Paolo Vallesi: «Non sono mai andato via»

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In foto, Paolo Vallesi

In foto, Paolo Vallesi

Paolo Vallesi è tornato. Da qualche settimana, è uscito Un filo senza fine, un album che «non ha un inizio né una fine, è un filo che è nato con me e che il tempo non spezzerà. Questo filo è la musica». Ha tentato di partecipare al Festival di Sanremo 2017, in coppia con Amara, ma il pezzo non è stato scelto dalla commissione. Ma all’Ariston c’è arrivato lo stesso. Paolo Vallesi e Amara, infatti, ospiti dell’ultima puntata di Sanremo, hanno cantato la loro Pace. «Io super ospite? Questa cosa mi ha fatto sorridere, ma sono profondamente grato per l’occasione che è stata data a Pace».

È questa l’impressione che ho avuto di Paolo Vallesi: un uomo gentile e riconoscente, verso la musica, «che non ho mai abbandonato», verso il suo pubblico, «che mi ha aspettato, anche quando me ne stavo ben nascosto». E verso la vita, «che celebro da sempre nelle mie canzoni». L’ho incontrato, in un pomeriggio di febbraio, e si è raccontato così.

Iniziamo subito dal tuo nuovo album, Un filo senza fine. Questo disco è un crocevia in cui si incontrano passato, presente e futuro, tra brani inediti, alcuni tra i tuoi maggiori successi riarrangiati e una cover di Fossati. Da dove nasce questa scelta di tornare al tuo pubblico con un album che abbraccia e unisce, appunto, passato, presente e futuro?

Era da tempo che non pubblicavo un album nuovo e volevo che, in qualche modo, fosse legato anche alle origini della mia musica, nel rispetto di quello che sono stato, senza dimenticare quello che sono e quello che ho ancora da dire. Tornare al passato mi è sembrato il modo giusto per raccontare chi sono diventato. Sono sempre io, ma con nuove consapevolezze. Tra l’altro, quest’anno ricorre il venticinquesimo anniversario de La forza della vita e mi è sembrata l’occasione giusta per ripubblicarla in modo completamente diverso. Ha una veste totalmente nuova, mi ha accompagnato un’orchestra di oltre settanta elementi. Non aveva senso riproporla così com’era.

Un fino senza fine contiene un brano inedito, scritto e composto da te, che si intitola I miei silenzi. Ci sono dei versi che hanno scaturito in me una riflessione: “Ci sono cose che vorrei spiegarti perché sento solo io, a volte sono come vento ed è un silenzio mio, solo mio”. Quindi ti chiedo: quanto sacrificio costa dar voce ai propri silenzi?

I miei silenzi è forse il brano di questo album che amo di più, sicuramente il più introspettivo. È un tentativo di raccontare la mia situazione odierna, di figlio e di padre allo stesso tempo. Scrivere è mettersi a nudo e, quando si dice la verità, non costa nessuna fatica. Questo brano è un’istantanea di quello che sono oggi, i miei silenzi fanno parte di me e credo siano una conquista anche quelli.

Un filo senza fine non è solo il titolo del suo nuovo album, ma è anche un pezzo contenuto nel disco…

Un filo senza fine cerca di capire, andando indietro nel tempo, chi abbia cominciato prima. Parla di violenza. Io sono dell’idea che la violenza generi sempre altra violenza e l’uso delle armi generi sempre e solo altro uso delle armi. In questo periodo storico, è un pezzo importante, anche per questo ho voluto che desse il titolo a questo disco.

La quarta traccia del tuo disco è una cover di Ivano Fossati, Una notte in Italia. Come mai ha scelto questo brano e, soprattutto, perché la scelta è ricaduta proprio su Fossati?

Ci sono delle canzoni che sono state molto importanti per me, direi fondamentali. Mi hanno dato la voglia di fare musica. Quando, da ragazzo, ascoltavo questa canzone, sognavo di riuscire, un giorno, a comunicare attraverso la musica, come lui faceva con me. Devo molto al maestro. Questa canzone ha un testo che trovo attualissimo e quindi ho cercato di omaggiare Ivano Fossati in questo modo, inserendo nel mio album questo brano senza tempo.


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Pace è il brano che ti vede duettare con la giovane cantautrice toscana Amara. Com’è nata la vostra collaborazione?

È nata casualmente, durante un concerto di beneficenza a Prato. Io volevo manifestarle la mia stima per quello che conoscevo di lei e lei voleva fare altrettanto con me. Ne è nata una chiacchierata che è durata fino alla mattina e, proprio da lì, è nata l’idea di collaborare insieme su una canzone. Abbiamo un progetto, quello di fare anche dei live insieme, a partire da fine aprile.

Manchi dalle scene musicali da qualche tempo. Quant’è difficile fare musica, oggigiorno?

È difficile, è vero. Però io la musica non l’ho mai abbandonata. Questo disco esce in forma fisica dopo otto anni dal precedente, ma la mia attività e il mio rapporto con la musica non si sono mai interrotti totalmente. Non me ne sono mai andato via. Ho preferito soltanto dedicarmi alla scrittura di colonne sonore, anche alla produzione. Ho aspettato un po’, prima di pubblicare un album, ho aspettato che si creassero, internamente ed esternamente, le condizioni giuste. È una forma di rispetto verso la musica.

Se muovessi oggi i tuoi primi passi nel mondo della musica, parteciperesti a un talent show?

Sì, perché li seguo, alcuni mi piacciono, altri un po’ meno. Penso che, se avessi vent’anni, parteciperei ad Amici.

C’è un brano non tuo che avresti voluto scrivere?

Ce ne sono tanti. Però ho avuto la fortuna di poterne inserire uno nel mio album, si tratta proprio di Una notte in Italia di Ivano Fossati.

Concludo sempre con una domanda. Ti chiedo di rispondere di getto, senza pensarci troppo. Qual è la parola più importante della tua vita?

Vita, senza dubbio. Quando toccherai il fondo con le dita a un tratto sentirai la forza della vita (cantando, ndr)

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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