Come poeta Dio non vale un cazzo

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Dettaglio della copertina di Come poeta dio non vale un cazzo

Dettaglio della copertina di Come poeta dio non vale un cazzo

Se già avevo iniziato a parlare di poesia con Flanella, una raccolta di poesie per scaldare qualche ora dei nostri giorni, questa volta tocca a una raccolta di poesie che mi aveva colpito già dal titolo, ovvero Come poeta Dio non vale un cazzo di Giuliano Petrigliano.

Ovvero: bello sì, il titolo, ma cosa vuol dire  A mio avviso è un titolo provocatorio, che colpisce, che ha la funzione, proprio per questo, di non scandalizzare, ma semplicemente di rompere quell’aurea di sacro e di mistico che affligge da sempre la poesia. È il motivo per cui, ancora oggi, molta gente respinge a priori la poesia, senza nemmeno provare a leggerla, bollandola come qualcosa di noioso e di difficile lettura.

Al contrario delle poesie di Luca, che nascono sì da sensazioni universali, ma con uno stile poetico alto che richiede anche una dose di interpretazione, le poesie di Giuliano Petrigliano mantengono uno stile più semplice, più terra terra, quasi prosaico. Non per questo le poesie vengono sminuite, ma anzi l’autore riesce a creare uno proprio stile senza snaturare la poesia.

L’ispirazione arriva dappertutto, da qualsiasi situazione l’autore vive o assiste, episodi normali si trasformano in poesia. Riflessioni accompagnate anche da una spolverata di ironia. Poesie di carattere.

Menzione speciale, inoltre, per la prefazione dell’autore: era da tempo che non ridevo così tanto, annuendo allo stesso tempo con la testa. Succede quando un testo ha la capacità di rapirti già dalle prime frasi. Bello nella sua diversità, astenersi chi pensa che la poesia possa esistere solamente nella sua forma più classica.


Come poeta Dio non vale un cazzo

Come poeta Dio non vale un cazzo,
è negato,
si esprime male e conosco molti poeti
più in gamba di lui
[…] Perfino Gesù Cristo aveva molte riserve sulle poesie di papà,
gira voce che Ponzio Pilato gli propose di scegliere
in che modo finire i suoi giorni su questa Terra:
uno, la crocifissione;
due, leggere per dodici ore di fila
la silloge che Dio aveva appena pubblicato
con una casa editrice indipendente della Galilea…
E sappiamo come andarono le cose
[…] Fondamentalmente
Dio è triste per non essere popolare
come lo era un tempo
ed è per questo che sogna un altro campo
in cui eccellere
e il caso vuole
che abbia scelto il campo della poesia,
si è fissato,
ha deciso che da grande vuole fare il poeta
[…] Ora, io so cosa significa sentirsi dire queste cose,
conosco il fastidio che ti solletica lo stomaco
quando qualcuno ti recita la solita filastrocca
del sognare fino a un certo punto
Per questo io vi dico che Dio
ha tutta la mia solidarietà,
d’accordo, come poeta non varrà un cazzo,
ma non è un buon motivo
per smettere di scrivere – forse… –
Comunque vada
che continui a scrivere, Dio,
magari nei ritagli di tempo veda pure di farci qualche miracolo,
così, giusto per unire l’utile al dilettevole,
però che continui a scrivere
e che non se la prenda
se nessuno vuole pubblicargli niente,
perché gli editori spesso faticano a capire
dove sta il talento e finiscono sempre per pubblicare quelli
che non lo meritano,
tant’è che ogni tanto pubblicano pure me.

About author

Valentina Zanin

Valentina Zanin

Accanita lettrice, tifosa della pallavolo, perennemente in viaggio, telefilm dipendente, appassionata di filosofia.

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