Paure e amori a casa Brunori Sas

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Brunori Sas © partedeldiscorso.it / Maria Rosaria Deniso

Brunori Sas © partedeldiscorso.it / Maria Rosaria Deniso

A casa tutto bene, oltre a essere una risposta comune e un po’ sfuggente, è il quarto album pubblicato da Brunori Sas: ce lo presenta il 25 e il 26 gennaio all’Estragon di Bologna. Ma cosa vuol nascondere quella frase impressa sul titolo di copertina, cosa vogliono celare quella sequenza di colori spezzati dalla silhouette di un appendiabiti? Decisamente nulla: vogliono solo esorcizzare. Ascoltando l’ultimo cd del cantautore infatti, ci sembra di entrare. Entrare in cosa? Entrare nella sua testa, nei suoi dubbi e timori, ed è per questo che non abbiamo (per la prima volta) una copertina con il suo volto: solo colori, solo sensazioni. Si percepisce infatti che nella realizzazione di questo album “è prevalso il sentimento alla poetica eccessiva”, come dice lo stesso Brunori in un’intervista su La Repubblica. Ed è vero che ad ascoltarlo ci sembra di sentire il disco più cinico e nudo del cantautore.

Così abbiamo deciso di passare una notte con lui, tra la sua mobilia di parole e melodie, il 26 gennaio a Bologna.
La prima canzone è La verità, primo singolo uscito a dicembre 2016, dal titolo rivelatore e trasparente come la casa in cui ci stiamo addentrando. Il metodo di Brunori è esattamente questo: scardinare i punti cardine del suo pensiero, soppesarli e vederne le proprie contraddizioni. “La verità è che non vuoi cambiare, che non sai rinunciare a quelle quattro, cinque pose a cui non credi neanche più”. Dunque quali idee ipocrite si annidano nella sua/nostra testa?

L’uomo nero, quello con cui il padre incuteva timore al proprio figlio, o quello che oramai alcuni politici indicano come capro espiatorio dei problemi di una nazione, sempre più “invasa dagli immigrati”, in realtà si rivela come il padre o il politico stesso. O più semplicemente il razzista della porta accanto. I discorsi purtroppo sono sempre gli stessi, superficiali, terribilmente comuni ormai: “rubano, sporcano, puzzano e allora olio di ricino e manganelli”. Ma sono sempre gli altri ad essere fascisti? Non si annida anche in noi una piccola parte di uomo nero, una grande parte di pregiudizio? Brunori confessa: “quando ho temuto per la mia vita, seduto su un autobus di Milano, solo perché un ragazzo arabo si è messo a pregare leggendo il corano”.

Il nostro è il periodo delle primavere arabe e del terrorismo islamico: tante speranze mischiate a tanto terrore. E non a caso arriva Canzone contro la paura, secondo singolo estratto dall’album, che assieme al significato del testo può sembrare un po’ banale all’inizio, sciocco come le canzoni che abbelliscono il nostro tempo quotidiano. Eppure sono proprio quelle melodie a permetterci di esorcizzare le nostre paure, a valorizzare e comprendere i nostri sentimenti. Proprio quelle, molto spesso, ci salvano la vita. Perché “a volte basta una canzone, anche una stupida canzone, solo una stupida canzone, a ricordarti chi sei”. Questo è l’antidoto che dà lo stesso Brunori Sas alle paure espresse nel CD.

Brunori Sas © partedeldiscorso.it / Maria Rosaria Deniso

Brunori Sas © partedeldiscorso.it / Maria Rosaria Deniso

Un album partorito a distanza di tre anni dal precedente, scandito dai continui spostamenti in aereo Lamezia Milano, gli stessi che danno il nome alla canzone successiva. È da questa distanza elevata che il cantautore scorge quell'”attaccamento alla vita” della nostra povera patria, “con la metropoli che ancora incanta e la provincia ferma agli anni Ottanta”. Non è forse normale continuare a dire che il nostro è un paese che non cambia? “L’Italia sventola la bandiera bianca, e canta, e canta”: la citazione di Battiato ci riporta a un’indignazione che dura da più generazioni.

Arriva Colpo di pistola e ci riporta alla cronaca nera dei delitti d’amore, quelli che riempiono i titoli dei nostri varietà e che lasciano increduli tutti coloro che non considerano “possesso” il sinonimo di “amore”.

Passiamo alla cultura. Con società liquida il filosofo Zygmunt Bauman indica la crisi odierna del concetto di comunità, dove emerge un individualismo sfrenato, dove ciascuno diventa antagonista dell’altro. “Liquido è il lavoro e il sesso e le mie convinzioni, liquide le ideologie e le nuove religioni” canta Brunori Sas in Vita liquida, e sembra elogiare il filosofo morto poco più di un mese fa.

C’è un piccolo stacco: «Ora è arrivato il momento delle canzoni passate» il pubblico esulta «Che come vedo piacciono sempre di più» finisce di dire il cantante con una risata leggera. Poi continua: «”Paura e amore sono i due motori che muovono il mondo” diceva John Lennon una volta che era a cena con me a mangiar lupini». Le risate si fanno generali. «Perché, John Lennon non può mangiare lupini? Va beh, comunque fino ad ora abbiamo parlato di paura: ora permetteteci di parlare d’amore».

L’accoglienza del repertorio passato è calorosa e non appassisce mai: si succedono Come stai, Fra milioni di stelle, Arrivederci tristezza e altri mobili del suo antiquariato.

L’ultimo album ritorna invece con la canzone-manifesto dell’intero spirito del CD: Il costume da torero. “Non sarò mai abbastanza cinico da smettere di credere che il mondo possa essere migliore di così” ci dice Dario Brunori, mentre balla e canta sul palco e dietro a tutte le paure che ci sta manifestando sembra mantenersi, in fondo, ancora bambino.

Sabato bestiale sembra invece essere un programma da “maschio alpha” (di qualunque età sia) per il suo tipico fine settimana, quello in cui potrà affogare nell’alcool le sue frustrazioni, vomitare, sfogarsi e fare a botte con il primo che passa. E la sua superficialità non sarà più un’accusa, ma una medaglia d’astuzia tra una classe media ormai sempre più scollegata dalla politica e dalla società. “Che i sindacati stanno con i padroni, altro che primo maggio e festa dei cazzoni. Che ognuno pensa per se stesso, e quindi anche io faccio lo stesso”.

Infine Don Abbondio, che è allo stesso tempo il testo più cinico e più “italiano”. Don Abbondio è la codardia, la speculazione finanziaria, silenziosa e annidata fin dentro il nostro mare, è l’obiezione di coscienza nei letti d’ospedale, il lavoro in nero dato a chi sfrutta gli stessi migranti da cui dice di essere invaso, le raccomandazioni di lavoro, politiche, la vigliaccheria di un paese che ancora non ha imparato ad arginare la sua tendenza all’omertà. “Don Abbondio nel mio sguardo, che si poggia sempre altrove, per paura che agli indizi poi si aggiungano le prove” ammette il cantautore.

Brunori Sas © partedeldiscorso.it / Maria Rosaria Deniso

Brunori Sas © partedeldiscorso.it / Maria Rosaria Deniso

Si ritorna nel passato e la successiva Rosa lascia talmente stremato il cantante da doverlo costringere a una pausa. «Questa è la classica postazione da piano bar» dice ritornando sul palco poco dopo «fa più effetto, ma in realtà sono qui solo perché sono in iperventilazione». Eppure viene sprigionata tutt’altro che stanchezza quando ci presenta le due bellissime Guardia ’82 e Kurt Cobain.

Infine, l’ultima canzone estratta dal nostro album in questione: Secondo me. “E in fondo dai, parliamo sempre di Salvini, di immigrati e clandestini, ma in un campo rifugiati a noi non ci hanno visto mai”. Quanto si parla, si sparla al giorno d’oggi, soprattutto sui social, tramite smartphone che ci fanno credere di avere tutti la stessa credibilità di opinione. Eppure chi è più disposto ad ascoltare l’altro? “Secondo me, secondo me, descrivo il mondo solo secondo me. Chissà com’è invece il mondo visto da te”. In questa società liquida abbiamo più la capacità di soffermarci nella dimora del pensiero degli altri?

Brunori Sas di sicuro ci ha permesso di entrare a casa sua: e passando tra le sue stanze e i suoi colori, così come quando passiamo attraverso le idee di chi ci sta di fronte, così come quando ascoltiamo le paure di chi abbiamo intorno, ci fa riflettere sulla nostra, di casa. La casa della coscienza che abbiamo costruito attorno a noi. E solo grazie al confronto quelle mura ci potranno sembrare degli specchi, specchi limpidi dove vederci chiaramente. Allora “A casa tutto bene” sembra quasi una risposta reattiva, una conferma frettolosa che diamo a noi stessi quando sappiamo benissimo che non è così, che se guardassimo le nostre mura ci vedremmo riflesse le nostre paure più nascoste. È per questo che l’album di Brunori invece ci permette di individuare quel razzismo, quella superficialità e quella vigliaccheria che molto spesso additiamo in chi è fuori di noi, ma che in realtà non ci rendiamo conto di avere dentro, in piccola parte, anche noi.

Perché, riprendendo profeticamente Il costume da torero: “Non sarò neanche tanto stupido da credere che il mondo possa crescere, se non parto da me“.

E forse è solo comprendendo le nostre paure che saremo disposti, ancora una volta, ad amare.

Scaletta

La verità
L'uomo nero
Canzone contro la paura
Lamezia Milano
Colpo di pistola
Vita liquida

Come stai
Le quattro volte
Fra milioni di stelle
Pornoromanzo
Lei, lui, Firenze
Arrivederci tristezza
Una domenica notte
Il costume da torero
Sabato bestiale
Don Abbondio
Rosa

Guardia '82
Kurt Cobain
Secondo me

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Ariele Di Mario

Ariele Di Mario

Nato nel lontano 1996 vicino Roma, emigrato in Umbria, ora è a Bologna per studiare Lettere Moderne. Nei vagheggiamenti di un lavoro sogna di fare qualcosa legato alle sue due maggiori passioni, la musica e la scrittura. Fosse per lui spenderebbe soldi unicamente per libri e concerti. Crede fermamente che ogni persona abbia una storia di vita da raccontare.

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