Emma Watson: essere donne e intelligenti dà ancora fastidio

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In foto, Emma Watson presso l'Ufficio delle Nazioni Unite

In foto, Emma Watson presso l’Ufficio delle Nazioni Unite

Mattia Carzaniga è nato nel 1983, scrive per diverse testate e ha pubblicato due libri.
Emma Watson, classe 1990, è un’attrice, modella e attivista internazionalmente conosciuta.
Questo la rende migliore? Certo che no. Anzi, a giudicare da quello che il signor Carzaniga scrive di lei, l’odore di impegno sociale che assicurerebbe la sua presenza e il ruolo della “principessina ne La Bella e la Bestia sarebbero solo due delle sue tante quanto fastidiose colpe, accuratamente elencate in modo maturo e oggettivo in un articolo scritto per Rivista Studio. Il Direttore responsabile lo definisce “un media di attualità e cultura che si basa sulla qualità delle storie raccontate”, cosa che a seguito della lettura di questo pezzo mi sembra appena discutibile. Ma andiamo con ordine.

L’articolo, dotato di un titolo professionale quale Emma Watson, anche meno si dilunga in deliziose opinioni personali e prese in giro che l’autore, evidentemente, teneva a diffondere. Emma sarebbe antipatica, la tipica “secchiona della classe che non studia manco troppo, tanto sa che il professore non si azzarderà mai a darle meno di sei o sette; la compagna che si candida come rappresentante d’istituto, perché sa che gattamortismo e senso civico sono una micidiale combo acchiappa-voti”. Insomma sembra scritto dal compagno di classe che abbiamo avuto tutti, quello che si arrabbiava appena ci si rifiutava di fargli copiare i compiti.

Andando avanti e ignorando pazientemente l’evidente fastidio di Carzaniga per il fatto che Emma si trucchi in modo troppo semplice e le sue ipotesi secondo le quali probabilmente al liceo avrebbe avuto un ragazzo più grande, forse al secondo anno di Filosofia, arriviamo alla parte della rivelazione scioccante: lui è stato sul set di Harry Potter, cosa che gli piace raccontare per far incazzare la gente, e già allora aveva notato che l’atteggiamento di Emma era inequivocabile. Nonostante fosse ancora piccola, sembrava esattamente il tipo al quale non interessavano le domande sui suoi vestiti quanto piuttosto quelle “sull’emergenza profughi nascoste tra le righe della Rowling”. Lo so, viene da ridere anche a me. Pensate come deve essere passare anni a studiare giornalismo solo per ridursi a scrivere questa roba.


Quante volte ci siamo sentite definire troppo saccenti, arroganti, prepotenti solo perché osavamo pretendere di essere ascoltate?


Sorvolando sulle immancabili critiche ai suoi film successivi alla Saga e sulla sua idea di Femminismo, che la farebbe sembrare “la versione fighetta di Malala”, c’è la conclusione: per quanto femminista, si rammarica Carzaniga, l’unico modo in cui adesso il mondo la vede è legato al suo ruolo da principessa Disney e nonostante stia ancora pestando i piedi (ne è così sicuro che probabilmente avranno preso il tè insieme una volta o due, altrimenti non si spiega) per non essere riuscita a tenersi il ruolo da protagonista in La La Land, Emma sarebbe il tipico esempio di gattamorta che detesta essere colta in fallo. Sbagliare, chiedere aiuto come si faceva in classe con una versione particolarmente difficile, sembrerebbe costarle tutto il suo orgoglio.

Ora, prima di tutto confesso di essere abbastanza invidiosa del fatto che il signor Mattia conosca così bene una delle persone che più ammiro. Tuttavia, non riesco a cogliere quale sia esattamente il problema. Chiaramente Emma non gli piace, la trova sopravvalutata, tutte cose che ha il diritto di pensare ma che si sarebbe potuto limitare a sottolineare in poche righe invece di dilungarsi in un articolo così vuoto e inutile. Potevamo fare a meno dell’enesimo tizio che condivide con il mondo il suo insopportabile fastidio per una donna, per le sue idee, per la sua carriera.

Quante volte ci siamo sentite definire troppo saccenti, arroganti, prepotenti solo perché osavamo pretendere di essere ascoltate? Questo articolo, insomma, è esattamente il motivo per il quale servono altre tante, tantissime Emma Watson che non abbiano paura di esporsi e dire la loro, a costo di farsi dare delle gattemorte acchiappa-consensi.

Al signor Carzaniga, impegnato in un’attenta lettura dei commenti al suo pezzo in attesa di scegliere il suo preferito, vorrei dire che secondo me non è suonato acuto, intelligente o ironico quanto avrebbe voluto. Gli consiglierei inoltre di fare qualcosa a proposito dei traumi derivati da qualche esperienza scolastica sicuramente spiacevole, considerando il fatto che un altro dei suoi articoli si intitoli Natalie Portman, secchiona. No, perché ci siamo passati tutti ma le cose si superano, o almeno si affrontano anche in modo diverso, le assicuro.

Al caporedattore Cristiano de Majo, vorrei dire che mi spiace vederlo chiamare dementi tutti i lettori che non hanno apprezzato quella che lui definisce “ironia su un personaggio”.

Ad Emma, invece, mi piacerebbe tanto dire che la trovo una donna straordinaria, caparbia, intelligente abbastanza da sfruttare la sua posizione per educare le persone a proposito di argomenti quali la parità di genere e il ruolo delle donne nel mondo. Perché, come dice lei, “Le ragazze non dovrebbero mai aver paura di essere intelligenti”.

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Melissa Vitiello

Melissa Vitiello

23 anni, tra Napoli e Istanbul. "Voglio scrivere perché ho bisogno di eccellere in uno dei mezzi di interpretazione della vita", diceva Sylvia Plath.

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