quel qualcosa in più per ogni capitolo. E che Ylenia ha bisogno di qualcuno che le faccia capire che non è la Jovovich e che dalla presa di uno zombie non si scappa.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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