Rosso come Suspiria: quando il colore fa da padrone

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Suspiria (Dario Argento, 1977)

Suspiria (Dario Argento, 1977)

Quei colori decisi, forti, che si ripetono. Chiusi in forme nette e contrastanti. Colori e forme che nessun terapista, nessun artista consiglierebbe per rilassarsi.

Tutt’altro. L’effetto che si ottiene, che ottenne Dario Argento 40 anni fa, fu tutt’altro che rilassante.

Per festeggiare i 40 anni dall’uscita sul grande schermo di Suspiria, alcuni dei migliori cinema in città ci hanno deliziato per 3 giorni consecutivi con questo lungometraggio a base di colori eccentrici e una musica, quella dei Goblin, da far accapponare la pelle, che disturba fin dentro le ossa. Il tutto accompagnato da una sceneggiatura forse un po’ banale, ma d’altronde non è lei la vera protagonista.

L’Arte della scenografia

La scenografia è parte integrante del terrore, di quella sensazione di oppressione e irrequietezza che lo spettatore deve – e vuole – provare.

Un costante sali e scendi di emozioni, quei rumori improvvisi, un’inquadratura diversa dall’altra che creano confusione e che lasciano un senso di disorientamento che difficilmente chi guarda è in grado di provare. Il crescendo di un delirio scenografico fatto di personaggi oppressi dalle forme perfette, una prospettiva in stile Piero Della Francesca ma con i colori de Les Fauves. Accostamenti cromatici stregati che chiudono o allargano la stanza, che alzano le pareti invase da incostanti citazioni delle opere di Escher all’improvviso, facendoti sentire in gabbia.

Suspiria (Dario Argento, 1977)

Suspiria (Dario Argento, 1977)

Il rosso, che comunemente associamo alla passione e amore, qui si estremizza, divenendo tutto il suo opposto: un colore che assumeva una connotazione, come diceva Vasilij Kandinsky, “viva, accessa, inquieta”. Un amore, quello del rosso, che qui si mostra nel suo lato demoniaco. Un colore primordiale, come appunto quello usato nella pittura espressionista, ma anche dai primi ominidi, secondo studi antropologici.

La scienza del colore

Guardando nel dettaglio, ciò che però influenza davvero lo spettatore è il repentino calo e il successivo aumento delle reazioni chimiche nel nostro cervello che, inevitabilmente, si riflettono anche sull’umore così come sull’apparato cardio-circolatorio.

Il professor Barbanti, primario del reparto di neurologia dell’Ospedale San Raffaele-Pisana di Roma, in un’intervista rilasciata a Il Messaggero (per altro venerdì 13 febbraio 2015), dice: «Non si tratta di scaramanzia, esiste una fiorente letteratura che ha evidenziato che negli ultimi cinquanta anni la Premier League inglese sia stata vinta prevalentemente da chi indossava divise rosse; e ciò è capitato anche agli atleti di tae-kwon-do e ai pugili alle Olimpiadi di Atene 2004».

Qui i colori non hanno sfumature, ogni specchio di colore diventa una lama tagliente, uno squarcio emotivo talvolta superficiale, talvolta profondo, che passa non da lame vere e proprio ma dal semplice accostamento di toni caldi a freddi, da toni violenti appunto, a quelli calmi, che suscitano immagini di tranquillità e pace.

Suspiria (Dario Argento, 1977)

Suspiria (Dario Argento, 1977)

E tutto ciò a dimostrazione del fatto che non servono effetti speciali computerizzati in chissà quale dimensione, o chissà quale storia contorta, o personaggi di chissà quale forma e bellezza, per mettere paura. Non serve sangue che sembri vero, non servono zombie o altre bestie.

Serve una stanza buia e profonda, dove è la presenza estrema di luce a farti rendere conto, all’improvviso, di essere in gabbia. E così l’irrazionalità, l’agorafobia che escono fuori solo con una scenografia rigida, precisa e lineare e con i personaggi che come in questo caso, sembrano la trasposizione dei disegni di Alice nel Paese delle Meraviglie, dove tutto è più grande di lei. E tutto è più selvaggio e primordiale.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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