Stag: «La strada che porta alle meraviglie»

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In foto, gli Stag

In foto, gli Stag

È stato pubblicato, recentemente, il nuovo album degli Stag, Verso le meraviglie. Chi sono gli Stag? Una band romana, il cui frontman è Marco Guazzone. A raccontare la loro musica, però, sembra di svilirne il valore. Perché i loro brani hanno un suono internazionale e raffinato, i loro testi hanno un sapore antichissimo, per questo senza tempo, senza alcuna data di scadenza. Questo, nel contesto storico-culturale attuale, è un lusso che pochi possono concedersi. O che pochi sanno concedersi. Merito, suppongo, di un talento naturale, di una propensione naturale al bello, quindi all’arte, quindi alla ricerca.

Il pregio maggiore degli Stag è proprio questo: la loro musica è senza tempo, perché non appartiene (soltanto) a questi tempi. È anticonvenzionale, ma senza forzature. È un viaggio che parte dalla meraviglia e raggiunge le meraviglie. Un viaggio che ci raccontano loro stessi.

Partiamo dal nuovo album, Verso le meraviglie. Questo disco si compone di dodici tracce, per metà in italiano, per l’altra metà in inglese. Che album è Verso le meraviglie? Come lo raccontereste a chi non vi conosce ancora?

È un lavoro autobiografico. È il diario di viaggio in cui abbiamo raccolto tutte le esperienze che abbiamo fatto in questi anni. Le difficoltà, gli ostacoli, ma anche i traguardi e le soddisfazioni. È un disco che parla di noi, di chi siamo, musicalmente e umanamente. È una vera e propria mappa che racconta la nostra storia.

Cos’è per voi la meraviglia?

La meraviglia per noi è stata poter fare un disco in piena libertà, senza vincoli e costrizioni. Abbiamo scelto le canzoni che ci rappresentavano di più, sapendo di poterle realizzare esattamente come ci immaginavamo. Questa è stata la più grande meraviglia, avere la fortuna e la possibilità di esprimerci liberamente.

La cover di Verso le meraviglie, l'ultimo album degli Stag

La cover di Verso le meraviglie, l’ultimo album degli Stag

Sono passati cinque anni dall’uscita del precedente album, L’atlante dei pensieri, pubblicato nel 2012, in seguito alla partecipazione di Marco al Festival di Sanremo, con il brano Guasto. Cos’è successo in questi cinque anni? Quali difficoltà avete trovato per realizzare il vostro secondo progetto?

Il mestiere del musicista è sempre stato difficile, lo è ancora di più in un momento storico come quello che stiamo vivendo adesso, con la tecnologia e i mezzi di comunicazione che hanno cambiato e continueranno a trasformare il nostro modo di essere e di percepire le cose. Ma proprio per questo è una sfida e noi non ci siamo arresi mai, ogni momento ci ha reso più forti e più consapevoli. La difficoltà più grande è stata quella di trovare la squadra giusta con cui cominciare questo nuovo viaggio, ci è voluto molto tempo ma alla fine abbiamo trovato INRI, la nostra nuova famiglia musicale che ha creduto in noi e nel nostro progetto.

Quanto è difficile, oggi, essere giovani e sognatori?

Credo che tutte le strade che mirano a fare della propria passione un lavoro siano complesse da percorrere. Arrivare al traguardo significa davvero trovare un tesoro, quindi gli ostacoli sono infiniti e il percorso è lungo e tortuoso. Quello che stiamo imparando noi è che bisogna sognare a occhi aperti, quindi non smettere mai di credere e allo stesso tempo lottare con determinazione e tenacia.

La vostra musica ha un suono internazionale. Quali sono gli artisti che vi ispirano, che hanno accompagnato, la vostra crescita umana e artistica?

Il nuovo album è stato scritto sotto tante influenze, tra tutti i Radiohead, Alt-J, Patrick Watson, Nick Murphy.

Molti giovani d’oggi, per avere una chance nel mondo discografico, scelgono la strada dei talent. Voi, invece, avete scelto di fare un percorso quasi “anomalo”, visti i tempi che corrono, quello della gavetta. Perché questa scelta? Avete mai pensato di partecipare a un talent show?

Credo che la strada dei talent sia una buona opportunità per chi parte da zero, per chi si trova agli inizi di un percorso artistico e ha bisogno di trovare la propria personalità musicale. Per progetti che, come il nostro, invece, hanno già intrapreso una direzione musicale precisa, la strada della gavetta è quella che ti permette di raccontare esattamente chi sei e ti offre la possibilità di farlo direttamente con il pubblico. Ovviamente è una strada più lunga ma non ci sono controindicazioni.

Negli anni, avete scritto e composto canzoni non solo per i vostri dischi, ma anche per progetti televisivi, teatrali e cinematografici. E avete scritto brani per altri artisti, ultima – in ordine cronologico – Chiara Galiazzo. Ci sono progetti, a cui non avete ancora lavorato, che vi piacerebbe realizzare? Ci sono artisti per cui vi piacerebbe scrivere?

Sarebbe bello scrivere una sinfonia moderna in cui si alternano stili, generi e mondi musicali diversi, e suonarla dal vivo su un palco insieme a un’orchestra.

Talento, fortuna, coraggio: per importanza, in che ordine mettereste questi tre elementi?

Esattamente in quest’ordine!

Concludo sempre le mie interviste con questa domanda. Qual è la parola della vostra vita?

Amore. “L’amore ci salverà, sempre!”. Perché, se ci lasciamo guidare da una passione, dall’arte, dalla bellezza, saremo sempre sulla strada giusta.

About author

Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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