Boston – Caccia all'uomo, ovvero l'attentato a 360° [ANTEPRIMA]

0
Mark Wahlberg in Boston – Caccia all'uomo

Mark Wahlberg in Boston – Caccia all’uomo

Pochi giorni fa l’attentato a Stoccolma e prima quello a Sanpietroburgo. Nel mezzo, l’anteprima di Boston – Caccia all’uomo. Dal 20 aprile, nelle sale italiane, vedremo fondersi l’abilità della regia e sceneggiatura di Peter Berg (Deep water – Inferno sull’oceano) con quella degli sceneggiatori Matt Cook (Triple 9) e Joshua Zetumer (RoboCop). Il tutto costruito sul soggetto di Berg, Cook Tamsy e Hohnson (The Fighter). Tra gli interpreti, invece, Mark Wahlberg (Lone survivor) è affiancato da attori del calibro di Kevin Bacon (Misticriver), J. K. Simmons (Whiplash), John Goodman (10 Cloverfield Lane) e Michelle Monaghan (Gone baby gone).

Dettagli tecnici a parte, siamo a Boston, nel 2013. Una città fondata su vecchi sentimenti patriottici che portano i cittadini a festeggiare il Patriots day con una maratona, quella più antica e vecchia. E poi l’attentato, le bombe. Polizia ovunque. E poche ore dopo, la caccia all’uomo è aperta.

La storia è molto semplice. Un’americananata qualunque. In un momento di condivisione sociale in cui l’America si sente unita più che mai, due giovani attentatori distruggono l’idillio con due bombe. In mezzo alla folla. Ed ecco lì che le misure di primo intervento vengono messe in atto tra le urla del sergente e quelle dell’agente speciale appena arrivato. Poi la corsa per identificare i volti degli attentatori, il sergente che ricostruisce la scena nel tentativo di trovare quali luoghi, con le telecamere, possono aver ripreso gli attentatori. Il rapimento di un cittadino, poi la fuga e la sparatoria. E poi è tutto finito. L’uomo è stato catturato.

Se non volete conoscere i dettagli del film, allora fermatevi qui. In caso contrario proseguite, leggete e andare al cinema. E magari datemi anche una vostra versione.

In questo film in cui la musica (Trent Reznor, Atticus Ross) è quasi assente e in cui la mente fa fatica a seguire l’intero cast, troviamo quei molteplici punti di vista che spesso, nei film di questo genere, sono carenti. Voi siete lì, sulla poltrona del cinema. E un attimo prima siete il sergente della polizia di Boston Tommy Saunders (Wahlberg), quello dopo siete nei panni del ragazzo che viene rapito Dun Meng (Jimmy O. Yang, Silicon Valley). Un continuo cambio di prospettiva che regala un ritmo intenso e costante. Non servono urla costanti per rivivere un attentato in 122 minuti.

Grazie a questo continuo oscillare tra un personaggio e l’altro lo spettatore si accorge di quanto difficile possa essere il ruolo della polizia in una manifestazione pubblica che subisce un attentato. Quanto è difficile essere un FBI Special Agent come Richard DesLauries (Bacon), quanto sia complesso il ruolo della moglie di Saunders, Carol (Monaghan). E di sicuro è altrettanto complessa l’esperienza dei cittadini feriti e degli attentatori, soprattutto quello dell’unico sopravvissuto, Dzohar Tsarnaev (Alex Wolff).

Kevin Bacon in Boston – Caccia all’uomo

Kevin Bacon in Boston – Caccia all’uomo

Se ci fermassimo alla storia di Boston – Caccia all’uomo, troveremo il film molto semplice. Ma è l’attenzione e la cura del dettaglio a renderlo davvero interessante e privo di punti morti. Le inquadrature passano dalle tipiche riprese in strada della folla che corre spaventata a quelle delle riprese dei cittadini che filmano la maratona e che improvvisamente finiscono a terra in un mare di sangue, con l’aggiunta dei video di repertorio, inseriti come fossero un tutt’uno con la ripresa.

Lo scoppio della prima bomba lascia di stucco, perché non è il solito frastuono dei film d’azione. L’esplosione, il silenzio e poi il caos. Un caos sommesso perché nessuno ha davvero la facoltà, in quel momento, di capire cosa sia successo. Un silenzio, che precede la fuga scomposta, che è il silenzio di chi è stato colpito, di chi non sente più.

Ci sono piccoli dettagli poi come quelli dell’organizzazione dei primi soccorsi che mostrano l’umanità degli agenti e al tempo stesso la loro preparazione in situazioni di emergenza, il costante conflitto tra cosa è moralmente giusto e cosa invece resta funzionale per coordinare le operazioni.

La strada è piena di detriti, di bicchieri, di sangue e corpi ridotti a brandelli. Eppure i corridori continuano a correre tagliando il traguardo, unica via di fuga. E intralciano i soccorsi. Al punto che qualcuno finisce contro la sedia a rotelle richiesta per il trasporto di un ferito. E quella vittima, quel bambino di 8 anni a terra, coperto da un lenzuolo che nessuno vuole lasciare lì. Ma che l’FBI non vuole spostare perché ci sono i frammenti per risalire agli attentatori.

Così un poliziotto resta accanto a lui, in piedi, a vegliare quel corpo in attesa che tutto sia finito. E la sera, dopo ore che è lì, in piedi, lo saluta come fosse stato un suo compagno, con gli occhi lucidi.

Sembrano forse dettagli sciocchi e scontati, eppure sono queste piccole cose a rendere perfettamente l’umanità che c’è anche in situazioni tragiche come questa, dove contano solo le regole e i passi da seguire.

Il sergente Saunders è un uomo come tutti gli altri, con le sue debolezze e le sue preoccupazioni. Che chiama la moglie per dire che è vivo, che sta bene, che poi a casa crolla in un pianto disperato. Si sente in colpa per averla fatta viaggiare fino al lì, la mattina, per portargli il tutore.

Siamo sempre abituati a quei super eroi che salvano sempre le situazioni, che poco hanno in comune con l’idea di cittadino modello o di poliziotto. E grazie a questi dettagli, possiamo far cadere il mito del poliziotto Americano, di quello infallibile in certe circostanze.

Boston – Caccia all’uomo: il diario da quel giorno

Purtroppo, considerata quanta cattiva informazione si trova su Internet, ho cercato di avvalermi e di proporvi il link di un magazine che tutto sommato ha ancora un po’ di credibilità (Dall’attentato alla condanna a morte di Tsarnaev: tutte le tappe della vicenda di Boston).

Nello stesso modo però è possibile che qualcuno di voi dica “Ecco, lo sapevo. Vedi che è un complotto?”. L’agente speciale Richard DesLauries che un attimo prima di iniziare le ricerche nella sede del Black Falcon chiama la moglie dicendo “sono arrivato con un giorno di ritardo” non sembra lasciare molti dubbi.

Soprattutto se qualcuno di voi punta al False flag, ovvero a quell’idea per cui un evento, di qualsiasi natura, viene creato a tavolino come fosse una recita. Purtroppo non sono riuscita a trovare fonti attendibili su siti che non abbiano il clickbait e l’unica cosa che posso suggerire è TouTube, con video come questo
ad esempio.

Se però avete voglia di pensare positivamente, c’è uno speciale, un approfondimento, della CNN. Con la speranza che possa chiarirvi un po’ le idee in merito a tutta quella orribile quanto strana faccenda.

About author

Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

No comments

Potrebbero interessarti

In foto, Braschi, autore dell'album Trasparente

Braschi: «Sono un artigiano della musica»

[caption id="attachment_10000" align="alignnone" width="956"]

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi