Storie senza casa

0
In foto, un giovane senzatetto

In foto, un giovane senzatetto

A Roma, come in tutte le grandi metropoli, masse di persone si muovono contemporaneamente, in direzioni opposte. Mi capita spesso di studiare il comportamento degli altri quando mi sposto da un punto a un altro nella Capitale: la maggior parte guarda dritto avanti, sicura della direzione che sta prendendo, molti camminano fissando lo schermo del proprio cellulare e rischiando di scontrarsi con qualcuno o peggio, di essere investiti; altri ancora si guardano intorno spaesati. Siamo storie che camminano, ci incrociamo per un attimo ma non ci incontriamo mai davvero. Il più delle volte siamo isole in mezzo a una moltitudine di altre isole. Siamo troppo presi dalle nostre vite frenetiche, sempre di corsa, sempre in ritardo, non possiamo permetterci di distrarci, non abbiamo il tempo di guardarci negli occhi e riconoscere nell’altro un nostro simile. Ma ci sono altre storie che invece sono ferme, abbandonate ai margini delle strade e dimenticate. Storie disgraziate, che non interessano a nessuno perché nessuno vuole sentirle e i più fanno fatica anche ad accettare la loro esistenza. Vedere chi vive nella miseria più nera e dorme in mezzo alla sporcizia non può che turbarci. Sono storie senza casa.

Sono oltre 50.700 le persone senza fissa dimora in Italia, in aumento rispetto alle 47.648 stimate nel 2011. La stima arriva dall’Istat sulla base di coloro che nei mesi di novembre e dicembre 2014, hanno utilizzato almeno un servizio di mensa o accoglienza notturna nei 158 comuni italiani in cui è stata condotta l’indagine. Tra le persone senza dimora la quota che si registra nelle regioni del Nord-ovest (38%) è del tutto simile a quella stimata nel 2011, così come quella del Centro (23,7%) e delle Isole (9,2%); nel Nord-est si osserva invece una diminuzione (dal 19,7% al 18%) che si contrappone all’aumento nel Sud (dall’8,7% all’11,1%). si tratta per lo più di uomini (85,7%), stranieri (58,2%), con meno di 54 anni (75,8%) – anche se, a seguito della diminuzione degli under34 stranieri, l’età media è leggermente aumentata (da 42,1 a 44) – o con basso titolo di studio (solo un terzo raggiunge almeno il diploma di scuola media superiore).Ansa, 11 dicembre 2015
Milano e Roma accolgono il 38,9% delle persone senza dimora. Il capoluogo lombardo ne ospita più di tutti, 12.004 (in calo rispetto al 2011), seguito dalla capitale con 7.700, poi Palermo (2.887), Firenze (1.992), Torino (1.729), Napoli (1.559) e Bologna (1.032). A Napoli si è registrato l’aumento più consistente, tenendo conto che nel 2011 le persone senzatetto erano 909.Il Giornale, 6 luglio 2016

Qualche giorno fa mi trovavo proprio a Roma e mentre camminavo verso la mia meta vedevo in lontananza una figura per terra, di fronte a un cassonetto. Un clochard di oltre sessant’anni, seduto su uno straccio di stoffa rossa, con le gambe grosse e pesanti come macigni (di cui una visibilmente malata) poggiate sull’asfalto e i piedi avvolti in due sacchetti di plastica. Mi sono fermata poco più in là e l’ho osservato da lontano, titubante. Indossava abiti vecchi e logori: un maglione infeltrito con una fantasia natalizia, un paio di pantaloni tirati su fino al ginocchio, un giaccone e un cappello sdrucito. I suo pochi averi erano in ordine sparso accanto a lui: due stampelle, uno zainetto sciupato e consumato dal tempo, un’armonica arrugginita, una Bibbia, tre cartoncini ingialliti e un cartello che recitava “per favore aiuta medicine”. Dal basso della sua miseria il pover’uomo chiedeva aiuto per comprare i farmaci per curare la sua gamba. Ripeteva, come un mantra, “per favore, aiuta, grazie mille, grazie mille, buona giornata” alle persone che gli passavano davanti, indifferenti o schifate, infastidite o impaurite, come se la povertà fosse una malattia contagiosa e si potesse attaccare. Gruppi di giovani o persone più mature lo superavano come se non ci fosse mentre parlavano tra di loro o al telefono, o semplicemente fingevano di non vederlo. Nessuno che lo degnasse di uno sguardo compassionevole, una parola gentile o un piccolo aiuto economico.

Indifferenza

Indifferenza

Lui invece sorrideva a tutti e ringraziava senza ricevere niente, anche chi lo guardava con disprezzo. Mi sono intenerita e gli ho comprato un pezzo di pizza, supponendo che fosse affamato. Mi sono avvicinata a lui con cautela e quando ha visto che avevo in mano un “regalo” per lui il suo volto scuro e sporco si è illuminato. Mi ha sorriso e mi ha detto: “grazie, carina, grazie mille, grazie mille”. Era emozionato. Sono tornata alla fermata dell’autobus e ho continuato a guardarlo con la coda dell’occhio. Aveva molta fame, si vedeva da come mangiava o meglio divorava, avidamente, il suo misero pasto. La sua reazione mi ha fatto tenerezza e mi sono avvicinata di nuovo, superando l’iniziale diffidenza. «È buono?» gli ho chiesto. Mi ha risposto di sì, ringraziandomi ancora. A questo punto avevo rotto il ghiaccio, quindi ho cominciato a fargli altre domande. Volevo capire chi fosse, dargli un’identità, conoscere la sua storia.

Il suo nome è Dimitri ed è nato in Romania da padre russo e madre rumena, in un tempo imprecisato durante grande espansione dell’Unione Sovietica. Era molto piccolo quando la guerra si è portata via suo padre, che era entrato nell’Armata Rossa, e poco tempo dopo anche la madre è venuta a mancare. Dimitri e i sui fratelli sono finiti in un orfanotrofio. Ha vissuto nella casa dei bambini (come la chiama lui) fino a vent’anni, e poi ha cominciato a lavorare nel settore delle costruzioni. Vive in Italia da più di dieci anni e ha lavorato duramente fin quando la gamba glielo ha permesso, senza contributi né tutele perché il capo del cantiere lo pagava in nero. Dimitri aveva una famiglia, era sposato e aveva dei figli e dei fratelli. Ma la moglie è morta giovane e i figli e i fratelli sono tornati nel suo paese natale, in Romania. Ora anche loro hanno una famiglia e non possono più occuparsi di lui, per via della sua disabilità. Anche loro sono poveri e a malapena riescono a far quadrare i conti per sfamare i propri bambini. Dimitri è rimasto solo e sopravvive grazie all’elemosina delle persone carine, che hanno pietà della sua condizione. Come molti altri senzatetto che vivono nelle nostre città, Dimitri dorme per strada e si arrangia come può. Quando gli ho chiesto se aveva provato a bussare alla porta della Caritas mi ha risposto che ci aveva provato, ma erano troppo pieni e non potevano aiutarlo. Ci sono troppe persone in difficoltà come lui. Mentre lo ascoltavo impietosita passava il tempo e passavano gli autobus, uno dopo l’altro, ma non mi importava perché lui meritava di essere ascoltato, di essere compreso.

Ipocrisia

Ipocrisia

Siamo entrati in confidenza e gli ho chiesto della gamba. Per un attimo il suo volto si è incupito. Mi ha raccontato che ha cominciato a soffrire di dolori agli arti inferiori all’età di 15 anni e per un po’ ha cercato di ignorarli. In Romania l’assistenza sanitaria è molto costosa ed essendo povero lui non poteva permettersi la visita. I medici che lo hanno visitato in Italia gli hanno detto che se fosse intervenuto prima con un’operazione avrebbero potuto risolvere il problema, ma ormai non c’era più nulla da fare e poteva solo tenere a bada la malattia con dei medicinali. Quando gli ho domandato quanto costassero i farmaci mi ha mostrato quei cartoncini ingialliti che avevo visto prima e ho scoperto che erano pezzi ritagliati di confezioni di medicinali. Mi ha raccontato che quando non fa il trattamento la ferita nella gamba si riapre e si infetta e la malattia gli mangia la carne fino all’osso: “è brutto brutto quando succede”, mi ha detto. Dimitri conosce poche parole in italiano e sbaglia quasi sempre le persone dei verbi, ma si fa capire, e la sua descrizione mi ha fatto accapponare la pelle. Mi ha spiegato che quando non prende le medicine accusa dolori atroci e invalidanti. Deve prenderne tre tipi diversi: una costa 34 euro e gli serve per le punture alla pancia, un’altra è un antidolorifico e sono pasticche da prendere per via orale e l’ultima è una pomata che lo aiuta ad alleviare il dolore quando non può prendere le altre due. I farmaci per Dimitri costano di più perché non è un cittadino italiano, ma per lui è essenziale procurarseli ed è per questo che si trascina da una strada all’altra per chiedere l’elemosina. Quando riesce a curarsi sta meglio.

Dimitri vive in completa solitudine e si consola suonando l’armonica e leggendo la Bibbia. Sono poche le persone che lo notano e si fermano a parlare con lui. Mi ha spiegato che suona spesso le canzoni della sua infanzia quando ha nostalgia del suo paese e per ringraziarmi della compagnia si è esibito per me. Le prime canzoni erano così tristi e malinconiche che mi sono impietosita. Anche Dimitri aveva gli occhi lucidi eppure sorrideva, e aveva questo sorriso dolce e genuino (benché sdentato) che mi ha commossa. Conosceva anche alcune canzoni nostrane, principalmente per l’infanzia come Il coccodrillo come fa o L’elefante si dondolava perché gliele avevano insegnate i suoi figli quando erano piccoli. Mi ha raccontato che le suonava quando vedeva dei bambini perché loro sono più buoni e hanno meno pregiudizi degli adulti e si fermavano a giocare con lui. Nel frattempo era passata un’ora e io dovevo tornare a casa, ma continuavo a temporeggiare perché lo vedevo contento di parlare con me e mi dispiaceva lasciarlo di nuovo da solo.

Questa storia ha un mezzo lieto fine. A un certo punto mentre stavo per andarmene si è fermata una ragazza, attirata dalla Bibbia di Dimitri. Gli ha lasciato una moneta e gli ha chiesto se fosse credente, lui ha risposto di sì e hanno cominciato a discutere di salmi e religione. Dimitri le ha detto che la fede in Dio l’ha aiutato a sopportare le difficoltà che ha affrontato nella sua vita. Alla fine lei si è rivelata essere una volontaria di un gruppo religioso che si occupa di assistere i bisognosi. Si è offerta di aiutarlo e gli ha lasciato l’indirizzo della Chiesa dove si riuniscono. Prima di andare via le ho chiesto se il suo gruppo poteva fare una colletta per comprare le medicine a Dimitri. Mi ha detto che avrebbe fatto il possibile.

Povertà

Povertà

Sembra un romanzo di Dickens, invece è una storia vera. Una storia di cui sono testimone perché ho avuto il coraggio di superare la diffidenza e i preconcetti sui “barboni”. Tirando le somme di questa esperienza vorrei condividere con voi le mie considerazioni:

  • Dimitri è un pezzo di pane e una persona così buona non merita di essere invisibile ma non è l’unico, ci sono tantissimi reietti ed emarginati che dormono per strada e altro non sono che poveri sfortunati con esperienze drammatiche alle spalle. Se ci capita di incontrare (un) Dimitri NON ignoriamolo. Non avete monetine con voi? Non importa, fermatevi lo stesso, fategli compagnia. Qualche minuto di conversazione amichevole può svoltare la giornata a lui e insegnare qualcosa a voi. Non fermiamoci mai alle apparenze e non lasciamoci guidare dal pregiudizio. Non tutti i senzatetto sono drogati, alcolizzati o pericolosi, molti di loro sono solo sfortunati. Impariamo a distinguerli. Per farlo basta osservare come si comportano, i buoni si riconoscono a occhio;
  • Spesso ci lamentiamo dei nostri piccoli problemi, questa società ci spinge a concentrarci su noi stessi e a desiderare sempre di più, a non accontentarci mai, a non apprezzare quello che abbiamo finché non l’abbiamo perso. Tutti luoghi comuni, lo ammetto, ma sono i luoghi comuni che spesso condizionano il nostro modo di pensare e di agire. Io ho imparato molto da questo incontro imprevisto con questa persona così diversa da me, eppure così affine al mio “spirito”, e ho promesso a me stessa che ogni volta che mi capiterà qualcosa di negativo e avrò voglia di “piangermi addosso” penserò a Dimitri e al suo sorriso, e andrò avanti, come fa lui.

About author

Elisabetta De Angelis

21 anni, studentessa di comunicazione e aspirante giornalista. Inguaribile romantica, vegetariana, femminista e pacifista. Cerca sempre il buono nelle persone. "Ovunque ci sia un essere umano, vi è la possibilità per una gentilezza" (Seneca)

No comments

Potrebbero interessarti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi