Slam, lo schiaffo di un film che non sa di cinema [ANTEPRIMA]

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Ludovico Tersigni e Luca Marinelli in Slam – Tutto per una ragazza

Ludovico Tersigni e Luca Marinelli in Slam – Tutto per una ragazza

Non c’è gioia nell’andare al cinema e non avere la sensazione di esserci stato davvero. Succede quando il film che si sta guardando non ha il sapore di un film, ma di altro; quando il linguaggio con cui ti parla non è quello che ti aspetti, che pretendi. Questo è, d’altra parte, il rischio dell’adattamento: dimenticare di adottare una sintassi nuova, adatta al mezzo. Sembra proprio che Slam – Tutto per una ragazza non abbia fatto il nodo al fazzoletto.

Il soggetto del lungometraggio, diretto da Andrea Molaioli (La ragazza del lago), è tratto dall’omonimo romanzo di Nick Hornby e se non nei contenuti – non avendo letto il libro, non è un paragone che posso fare – è certamente nella forma che rimane fedele, nella consistenza della carta stampata e nelle soluzioni narrative che in un romanzo possono funzionare (e anche molto) ma che no, al cinema non vanno bene. In sala, quei lunghi salti temporali, che sanno di capitoli più che di parentesi, confondono la prima volta e annoiano dalla seconda, quando il meccanismo è pienamente compreso e già bollato col timbro dell’insoddisfazione.

Il cinema manca non solo nella sceneggiatura, ma anche nella regia, che non conosce identità né equilibri. Combina linguaggi e stili oltre il limite dell’esteticamente accettabile, così da finire per confondere anche l’occhio che cerca attentamente – e inutilmente – di riconoscerla. Tra inquadrature fisse e ampie e sequenze dinamiche riprese in soggettiva (interessanti quelle impossibili dello skateboard, adottate nei titoli di testa, e apprezzabile anche la sequenza della festa in piscina, seppur per altre ragioni), non si riesce a trovare coerenza. Succede, addirittura, che gli stacchi di montaggio diventino ingiustificatamente troppo veloci e che la macchina da presa si lanci in movimenti inattesi, spiazzanti, che sono il vero slam della pellicola: uno schiaffo in piena faccia, che toglie armonia senza che ve ne sia necessità, in contesti narrativi che non lo richiedono.

Cosa promuovo del film? La naturalezza di Luca Marinelli, al cui personaggio dobbiamo i momenti comici meglio riusciti, l’interpretazione di Jasmine Trinca, la colonna sonora che spazia tra le musiche di Rufus Wainwright e dei Placebo e le risate che, indubbiamente, Slam riesce qua e là a strappare con soluzioni efficaci. A conti fatti, però, la sala non sembra essere il suo posto, pur arrivandoci a partire dal 23 marzo.

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Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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